2947

Location
per eventi

13621

Sale
meeting

320

Agenzie
e servizi

10874

Articoli
e recensioni

Gestualità per un convegno di successo

Gestualità per un convegno di successo

Ci batte anche il pesce rosso! E non si tratta dell’apnea... Parliamo della soglia di attenzione della quale siamo capaci, che secondo un recente studio di Microsoft, sarebbe crollata rispetto a quella dei nostri avi a vantaggio di un’attitudine al multitasking. Secondo i test, dunque, chi conduce uno stile di vita “digitale”, bombardato da informazioni, perennemente connesso con i social network e fan delle nuove tecnologie farebbe fatica in situazioni nelle quali si richiede concentrazione mirata nel lungo periodo. Come a un convegno, per esempio.  

L'attenzione, spiegano gli scienziati, è un complesso percorso cognitivo che dà la precedenza ad alcuni stimoli a svantaggio di altri. In poche parole, una specie di filtro selettivo che rende difficile concentrarsi se il relatore offre nozioni difficili da comprendere, la sua presentazione è monocorde, “stonata” oppure è di scarso interesse. Norman Mackworth, il primo psicologo a condurre, negli anni Quaranta, esperimenti con il clock test, dimostrò che si ha una rapida caduta dell’attenzione nei primi trenta minuti e più lentamente nell’ora e mezza successiva. E se questo era vero in tempi in cui nessuno aveva uno smartphone in tasca, figuriamoci oggi.

Davanti a una platea, però, l’arte oratoria non è tutto. La gestualità costituisce un aspetto fondamentale della comunicazione che vogliamo trasmettere e gioca un ruolo essenziale nel mantenere vigile l’attenzione di chi ci ascolta. La percezione di un relatore impacciato, infatti, non giova alla concentrazione risultando forzato e artefatto, di scarsa penetrazione mediatica.  

Una buona oratoria che non sia accompagnata da una gestualità convincente rischia così di rimanere lettera morta. Non dimentichiamo, infatti, l'efficacia della componente visiva nei nostri processi di apprendimento (anche gli audiovisivi fanno parte di questa categoria). Così come una fotografia spesso rimane scolpita nella memoria - pensiamo solo alla leggendaria, quanto discussa, immagine di Robert Capa del miliziano repubblicano colpito a morte durante la guerra civile in Spagna - altrettanto possiamo dire della mimica di un relatore. Testimonianza storica di ciò sono i politici di successo.  

Vediamo dunque sei punti chiave.

• La gestualità è il supporto visivo più efficace della nostra relazione, spesso più “convincente” di presentazioni multimediali di ultima generazione.

• È necessario lasciarsi alle spalle i condizionamenti legati alla gestualità, liberando i movimenti del corpo se questi possono essere utili nel rinforzare il messaggio verbale.

La spontaneità il fulcro della comunicazione. Viceversa, l’impaccio è sintomo di nervosismo, che può essere tradotto con scarsa autorevolezza e credibilità. Un oratore consapevole avrà piena sincronia e controllo tra messaggi verbali e mimica.

• La postura rappresenta il primo contatto con la platea. Gli esperti consigliano di tenere il busto ben eretto, in equilibrio sulle gambe, le braccia rilassate lungo i fianchi ed evitare oggetti come occhiali, penne o telefonini, in mano.

• Al di là di sorrisi più o meno forzati – chi non è spontaneo lasci perdere lo smile a tutti i costi – è importante mantenere un’espressione aperta e amichevole, che trasmetta positività rispetto alla situazione aggregativa.

• Alzarsi, abbandonare il podio, camminare su e giù ha un effetto positivo solamente se il movimento è correlato a quanto si sta dicendo. Se vi è discontinuità la platea recepirà questa attività come emotività non correttamente gestita.