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Influencer e micro-influencer: perché possono determinare la riuscita di un evento

Influencer e micro-influencer: perché possono determinare la riuscita di un evento

Postano foto di luoghi che stanno visitando, di eventi a cui partecipano, di ristoranti dove cenano, di cose nuove che scoprono e lo fanno, con un loro taglio personale, su Facebook, Instagram, Twitter. Ottenendo molti like, ma non solo: anche tantissimi commenti. E così un contenuto si diffonde, accende conversazioni, suscita curiosità e interesse. Sono quelli che vengono chiamati influencer.

A volte sono personaggi famosi, altre volte non così noti al grande pubblico (i cosiddetti micro-influencer) ma che per la loro nicchia di riferimento contano molto, sono cioè in grado di influenzare un’opinione, di smuovere qualcosa. Sono sì artisti, cantanti ecc… ma anche blogger, social media manager, giornalisti, fotografi e hanno - o almeno dovrebbe avere – una caratteristica in comune: in un determinato campo sono in grado di raccontare meglio di altri quello che sanno, di condividerlo e di generare engagement, ossia suscitare attenzione, coinvolgere in maniera attiva più di quanto potrebbe fare una pubblicità sulla carta stampata, un cartellone, un manifesto, un volantino.

Ovviamente, nella strategia di comunicazione di un evento, vanno considerati tutti i fattori a seconda di quali sono gli obiettivi. È però innegabile che in un mondo in cui un matrimonio come quello di Chiara Ferragni e Fedez riesce ad attirare il grande pubblico senza usare né TV né esclusive date ai giornali, ma usando un social network, che anche per gli eventi aziendali bisogna considerare la presenza degli influencer.

Vediamo nel dettaglio come sceglierli e in che modo aiutano a rendere un evento ancor più di successo.

Influencer e micro-influencer: alcuni esempi

Gli eventi, ricordiamolo, sono prima di tutto delle esperienze, pertanto per essere memorabili, lasciare il segno, devono indubbiamente avere qualcosa di speciale. Ecco perché nell’era del web 3.0 i confini si valicano costantemente: non solo quelli spaziali – si va oltre la sala o l’hotel dove è organizzato il meeting – ma anche temporali: se ne parla in quel momento, se ne parlerà anche dopo, a distanza di mesi, giorni e perché no, anni. Questo se, però, oltre a essere organizzato alla perfezione, un evento prevede attori che sappiano amplificare e trasmettere determinati valori aziendali, pur non essendo dipendenti.

Volete un esempio? Italgas, società attiva nella fornitura di gas, alla cerimonia del suo ritorno in Borsa (2016), oltre a clienti, stakeholder e giornalisti, invitò anche alcuni blogger affinché, tramite la loro community, raccontassero un evento così importante. Cosa che fecero usando un hashtag, certamente, ma soprattutto nella “loro maniera” dando la possibilità a chi non era presente fisicamente, di avere la sensazione di fare parte di quel momento così importante.

Andando meno indietro nel tempo, un altro esempio di evento aziendale è quello fornito da Widiba, la banca online di Monte dei Paschi di Siena che ha organizzato qualche giorno fa a Firenze una plenaria di consulenti finanziari dal titolo “Uno di noi” in cui è stato presentato il nuovo direttore della rete, Nicola Viscanti. Il direttore, ex consulente finanziario, per la prima volta incontrava i suoi. E oltre a esserci i diretti interessati, erano presenti blogger e micro-influencer che hanno raccontato l’evento sui loro canali Twitter, Instagram, Telegram e anche sul loro blog. Il messaggio è così andato a pubblici diversi che poi sono tutti quelli potenzialmente interessati a scegliere una banca online. Perfetto dunque scegliere “personaggi” del digital per raccontare una banca digitale.

A cosa servono gli influencer

Cosa si ottiene in situazioni simili? E in particolare con i microinfluencer?

Fiducia: la gente si fida di chi non vede così distante da se stessa.

La  fiducia porta engagement e dimostra che non c’è bisogno di grandi numeri. Se la community, anche piccola, è forte, unita, il messaggio passa e centra molto più il bersaglio rispetto a una pubblicità affidata a un giornale. Sì, c’è sempre un medium, ma in questo caso è una persona che al suo pubblico tiene, e non una pubblicità che perde qualsiasi connotazione personale.

Il brand, di conseguenza, diventa sempre più vicino alle persone e l’evento raccontato da un influencer, aiuta a trasmettere dei valori positivi.

Come scegliere influencer e micro-influencer

Ci si può affidare ad agenzie specializzate, ma si può anche fare l’iniziale scouting da soli e poi scegliere se procedere con un’agenzia o contattarli direttamente (anche se nel secondo caso dovete avere un minimo di dimestichezza). Se usate i social media, potete cominciare a seguire persone che secondo voi possono essere utili all’evento. Le potete seguire sui vari social, ma il consiglio è in particolare Twitter. Perché? Perché potete creare delle liste con i nomi che ritenete interessanti e vedere, in un colpo d’occhio, i loro tweet e come comunicano con la loro audience.

Avete un budget basso? Come abbiamo detto prima, puntate su pochi micro-influencer, per avere un ritorno maggiore. Il contatto con il loro pubblico è diretto, personale e spesso è quello che ci vuole affinché un evento aziendale riesca ancora al meglio.

Last but not least. Spesso i migliori micro-influencer sono gli stessi dipendenti dell’azienda, i cosiddetti brand ambassador. Riuscire a coinvolgerli prima di un evento e anche durante, con delle iniziative ad hoc, può portare grandi risultati.