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Iniziare bene l’anno: come trasformare le buone abitudini in riti

Iniziare bene l’anno: come trasformare le buone abitudini in riti

Anno nuovo, vita nuova. Un detto che si trascina da anni, o forse da secoli, e che quasi impone, ogni volta che arriva il primo gennaio, ma anche nei giorni successivi – e in genere per tutto il mese – di fare dei buoni propositi. Per cambiare se stessi ma anche per cambiare vita.

Quella che però sembra quasi un’imposizione, può invece essere un’occasione per fare, anziché buoni propositi che poi magari nel giro di un mese sono dimenticati (a meno che seguiate i nostri consigli pratici per mantenere i buoni propositiproprie delle nuove abitudini. E non farlo per forza nei primi giorni dell’anno, ma cominciare in qualsiasi momento, magari approfittando del “cambio vita” che vogliamo imporci o successivamente, quando magari tutto il nostro ottimismo iniziale sarà quasi svanito. 

Questo vale per tutti e vale in particolar modo per i meeting planner, spesso abituati a pianificare per gli altri – clienti, colleghi o persone con cui si collabora – anziché per se stessi.

E se appunto questo fa parte del “pacchetto professionale”, ecco come installare delle buone abitudini.

Una buona abitudine non si crea in 21 giorni, ma... dipende

Innanzitutto, sfatiamo un mito: quello che per creare una nuova abitudine ci vogliano 21 giorni. Un mito che, come riporta James Clear, autore eclettico che si occupa spesso di questi temi, nasce dal fatto che negli anni ‘50 il chirurgo Maxwell Maltz aveva osservato un modello mentale nei suoi pazienti: avevano bisogno di 21 giorni per “abituarsi” a vedersi con nuove fattezze.

Da questa osservazione nacque poi un libro che contribuì alla creazione di questo mito. Ma, sempre come riporta Clear, parlando dello studio della ricercatrice di pscologia della salute Philippa Lally in realtà ci vuole più tempo, forse mesi. Ma tutto dipenda da come si è.

Ecco perché se avete pensato di andare a correre ogni mattina per 21 giorni e il 22esimo non andrete più, non vorrà dire che avete fallito. Ma quello che conta è in primis accettare se stessi e poi capire quali sono le abitudini che davvero – ma davvero! - volete fare vostre. Anzi, fatele diventare dei “riti”.

Il rito ha qualcosa di magico nella parola stessa, richiama un po’ la religione o le usanze di un determinato popolo e, se ci pensate, vi fa anche sentire meno soli.

Non sapete da che parte iniziare? Qui vi diamo qualche consiglio per crescere prima di tutto personalmente e poi professionalmente.

Abituatevi alla lettura (su carta) e decidete quando leggere

Non parliamo di articoli di lavoro, di e-mail, di report, di blog aziendali o di ciò che viene suggerito dai social media, ma di trovare il tempo di leggere cose che vi fanno stare bene. Ma di farlo diventare una bella e buona abitudine.

C’è chi legge al mattino e si ritaglia quel tempo quando ancora nessuno è sveglio, chi lo fa la sera. Scegliete voi qual è il vostro momento – ma decidetelo! - , quello che pensate di non derogare mai (o quasi mai) e fatelo vostro.

Ma scegliete romanzi che volete leggere, chik-lit (letteratura per donne), classici o i bestseller.

Inoltre, fatelo su carta. I motivi sono vari: intanto, come dimostrano varie ricerche, leggere su un tablet la sera provoca problemi di insonnia. Inoltre, la lettura su carta è più lenta, meticolosa, permette di assaporare meglio le parole e si evita di fare quello che si fa con lo schermo: ossia scansionare con gli occhi e vedere subito cosa interessa. Permette di far gustare quella lentezza di cui forse un event planner ha bisogno.

Inoltre, leggere libri è un buon argomento di conversazione con le persone, anche quelle che incontrate sul lavoro. Sapete quante affinità si creano quando si comincia a parlare di libri? A chi scrive è successo con la quadrilogia de L’amica geniale, chissà quale sarà il vostro.

Infine un meeting planner è spesso al computer o davanti allo schermo del cellulare. Un po’ di riposo, please!

Fate sport almeno 3 volte a settimana e catturate le emozioni che vi dà

C’è uno spartiacque profondo tra una persona che fa sport e uno che non ne fa assolutamente. Solo che la seconda non se ne accorge finché non lo prova almeno un paio di volta e “si ricorda” di avere muscoli. Serve per tanti motivi, ma dovete fare in modo che entri davvero nella vostra vita e che diventi il vostro rito.

Ecco, non scegliete la palestra perché vi sembra che comprare l’abbonamento sia già essere a metà strada, ma provate diverse attività per capire quello che vi diverte davvero. Squash, corsa, andare in bici per ore, yoga... quello che magari non vorreste mai fare quando avete finito una giornata di lavoro e che invece poi vi fa sentire bene.

Piccolo consiglio, anzi due: se potete fatelo con un amico o amica (no a colleghi e compagni/fidanzati) e quando tornate dalla seduta di allenamento scrivete, su un foglio, sul cellulare, o registrate la vostra voce per “catturare” le emozioni. Così ogni volta che non avrete voglia, vi basterà mettervi in ascolto… di voi stessi.

Meditate o respirate con calma, fin dal mattino

Lo sbaglio della maggior parte della gente? Guardare il cellulare non appena svegli o mettersi subito a fare un’attività di lavoro o di pulizia in casa non appena si è svegli. Poi per un meeting planner che “deve alzarsi ancora prima che inizi l’evento”, si sa, il tempo è troppo poco.

Allora, il consiglio è questo: provate ad alzarvi, all’inizio, solo 10 minuti prima del solito e in quei 10 minuti non fate nulla. Meditate – se riuscite – oppure sedetevi semplicemente e respirate, o guardatevi intorno e pensate alle cose belle che avete fatto o farete durante la giornata. Abbiamo detto: quelle belle. Quindi non per forza lavoro, altrimenti la vostra mente andrà subito alle scadenze.

Curate le relazioni creando dei riti

Fate diventare un rito gli incontri con gli altri. Non parliamo di lavoro, ma del the un sabato al mese con l’amica, dell’andare a vedere una mostra a settimana insieme alla famiglia, del sentire al telefono l’amico o parente che sta all’estero e con cui vi scrivete solo in chat. Curare le relazioni appaga, sì, ma ce lo dimentichiamo.

Se invece fisserete degli appuntamenti, non tanto per riempire l’agenda o Google Calendar, ma per farli diventare riti vedrete due cose: non avrete più bisogno di appuntarli – la vostra mente li ricorderà da soli – e soprattutto, come diceva la volpe al Piccolo Principe l’attesa creerà un sentimento piacevole. E finito l’evento, finita la riunione, o ancora prima che inizino, saprete che passato il lavoro, c’è una vita che vi aspetta.