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Come scegliere il giusto public-speaker per un evento

Come scegliere il giusto public-speaker per un evento

Non credo di dire una cosa nuova se affermo che in quasi tutti gli eventi due degli ingredienti principali sono il catering e la scelta del presentatore.
Per quanto riguarda il catering non mi esprimo, dato che non sono un esperto in materia, a maggior ragione in qualità di presentatore ovvero un professionista che, durante gli eventi, mangia poco e male.
 
Per quanto concerne, invece, il responsabile della conduzione di un evento, ho avuto modo negli ultimi 18 anni di farmi un’idea ben precisa. Chi parla di public-speaking, molto spesso, lo fa senza aver mai calcato le assi di un palco e senza mai aver provato quella straordinaria scarica di adrenalina che ti attraversa quando stai per uscire dalle quinte e presentare una manifestazione davanti al pubblico.
 
Mi viene in mente la sofferenza di cui sono affetti gli architetti. A livello teorico, chiunque può fare l’architetto. Non vuoi saper spostare i mobili del salotto? Non vuoi saper inventare come riempire una camera da letto? Ma, in realtà, un conto è parlare, un conto è saper fare.
Stessa cosa per il public-speaking, ai miei occhi una vera e propria 'arte', che ti mette costantemente di fronte a scelte difficili e improvvise, a tensioni molto profonde e solitamente non troppo lunghe. Come sempre, un conto è dire di sapere, un altro è saper fare.

Per questo motivo, credo, chi sceglie il presentatore di un evento dovrebbe avere un know-how abbastanza approfondito in materia. Dico ‘dovrebbe’, perché dopo aver mangiato le tartine e brindato con il miglior Valdobbiadene, il pubblico si concentrerà per lunghissimi secondi su quel signore o su quella signora a cui tocca l’ambìto e pericoloso compito di dire “Signore e Signori, buonasera e benvenuti!”.
 

La scelta del presentatore

 
Ma perché il ruolo del presentatore dovrebbe assumere così tanta importanza? Un normale public-speaker serve quando le cose vanno bene. Ma quando va male qualcosa, ci vuole un vero professionista. È in quel momento che tutto l’evento (sia che valga 100K o che valga 1 milione di euro) si appoggia completamente su un unico ruolo. In quel preciso istante, il cachet del presentatore sarà di 100K o di 1 milione. Può fare danni serissimi. Oppure può valorizzare un brand o una presentazione di per sé povera. In questo sta la magia e anche la delicatezza del ruolo del conduttore.
Molto spesso leggo su alcuni manuali di public-speaking pseudo-improvvisati che ci sono nuove tecniche per evitare l’emozione o eliminarla. Chi propone questa teoria non è mai stato su un palco importante. Mai.
 
Quando si fa il presentatore, e lo si fa in modo professionale, si è spesso alla ricerca dell’emozione. L’emozione non va assolutamente evitata o eliminata. Va gestita, che è ben diverso. Non sto dicendo che sia facile, anzi! Ma un presentatore senza emozione è come un organizzatore di eventi senza cliente: se si fa sul serio, può combinare ben poco.
 
Una volta ho chiesto a Mike Bongiorno come si facesse a gestire quella grande botta di adrenalina che mi attraversava pochi minuti prima dell’inizio di una diretta tv e lui mi ha raccontato che era questione di tempo. Dovevo conoscere negli anni quell’emozione che ancora non sapevo gestire. Dovevo fare pace con essa, assecondarla e accettarla. Fino ad arrivare, con l’esperienza, a utilizzarla. Ha aggiunto che dovevo aver pazienza e che lui, dopo quasi 60 anni di lavoro, piuttosto che entrare in scena senza emozione, si metteva a saltellare dietro le quinte per aumentare il battito cardiaco! Pensai che fosse un matto. Oggi so che era, invece, un grandissimo maestro e aveva ovviamente ragione.
 
Il conduttore è un public-speaker che dà il meglio di sé quando è sotto pressione, come Valentino Rossi o Michael Schumacher in pista. Senza pressione, è come un attore con il teatro vuoto: non reciterà mai come in quelle serate in cui sente il fiato del pubblico sul collo!
 
Tutto questo di cui abbiamo discusso viene molto prima della preparazione, della tecnica, della capacità di improvvisare e risolvere mentalmente e velocemente un problema, che sono le altre qualità necessarie a un public-speaker. Ma di queste cose sono pieni i tanti (e nella maggior parte inutili) manuali di public-speaking.

Non c’è libro migliore del palcoscenico.

Il problema è: come riuscire a farsi male e, dunque, a imparare, senza rovinare un evento? Per questo, quando mi chiedono qual è la principale caratteristica di un presentatore di cui un organizzatore di eventi dovrebbe tenere conto, io rispondo sempre: la sua gavetta.
 
Comunichiamo Amici, non è mai abbastanza!
 
 
Nota sull'autore: Roberto Rasia dal Polo è comunicatore e formatore e 

da 18 anni si occupa di condurre format televisivi, radiofonici e importanti eventi live. È autore del libro Occhio, ti manipolo!” che si trova a prezzo scontato su www.ILpresentatore.it.