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Come organizzare un evento sostenibile: i consigli da seguire

Ultimamente si sente parlare moltissimo di ISO 20121, la certificazione per gli eventi sostenibili, ma oltre a fare eventi green certificati è importante trasmettere, anche ai propri clienti, le buone abitudini per arrivare a tali eventi davvero in linea con la filosofia green.

Un esempio di sensibilizzazione che in un certo senso riguarda il nostro mondo è anche l'iniziativa – di cui si parla molto sui social in questi giorni – di Clean the World, che attraverso il riciclo dei saponi recuperati dalle camere d'albergo permette di migliorare la vita di chi vive in povertà. Partendo dal presupposto infatti che gli alberghi buttano via ogni giorno 5 milioni di saponette, è possibile riutilizzarle per permettere una maggiore igiene personale in diverse parti del mondo (guarda il video).

La mia esperienza personale, al di là di quella di organizzatore, è come socio fondatore di una onlus che si occupa di riforestazione del pianeta, tutela del verde, e abbattimento delle emissioni di Co2.

Come possiamo quindi, nel nostro quotidiano come individui e come organizzatori di eventi o fornitori di qualsiasi servizio legato a questo mondo, essere più ecologici?

Possiamo iniziare con piccoli o grandi pratiche di buon senso che però possono dare ottimi frutti, e soprattutto come detto all’inizio dare vita a dinamiche che contagino collaboratori, clienti, fornitori, etc. fino alla vita personale.

Facciamo una serie di esempi pratici, pensate in piccolo al vostro ufficio, oppure a come vi comportate voi all’interno di un evento, ve li propongo in forma di domanda, ma diciamo che se già tre di questi sono comportamenti che avete praticato, forse è arrivato il momento di cambiare rotta.

Come organizzare eventi green: qualche accorgimento pratico

Materiale sprecato: quanta carta e materiale in generale viene sprecato inutilmente con presentazioni, brochure, etc, sia nell’inviare del materiale a un cliente e sia anche all’interno degli eventi? Chi ha il coraggio di negare che c’è una malattia contagiosa che è la 'stampite cronica'?

Per dare valore a un evento si stampa di tutto, in quantità quasi sempre eccessive, si stampano anche cose inutili che nessuno legge. Ditemi che non avete mai visto buttare pacchi ancora sigillati di volantini, programmi, e affini… O quante brochure finiscono direttamente nel cestino?

Non sarebbe più eco utilizzare materiale digitale, che rimanga nel pc dei clienti, o informarli via e-mail, whatsapp, sms, in merito ai programmi e simili? Personalmente ho scelto da 10 anni a questa parte di inviare solo presentazioni di qualsiasi tipo in formato elettronico, al massimo può essere su in cd, ma non si va oltre. La carta degli eventi, quella che si può riutilizzare, la raccogliamo come carta per appunti oppure regaliamo a qualche laboratorio dove i bimbi la utilizzano per disegnare. Qualsiasi materiale può essere riciclato per un altro utilizzo (buste, blocchi, portabadge, ecc.), tranne la carta stampata su due lati: per quella ci si può sforzare di fare la raccolta differenziata. Ma in un evento potete recuperare anche le penne abbandonate dai partecipanti, i bloc-notes utilizzati a metà (che in genere finiscono nell’immondizia), i gadget avanzati e non riciclabili per altra occasione, ad esempio le magliette o capi d’abbigliamento si possono regalare a un ente per bisognosi, e così via.

- Chi fa davvero la raccolta differenziata? Qui non c’è altro da dire, farla è un grande atto di civiltà, chiedere che venga fatta se non è in uso è un gesto di responsabilità. Il pensiero green va trasmesso.

Io ho inventato un escamotage quando facciamo team building, ad esempio: una delle prove per i team per ricevere un punteggio superiore è un atteggiamento eco/green quindi devono prestare attenzione a: riciclo (nulla deve essere sprecato e tutto utilizzato) – raccolta differenziata (pulizia della postazione con smaltimento corretto dei materiali).

Ma il nostro staff è il primo ad avere questo atteggiamento, e devo dire che gli ospiti son sempre piacevolmente coinvolti.

- Quanto cibo viene buttato via? Fortunatamente diversi organizzatori di eventi e anche mense aziendali, ristoranti, location, hanno adottato la policy di recuperare o far recuperare i pasti intonsi, così come quella di utilizzare catering che se ne preoccupano, per poi far avere ad opere di carità e simili il cibo risultato in esubero; inoltre, gli avanzi stessi se raccolti e separati potrebbero essere un aiuto concreto per i rifugi animali, o compostati per creare fertilizzante naturale.

- Con quante auto vi muovete per andare al lavoro o a un evento? Basta guardarsi intorno al mattino per darsi una risposta…

Potrei continuare ancora ma non voglio tediarvi, vorrei invece invitarvi a fare un gioco: quando avete un attimo, stilate una lista di tutte le cose che si potrebbero risparmiare, ottimizzare, riciclare, evitare, sia nel vostro quotidiano a casa e in ufficio, sia in un evento, e se vi va condividiamola e cerchiamo ogni giorno di mettere in pratica qualcosa di questa lista. Tante gocce fanno il mare… degli eventi!

Come progettare un evento a emissioni zero: 5 punti da tenere in considerazione

Cosa significa tecnicamente progettare e quantificare un evento ad emissioni zero, eccovi 5 punti chiave per comprenderne la complessità:

#1 Conoscere la filiera dell'evento. Sapere cioè da dove viene il cibo e bevande, l’allestimento, i gadget, etc, e sapere quanti km hanno fatto tutti quelli che lo hanno prodotto e quelli che vi partecipano per la realizzazione sia dei prodotti che dell’evento stesso.

#2 Scegliere. Se si conosce si può scegliere in quali atti o beni o fasi di preparazione dell'evento, si può ridurne l'impatto sempre misurato in termini di CO2 (sarebbe impossibile calcolare l'impatto in termini di riduzione della fertilità suolo o della biodiversità): compro cibi e vini a km zero, da produzioni biologiche o biodinamiche, non scelgo prodotti d'oltre oceano, censisco chi viene in auto o treno o bici e "propongo" facilitazioni/bonus, perché non usino auto o vengano con car sharing, scelgo fornitori che utilizzano materiali bio, rinuncio a stampare, etc.

#3 Ridurre le emissioni. A questo punto si compilano gli schemi di lavorazione per quantificare le emissioni così da scegliere come ridurle e per quelle che si possono ridurre (devo andare assolutamente in auto perché ho il materiale da portare, aereo/bus perché non c’è altro mezzo, etc) si compensano le emissioni con i progetti di forestazione/piantumazione o usando il meccanismo dei servizi ecosistemici che Onlus come Phoresta o simili propongono.

#4 Compensazione. La compensazione attraverso la forestazione o il pagamento dei servizi ecosistemici (ammessa dal Protocollo di Kyoto e successivi trattati) serve proprio per mitigare/bilanciare insomma mettere una pezza a una emissione che è già avvenuta o sono sicuro che avverrà e non riesco o non riuscirò ad evitarla.

#5 Come si compensa in pratica. Compensare quindi non significa fare qualcosa, ma si riduce, alla fine, in: pagare perché si piantino tanti alberi che assorbiranno le emissioni di quell'evento (anche se continuando a vivere ne assorbiranno ben di più) oppure pagare perché un parco faccia gestione forestale sostenibile quindi aumenti l'assorbimento della CO2 degli alberi che già esistono (si può aumentare l'assorbimento della CO2 di un albero come di un bosco o di una foresta), oppure pagare per i servizi ecosistemici, che è un meccanismo complicato da spiegare, ma che permette di assorbire la CO2 emessa.

Per saperne di più sulle iniziative green

Progettare e realizzare eventi sostenibili si "riassume", se vogliamo dire così, nel fare compilare schede a fornitori, collaboratori e partecipanti e a stipulare accordi con associazioni tipo Phoresta Onlus che hanno progetti di forestazione (esempio: un bosco che abbiamo acquistato a Bologna che piantumeremo con 1.000 alberi dal 2017, che vanno ad aggiungersi alla vegetazione già presente), oppure che offrono servizi ecosistemici: mercato volontario dei crediti di CO2 che deve però essere certificato da enti preposti, come nel caso di Phoresta Onlus che ha stretto un accordo con il CURSA (Consorzio Universitario per la ricerca socio economica e l’ambiente). Quando si stringe un accordo si sa quante tonnellate di CO2 si devono compensare (grazie alle schede sopra citate) e in virtù di questo accordo si ricevono dei "crediti" che altro non sono che attestati in cui chi li eroga (Phoresta Onlus o simili) dice che piantumerà o ha meccanismi (servizi ecosistemici) che garantiscono l'assorbimento delle tonnellate di CO2 che hai calcolato per quell'evento.

Se volete scoprire il peso della vostra vita in Co2 vi invito a sperimentare il counter sul sito di Phoresta: è un primo passo per comprendere l’importanza della buona pratica green.che vi permette di scoprire anche il “peso della vostra vita quotidiana” in termini di chili di Co2 prodotti da ognuno di noi.