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Meeting industry e cultura, qualche suggerimento per dare il buon esempio

Meeting industry e cultura, qualche suggerimento per dare il buon esempio

Il consumo di risorse non rinnovabili e il riscaldamento globale generano dei mutamenti che sono sotto i nostri occhi. La consapevolezza dei problemi che ne derivano induce molti di noi a essere più attenti, a cambiare abitudini e adottare comportamenti più responsabili. Così, nella nostra vita privata si vanno affermando nuove pratiche: separiamo i rifiuti, usiamo maggiormente i mezzi pubblici, facciamo più movimento, scegliamo con cura il cibo, acquistiamo abiti in fibre naturali e via dicendo.

Anche la sharing economy fornisce un piccolo contributo alla riduzione di queste problematiche aumentando i suoi proseliti a partire dalle grandi città: car sharing, car pooling, bike sharing, cohousing, riuso, riciclo e via dicendo. Chi la adotta scopre con entusiasmo grandi vantaggi e difficilmente tornerebbe indietro.

Cambiare si può
Questa sensibilità non sembra avere raggiunto in egual misura il mondo degli eventi. Certo si trovano molti segnali che confermano l’attenzione all’ambiente, ma sembrano riguardare prevalentemente la costruzione o ristrutturazione di sedi, centri congressi e hotel, dove si scelgono energie alternative e materiali che riducono il fabbisogno energetico.

Agenzie specializzate e clienti non sembrano porre la stessa attenzione nell’organizzazione dell’evento. Tranne poche eccezioni, i green meeting  sembrano far parte di un kit di lusso, per professionisti poco impegnati e clienti ricchi. Probabilmente i processi di certificazione spaventano per la loro onerosità economica e per l’impegno lavorativo.
Tuttavia, applicare criteri di riduzione dell’impatto ambientale ai convegni non è necessariamente più costoso, anzi, può generare risparmio. L’investimento necessario è quello di un po’ del nostro tempo e della nostra esperienza di organizzatori per pianificare e comunicare iniziative che favoriscano la riduzione degli sprechi.

Ci sono molte aree in cui si può intervenire per ridurre l’impatto di un convegno. Solo per fare qualche esempio:
i trasporti
l’illuminazione
la climatizzazione
la documentazione
la ristorazione.

E ancora:
Quando utilizziamo auto private per raggiungere la destinazione, perché non invitare i partecipanti a condividere il viaggio attraverso le piattaforme esistenti, come blablacar o mettendo a disposizione una chat sul sito dell’evento?
Perché non invitare i partecipanti a usare mezzi pubblici dove possibile, magari incentivandoli con vantaggi non onerosi?
Anche le amministrazioni delle città che ospitano gli eventi potrebbero essere coinvolte e offrire piccoli premi a chi rinuncia all’auto, o a chi la condivide.
Dosare con maggiore cautela la climatizzazione, riducendo anche solo di un grado il riscaldamento nelle aule, o il condizionamento, può farci risparmiare molta energia.
Così come la raccolta differenziata nelle sale e negli spazi comuni e riducendo l’uso della carta. Comportamento quest’ultimo già diffuso più di altri. Se lo spieghiamo ai partecipanti, possiamo ottenere la loro collaborazione attiva.

Lo spreco di cibo è forse quello che ferisce di più perché è sotto i nostri occhi sui tavoli dei buffet, perché non si spreca solo materia prima, ma anche il lavoro e l’arte di chi lo ha cucinato e soprattutto perché sono altrettanto sotto i nostri occhi i tanti poveri che affollano le mense benefiche delle nostre città. Si può ridurre lo spreco alimentare iniziando a sensibilizzare i partecipanti, affinché comunichino in precedenza se interverranno a pranzi e cene e per indurli a servirsi solo di quel che certamente mangeranno. Infine, si può destinare ai bisognosi il cibo non consumato aderendo gratuitamente a Food for Good, il progetto di Federcongressi&eventi, Banco Alimentare ed Equoevento, che consente di trasformare i meeting in atti di solidarietà. E dallo scorso agosto, grazie alla Legge Gadda, recuperare il cibo in eccesso anziché buttarlo sarà anche più vantaggioso.

Si tratta di piccole azioni concrete che ci consentono di essere un po' più civili, più rispettosi di noi stessi, della terra che ci ospita e degli altri esseri umani
Cambiare si può. La meeting industry è cultura prima ancora che business.

Cominciamo a dare il buon esempio?