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Work-life balance: cosa fare se sei un meeting planner

Work-life balance: cosa fare se sei un meeting planner

Secondo una definizione del National Institute for Occupational Safety and Health: “lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore”.

E se è vero che il meeting planner è uno dei lavori più interessanti per varietà, socialità e grado di soddisfazione possibili, è anche indubbio che sia un mestiere molto stressante per via di tutte quelle incombenze, scadenze, responsabilità che si porta con sé.
Sapere come gestire lo stress soprattutto nell’ottica di un migliore work-life balance può aiutare gli organizzatori di eventi a ottenere il massimo dalle loro performance professionali senza intaccare la qualità della propria vita personale.

Per capirne di più e cercare soluzioni concrete abbiamo chiesto aiuto ad Alessandra Maccarrone, psicologa e psicoterapeuta.
 

Quali sono i sintomi da superlavoro di un organizzatore di eventi

Gran parte dello stress della nostra quotidianità deriva dall’attività lavorativa. I ritmi sempre più sostenuti e le richieste pressanti, oltre alla crescente tendenza a identificarsi con il proprio lavoro, determinano spesso un grande investimento di risorse che, prolungato nel tempo, può intaccare seriamente il nostro benessere fisico, ma soprattutto psicologico. Nello specifico nel caso degli organizzatori di eventi, fattori di stress possono essere le scadenze da rispettare, i solleciti da parte dei colleghi con i quali ci si trova quotidianamente a confrontarsi, l’esigenza di tenere tutto sotto controllo attenzionando ogni minimo dettaglio in modo che sia tutto perfetto e impeccabile, tutti fattori che possono risultare determinanti nel generare conseguenze a livello fisico, psicologico, emotivo e comportamentale. Lo stress quindi incide negativamente sulla nostra salute, anche se bisogna considerare che non tutti reagiscono alle medesime situazioni stressanti nello stesso modo. Quando, infatti, parliamo di stress dobbiamo distinguere la componente oggettiva che riguarda i fattori stressanti e quella soggettiva che concerne la capacità individuale di fronteggiarvi, i punti di forza di quella persona, le sue capacità e ciò determina un diverso modo di reagire da individuo a individuo.
È quindi importante capire che lo stress può incidere sulla salute attraverso diversi sintomi:
  • Comportamentali (irritabilità e rabbia, scarsa concentrazione e calo dell’attenzione, calo del rendimento sul lavoro, frequenti momenti di pianto);
  • calo della memoria;
  • calo dell’autostima;
  • disturbi del sonno, disturbi cardiovascolari (tachicardia palpitazioni o ipertensione arteriosa), malattie cardiovascolari e digestive, cefalea, aumento della sudorazione, tensione muscolare, tremori e tic nervosi, possibili effetti sul sistema immunitario, stanchezza eccessiva e inspiegabile).
Tutti questi sono fattori indicativi di una situazione stressante che può diventare logorante per la persona che soffre di tali sintomi e su cui bisogna intervenire tempestivamente.
 

Work-life balance: cos’è e perché è importante

Il concetto di work-life balance indica la conciliazione vita privata e vita professionale e quindi si traduce nella necessità di trovare un giusto equilibrio tra ciò che possiamo ottenere a lavoro e quanto possiamo ottenere in termini di qualità di vita durante il tempo di non lavoro. Oggi più che mai lo sviluppo della tecnologia e il sempre più massiccio utilizzo di tablet, smartphone e connessioni ad internet ad alta velocità ha reso difficile mantenere questo equilibrio. Di conseguenza il lavoro tende sempre più ad invadere la nostra vita privata e diventa quasi impossibile ‘staccare la spina’.
 
Secondo uno degli ultimi rapporti del Kelly Global Workforce Index per il 37% dei lavoratori uno dei maggiori svantaggi dell’attuale tecnologia è l’incapacità di separare vita lavorativa e vita privata e l’utilizzo di smartphone e tablet aumenta la tentazione a lavorare più del necessario prendendo meno pause possibili dal lavoro. Questo inevitabilmente comporta una tendenza a portarsi il lavoro a casa diminuendo notevolmente il tempo che si dedica a se stessi.
 
Tuttavia lo sconfinamento tra le due aree non riguarda solo ciò, ma anche la tendenza a portarsi a casa i problemi lavorativi. La nostra mente non è divisa a compartimenti stagni ed è ovvio che le emozioni che proviamo nell’ambito lavorativo influenzeranno la sfera privata e viceversa. Infatti le preoccupazioni, le frustrazioni, gli stress dell’ambito lavorativo diventano un pacco che ci portiamo fuori dall’ufficio influenzando le relazioni familiari e amicali. In un lavoro di psicologia del lavoro del 2014 condotto dalla professoressa Ana Sanz-Vergel dell’Università di Madrid, viene dimostrata la linea sottile tra lavoro e casa e come avvenimenti .
 

Come raggiungere un migliore work-life balance

Innanzitutto i datori di lavoro potrebbero creare delle condizioni che favoriscano l’equilibrio tramite alcuni semplici accorgimenti:
  • gestione dell’orario di lavoro (es. part-time, elasticità nell’orario di lavoro),
  • forme di lavoro alternativo (come il tele-lavoro che consente di poter lavorare da casa),
  • servizi al lavoratore (e di conseguenza alla famiglia). Fanno parte di interventi di work-life balance sia servizi come la mensa e l’asilo aziendale, la palestra, la lavanderia, sia supporti consulenziali (ad esempio di tipo finanziario, psicologico, pratico per le attività quotidiane)
Per quanto riguarda invece i lavoratori, il dedicare maggiore tempo a se stessi, all’attività fisica e ai rapporti sociali possano aiutare a staccare la spina dall’ambito lavorativo. Inoltre bisognerebbe lasciare a casa tablet, pc portatili del lavoro proprio per non farsi tentare dall’idea di lavorare a casa dopo aver trascorso tutta la giornata in ufficio.
 
Tuttavia a ciò si aggiunge la necessità di sapere gestire adeguatamente le proprie emozioni senza farsi travolgere da esse ed evitando di rovesciare le proprie tensioni su chi si trova vicino (il collega, il marito, la moglie, i figli ecc.) mantenendo così un maggiore distacco tra vita privata e vita professionale. Sembra che le donne siano più brave in ciò forse perché riescono a districarsi meglio degli uomini nel mondo delle emozioni.
In questo la figura dello psicologo/psicoterapeuta può costituire un valido supporto non solo nell’aiutare a gestire le emozioni, ma anche nel ridurre il livello di stress favorendo così un maggiore benessere. Io per esempio sono solita utilizzare in questi casi delle tecniche di rilassamento che si basano nello specifico sul rilassamento distensivo progressivo e sul training autogeno.
 

Gli effetti positivi di un buon work-life balance

Una migliore work-life balance migliora il nostro lavoro perché riuscire a dedicare maggiore tempo libero a noi stessi, a ciò che ci piace, alle nostre passioni, riduce notevolmente il livello di stress e ansia; proprio per il discorso fatto prima riguardo l’influenza emotiva tra questi due ambiti, una persona più rilassata è al tempo stesso un lavoratore che affronta la giornata lavorativa con più energie e ciò si ripercuote positivamente sul suo rendimento