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Jobs Act, come pagare hostess e steward?

Jobs Act, come pagare hostess e steward?

Altro che semplificazione, argomento per il quale ci siamo dotati addirittura del ministero guidato da Marianna Madia. Con l’arrivo del Jobs Act – nella fattispecie, per quanto riguarda il segmento di nostro interesse, dallo scorso 25 giugno – pagare una hostess, oppure uno steward, che presta la propria opera a un convegno è tutt’altro che semplice.

Che questo sia, a oggi, lo scenario si è reso chiarissimo all’interessante short focus organizzato dal Learning Center Federcongressi&eventi dal titolo “Jobs Act 2015: cosa cambia per il mondo degli eventi”, tenutosi la scorsa settimana a Milano, nella cornice di Palazzo Mezzanotte. L’incontro, sulla spinta della professionalità e della competenza di avvocati e commercialisti, ha trattato con perizia la riforma del mercato del lavoro e l’argomento che – per ovvi motivi – più ha suscitato l’interesse della folta platea sono stati gli aspetti legati alla forma più corretta di retribuzione di hostess, steward e relatori. E se per i secondi, lavoratori autonomi occasionali, nella stragrande maggioranza dei casi tutto si risolve con una ritenuta d’acconto o – tutt’al più con una fattura – per quanto riguarda le prime il nervo è scoperto.

Ricapitoliamo per punti.

• Il lavoro di hostess (quanto diremo vale naturalmente anche per gli steward) è da considerarsi accessorio – subordinato e occasionale, non autonomo o professionista – e pertanto, chi presta la propria opera, non va assoggettato alla ritenuta d’acconto. La forma di pagamento da adottare è quella dei voucher, cartacei oppure online.

• I voucher, però, hanno delle limitazioni. E non poche. Innanzitutto vanno attivati prima dell’evento, generando così un anticipo di denaro. Inoltre, lo stesso committente non può pagare in voucher la stessa persona per una somma superiore a duemila euro netti e, dal canto suo, il prestatore d’opera non può sommarne, con vari datori, per una cifra superiore a settemila.

• Attenzione, poi. Se si configura la presenza di un appalto – per esempio un committente che nel contratto specifica con dovizia di particolari le caratteristiche richieste per hostess e steward – non è possibile utilizzare i voucher.

• Per ovviare ai problemi esposti un gruppo di hostess e steward potrebbe associarsi in cooperativa ma questa seppur minimale forma societaria comporta un aumento della tassazione. Stesso discorso per la formula co.co.co., con tanto di inevitabile versamento contributivo.

• La situazione è davvero complessa perché la natura strettamente “personale” del lavoro di hostess mal si sposa alla partita Iva dei professionisti. Potrebbe, secondo alcune interpretazioni della legge, configurarsi la possibilità di operare in ambito Iva secondo il regime dei minimi con una tassazione ridotta ma non tutti i giuslavoristi concordano.

• Un'altra formula teoricamente possibile è quella del contratto a tempo determinato. Già, per un giorno… Oppure la formula a chiamata. Ma tutte le soluzioni differenti dai voucher sono più costose.

Al di là dei voucher – con tutto il loro bagaglio di limitazioni – si aprono dunque scenari in una zona grigia, un labirinto normativo nel quale anche l’avvocato Azzeccagarbugli avrebbe preferito rinunciare ai capponi piuttosto che metterci le mani.
E dunque? Nell’incertezza di una interpretazione univoca e, soprattutto, di una indicazione ufficiale su come comportarsi, Federcongressi&eventi ha offerto la propria disponibilità nel farsi portavoce presso i dicasteri di competenza, in primis attraverso un interpello al ministero del Lavoro, per ottenere una precisazione di riferimento.

Non resta che attendere con fiducia.