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Personal branding, cosa è e come si fa se sei meeting planner

Personal branding,  cosa è e come si fa se sei meeting planner

Agli organizzatori di eventi non bisogna certo spiegare il concetto di brand. Gli eventi che organizzano hanno infatti tra gli obiettivi – almeno tra quelli generali - la promozione del brand, siano essi destinati a un’associazione, a un’organizzazione o più specificatamente a un’azienda.

Soprattutto in ambito aziendale infatti è sempre utile ribadire che gli eventi fanno parte di quella comunicazione che - interna ed esterna - concorre alla brand reputation e alla brand awareness di una marca, passando per diverse leve di marketing che includono addirittura l'employer branding.

Ma il concetto di brand, soprattutto negli ultimi anni, sconfina dal mondo aziendale. Pensate per esempio agli influencer, che del personal branding fanno la loro cifra distintiva attraverso la quale raccontano il proprio punto di vista, il loro mondo e i loro valori.

Ogni libero professionista è, a conti fatti, un brand: avvocati, commercialisti, giornalisti iniziano a dare valore al proprio brand facendo bene il loro mestiere, una causa difficile vinta, un servizio eccellente al proprio cliente, un articolo ben scritto.

E se siete un organizzatore di eventi indipendente o avete un’agenzia, lo stesso discorso vale per voi: un evento che è un successo aumenta la vostra reputazione, così come se siete un meeting planner d’azienda e quello che dovete accontentare è il vostro cliente interno.

Ma essere bravi nel proprio lavoro non equivale ad avere un buon personal branding.  

Cos’è il personal branding?

In estrema sintesi, il personal branding è marketing applicato alla vostra persona. Qualcuno vi potrebbe dire che personal branding significa ‘autopromozione’. Non è sbagliato, ma forse la definizione merita di essere più dettagliata. Liberi professionisti e freelance, anche in ambito Mice, devono infatti imparare a fare personal branding ovviamente per attirare clienti, ma anche per creare valore attorno alla propria professione.

Allo stesso modo, chi lavora in ambito aziendale, potrà utilizzare il personal branding per costruire una carriera di valore. Reputazione, storytelling, autorevolezza sono le parole chiave e un ruolo fondamentale ce l'hanno naturalmente i social media.

Personal branding: come si fa

Puntate sulle competenze trasversali: ebbene sì, le cosiddette soft skills. Perché anche se non c’è dubbio che sapete fare bene il vostro lavoro, abbiamo detto come essere bravi non basta per costruire un personal branding efficace. Dovete mettere in gioco le vostre qualità, quelle che vi rendono unici e distinguibili. Puntate tutto sulle vostre attitudini naturali, insomma.

Individuate la vostra unique value preposition: concentriamoci a capire perché un brand ci piace più di un altro. Per esempio, perché compare un’auto Audi quando si potrebbe acquistare una Mercedes? Quando un brand si propone al cliente deve avere bene in mente cosa lo distingue dai suoi competitor. E questo vale anche per voi organizzatori di eventi.

Non perdete i momenti di networking: fare incontrare le persone è praticamente la sintesi estrema del vostro lavoro. Ecco perché sapete molto bene qual è l’importanza del networking e come ogni occasione sia di fatto un momento in cui affermare il vostro personal branding

Chiedete i feedback: state lavorando per migliorare il vostro personal branding ma non sapete se state andando nella direzione giusta? Chiedete al vostro team, a un cliente con il quale avete confidenza o a un collega di descrivervi con un massimo di tre aggettivi o parole: se corrispondono a quello che avevate in mente state probabilmente facendo un buon lavoro. In caso contrario iniziatevi a chiedervi dove state sbagliando.

Diventate un modello: abbiamo detto che il personal branding è qualcosa di più di una semplice auto-promozione. Questo significa che dovete essere in grado di trasmettere il vostro valore: un meeting planner coordina, gestisce, controlla, organizza e per questo ha a che fare con tante e diverse persone. Curarsi del vostro personal branding significa in questo caso anche sapere sostenere il ruolo di modello, di mentor, di leader in grado di condividere la sua esperienza.

Miglioratevi di continuo: il co-fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, scrive nel suo libro The Startup of You che ognuno di noi vive una sorta di “versione beta di noi stessi”, inteso come l’obbligo a pensarsi come un’opera “ancora in sviluppo, come una continua start-up”, appunto, che si deve sempre adattare ed evolvere. Questo potrebbe essere vero anche in termini di personal branding, ovvero mai pensare di avere fatto abbastanza.

Pensate digitale: il personal branding si è affermato soprattutto nel nostro mondo digitale, perché individua in Internet e soprattutto nei social un ottimo “habitat” dove attecchire. Ma se volete – e fate bene – fare personal branding online, ricordatevi che non si tratta di un passatempo e che pagherete in termini di reputazione ogni passo falso. La parola d’ordine è, prima di tutto, coerenza con i valori che avete scelto di rappresentare. O non sarete perdonati.

Curate il look: anche i vostri abiti parlano di voi. Nelle occasioni "live" più adatte a curare il vostro personal branding non dimenticate di curare voi stessi e questo vale anche nel caso siate chiamati a fare da relatore a un evento e vi chiedete come vestirvi per parlare in pubblico e scegliere l'outfit più adatto a voi.