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Arriva la generazione Z: cosa devono sapere i meeting planner

Arriva la generazione Z: cosa devono sapere i meeting planner

Le aziende si erano appena abituate ai Millennials, o generazione Y che dir si voglia, ovvero alle persone nate tra gli Anni Ottanta e i primi Anni Duemila, e ora si devono preparare alla generazione successiva, la Z, a cui appartengono i giovani che oggi hanno dai 19 anni in giù.

Ma non sarà un po’ troppo presto? In fondo al giorno d’oggi tra studi universitari, master e corsi di approfondimento si sa che la soglia dell’età per l’ingresso in azienda si è spostata ben in là.

A conti fatti, non lo è secondo i dati della ricerca commissionata da Ricoh Europe, dalla quale emerge che nelle aziende già si trovano ragazzi appartenenti alla generazione Z o che comunque le aziende iniziano a doversi accorgere di loro e di come sarà il loro impatto nel mondo lavorativo, soprattutto nei confronti delle generazioni più vecchie.

Ma quali sono le aspettative e i desideri in ambito lavorativo della generazione Z? Meritano l’appellativo che apparentemente qualcuno gli ha già appioppato di ‘dipendenti da smartphone’ in cerca di gratificazioni immediate?

A questa (e ad altre domande) hanno risposto le 3.300 persone intervistate dalla ricerca, appartenenti a quattro generazioni (baby boomers, generazione X, Y, Z) e provenienti da 22 Paesi in Europa, Medio Oriente e Africa.

Alla domanda specifica la risposta quasi unanime è stata ‘no’.

Il ruolo fondamentale riconosciuto alla generazione Z nelle aziende è quello di educare i colleghi delle generazioni precedenti su un mondo lavorativo in piena evoluzione, un aggiornamento molto utile da questo punto di vista anche per il lavoro dei meeting planner, sia per sé sia per pianificare al meglio gli eventi 'del futuro' che sappiano parlare anche ai giovani.

Infatti, l’88% degli intervistati ha ammesso che avere persone di età differenti che lavorano a uno stesso progetto è un grande vantaggio. Ma siccome non è tutto rose e fiori, il 35% dei lavoratori immagina che l’ingresso nel mondo del lavoro della generazione Z porterà una certa quota di scompiglio e tensione.

Ecco dunque che saranno indispensabili figure aziendali e non che si occupino di riportare armonia nei luoghi di lavoro, un compito di cui spesso sono responsabili proprio coloro che si occupano di incentivazione e team building.

Secondo David Mills, Ceo di Ricoh Europe, l’esperienza della generazione Z in materia di connettività e collaborazione porterà a un flusso continuo di innovazioni in termini tecnologici ma anche di dinamiche aziendali.

Tornando ai dati della ricerca, il 65% dei rispondenti crede che ci siano differenze fondamentali tra persone di generazioni diverse, soprattutto per quanto riguarda aspettative, attitudini e stile di lavoro.

La comunicazione ‘faccia a faccia’, per esempio, se pur per ora resta quella preferita da tutte le generazioni, è percepita come qualcosa in costante declino. Infatti, se per il 77% dei baby boomers è il metodo comunicativo per eccellenza, solo il 58% della generazione Z lo ritiene tale.

D’altro canto, il 73% della generazione Z è convinta che i loro datori di lavoro futuri andranno in contro alle loro esigenze, mentre solo il 48% degli appartenenti alle altre tre generazioni lo pensa.

Per saperne di più: infografica (in inglese) della survey di Ricoh Europe