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Come superare la paura di parlare in pubblico ed essere felici

Come superare la paura di parlare in pubblico ed essere felici

 

A meno che non siate nati per fare sogni ambiziosi e inseguire successo e fama sul palcoscenico come facevano i protagonisti di ‘Saranno Famosi’, parlare in pubblico potrebbe fare paura.

E quando tocca proprio a voi – che siate un top manager, un libero professionista, un giornalista chiamato a fare da moderatore ­– potreste trovarvi a disagio davanti a una platea. Questo lo sanno anche gli organizzatori di eventi che, magari proprio ‘per colpa’ di un relatore impacciato, si sono visti rovinare una tavola rotonda, un congresso e uno speech preparati con tanta fatica.

Per tutti, c’è una buona notizia, ovvero che ad avere talento nel public speaking può essere anche chi ancora non lo sa… Anzi, la cosa bella è che più le persone sono timide e pensano di non sapere parlare in pubblico, più sorprendono. Certo, avere una bella voce naturalmente espressiva, una faccia simpatica o interessante, essere spontanei e coinvolgenti di natura aiuta, ma si tratta di talenti che con l'esercizio tutti possono scoprire e affinare. Perché tutti possono allenarsi ad essere la versione migliore di sé.

E in un modo che potreste non immaginarvi nemmeno. Vi stupireste se vi dicessimo che lo si può fare anche alzando la mano dalla platea per fare una semplice domanda?

Il suggerimento ce lo dà Giuliana Ubertini, che da anni si dedica con passione a progetti di formazione in giro per l’Italia e l’Europa, in particolare public e video speaking, gestione relazioni, emozioni e stress, team building aziendali, che ci racconta anche come da bambina, cresciuta in un paesino dell’entroterra pugliese dove ‘non c’era nemmeno una piazza dove giocare', camminava a testa bassa per non salutare le persone, provando un fastidio tremendo nel sentirsi osservata.

Insieme a Giuliana, che nel 2015 ha fondato il metodo ‘happy speaking,’ capiamo meglio come migliorarsi a parlare in pubblico.

Per migliorarsi come public speaker su cosa si deve lavorare?

Il public speaking è un'attività affascinante e profonda che coinvolge la persona a 360 gradi.... voce mente emozioni corpo, direi tutto con la stessa importanza.

Da un punto di vista ‘esterno’ si possono migliorare le proprie capacità espressive (voce corpo linguaggio), da un punto di vista ‘interno’ si devono migliorare la capacità di concentrazione e di ascolto empatico del pubblico, la gestione dello stress e delle emozioni, ma prima di tutto bisogna cambiare il mindset ovvero l'approccio mentale. Accettare in anticipo i propri errori e imperfezioni, con la consapevolezza che ci renderanno più autentici, perché non esistono public speaker perfetti, solo public speaker noiosi nel cercare di diventarlo.

Esiste un metodo 'certo' per essere più bravi a parlare in pubblico, una specie di 'regola d'oro'?

La formazione fatta bene conta moltissimo. Soprattutto però conta la pratica. La regola d'oro per migliorare nel parlare in pubblico è proprio parlare in pubblico... sembra banale ma sono in pochi a seguirla. Dove? In una riunione di condominio o di lavoro, facendo una domanda dopo un convegno, cogliendo qualsiasi opportunità... anche se il cuore batte e rischi di dimenticare quello che volevi dire... paradossalmente parlare in queste situazioni è ancora più difficile, perché nessuno ti ha legittimato a farlo, quindi un ottimo esercizio! 

Per diventare empatici, coinvolgenti espressivi, zii e genitori hanno l'opportunità di leggere storie ai bambini (quando non ero ancora zia ho fatto il servizio civile in biblioteca per farlo). E' un'esperienza eccezionale ogni volta, loro sono i coach migliori, ti danno feedback immediati e gratificanti, ma non avranno scrupoli a farti capire se si stanno annoiando. Insomma abbiamo tante occasioni nella vita reale per migliorare come public speaker e invece facciamo corsi online, leggiamo tutti i libri sull'argomento con il rischio di diventare ancora più insicuri, alla ricerca di una perfezione che non esiste.  

Alcuni colleghi poi lavorano con i top manager indicando loro quali gesti sono più efficaci durante i loro speech, neanche fossero dei robot.... inutile dirti quanto sia contraria a questo approccio, bisogna allenare prima la persona ad essere la versione migliore di sé, voce mente corpo, poi durante la performance deve essere concentrata e connessa alle persone cui sta comunicando, godersi l'esperienza nel presente accettando tutto quello che viene, non certo pensare a dove mettere le mani.

Raccontaci la tua esperienza, timidezza a parte, sei nata con la voglia di parlare in pubblico?

Per niente! Ero una bimba timidissima e complessatissima, finché non sono andata a scuola i miei principali amici erano gatti, galline, pulcini e i cani randagi del mio paese dell’entroterra, in Puglia.

Leggevo tanto, ballavo di nascosto a casa, mi registravo per riascoltarmi o rivedermi disgustata. Poi a 16 anni ho visto un volantino di una scuola di teatro seria e gratuita offerta dal comune di Taranto che voleva far nascere una compagnia, ho raccolto tutto il coraggio che avevo, ho fatto il provino e sono stata inspiegabilmente (per me) selezionata, ero la più giovane del corso. Il teatro mi è servito tanto ad allenare e accettare la mia voce, eliminare l'accento pugliese che non sopportavo su di me, acquisire un migliore senso dello spazio e del mio corpo, ma non a diventare capace di essere me stessa in pubblico.

Cosa ti è servito e cosa suggerisci per riuscire ad essere se stessi in pubblico e davanti alla telecamera?

Ci vuole prima di tutto quel cambio di mindset di cui ti parlavo, essere pronti a sbagliare, a perdere il controllo. Non a caso ho chiamato il mio primo workshop anni fa, quando non esisteva ancora Happyspeaking "Il Grande Salto". Perché parlare in pubblico è un salto nell'ignoto, un atto di coraggio, di mettersi in gioco e rischiare una figuraccia, un bel lavoro profondo di accettazione verso se stessi e gli altri... 

Praticamente quello che insegni nel metodo che tu stessa hai fondato, l’Happy Speaking…

Esattamente. Il metodo ‘Happy Speaking’ è nato per tentativi, sulla mia primissima coachee (cliente del coach, ndr): me stessa.

Il cambiamento è innanzitutto una scelta, di smetterla con le solite scuse "non ce la faccio" "sono fatto così" "non sono abbastanza", di pensare e agire in maniera diversa. I limiti sono solo nella nostra testa. Se smetti di autoflagellarti e inizi a credere nelle tue infinite potenzialità, perdonare i tuoi difetti ed errori, magari addirittura amarli, guadagnerai subito in autenticità, energia e fascino come public speaker, ma anche un profondo senso di felicità. Alcuni ingredienti della felicità sono la coerenza  e il progresso personale, mentre vincere i propri limiti e paure è una fonte naturale di piacere. Non si può certo essere sempre felici ma si può prendere l'infelicità come una cartina tornasole, che non stiamo evolvendo, o non stiamo agendo in maniera coerente con noi stessi. Così non sei felice quando cerchi di essere altro nel vano tentativo di piacere a tutti. 

Per me il public speaking è sempre stato tutto questo, che normalmente non si affronta e non ci si aspetta nei normali corsi di public speaking...  Da qui è nata l'idea di "happy speaking". Mi sono affidata alle mie personali letture di crescita personale e intuizioni sulla felicità, analizzando quello che negli anni ha reso più felice e autentica me e le persone che ho supportato.... Ora finalmente ho iniziato un percorso di studi certificato sulla "Scienza della Felicità", che andrà sicuramente ad arricchire il mio metodo in costante evoluzione.

In cosa consiste? Ci puoi fare qualche esempio?

Come ti dicevo, fingere di essere diversi da come siamo ci porta a un dispendio energetico enorme e inutile. Io con tanti esercizi ludici spingo le persone ad accettarsi e migliorare naturalmente.

Le alleno ad essere concentrate e pronte in ogni situazione con l'improvvisazione teatrale, PNL new code, respiro, meditazione e mindfulness. Le alleno a imbarazzarsi ed energizzarsi con un pizzico di yoga della risata e gibberish (il linguaggio inventato dei bambini). Le alleno ad aprirsi ed essere autentiche con potenti strumenti di coaching come "points of you".

Le alleno a migliorare la propria postura con gli esercizi che mi sono più utili tuttora, a sbloccare e usare tutto il corpo per esprimersi, a colorare la voce con le emozioni. La gestualità come le emozioni sono alleate importantissime del public speaker, eppure tante persone passano il tempo a cercare di contenere e controllare, anziché lasciarle fluire naturalmente.

Quando riesci a essere presente a te stesso e agli altri, lasciar fluire emozioni, contenuti senza trattenere e contenere, riesci a donarti al pubblico con tutta la tua autenticità e vulnerabilità, pregi e difetti, senza giudicarti... raggiungi il "flow". Uno stato di grazia del performer che fa produrre alle tue cellule un ormone chiamato DHEA, conosciuto come l'ormone della giovinezza. Ecco perché le persone che amano quello che fanno e si divertono a farlo restano radiose e senza tempo. 

A chi si rivolge il tuo metodo? Lo porti anche nelle aziende?

Con HappySpeaking, così come te l'ho raccontato, lavoro soprattutto con persone (di qualunque genere, professionisti, freelance, ricercatori, studenti e da poco anche  illuminati amministratori delegati, con dei coaching ad hoc), perché è un lavoro intenso e profondo che deve scaturire da una scelta personale...

Non sempre le persone si aspettano o sono pronte a un tale livello di intimità con se stessi e gli altri, c'è un momento in cui i più timidi vorrebbero andarsene ma poi scelgono sempre volontariamente di restare, si divertono, stringono legami belli e profondi con gli altri partecipanti, e ne escono più forti e felici, spesso si definiscono "trasformati". Poi ovviamente bisogna continuare a lavorare su stessi, allenare i muscoli del coraggio e della positività ogni giorno... non basta un training ma aiuta.

Nelle aziende amo lavorare anche sulle soft skills: relazioni, emozioni, leadership, collaborazione, proattività... ho lavorato con grandi aziende di tutti i settori come Mercedes Peroni Novartis Mylan per conto di società di formazione più grandi e strutturate di me. Preferisco andare in aula che vendere... Però con "happy speaking" vorrei portare presto dei progetti di benessere e comunicazione interna / esterna felice, a partire dai dipendenti.... in video!

 

Intervista a cura di Alessandra Boiardi

 

Chi è Giuliana Ubertini

Ex autrice, inviata e conduttrice web, live e tv, selezionata dalla Rai come tutor/talento di Railab, laboratorio di nuovi talenti Rai, da anni si dedica interamente alla formazione: public e video speaking, gestione relazioni, emozioni e stress, team building aziendali, sempre in maniera divertente, efficace e creativa. Speaker in eventi nazionali tra cui Freelance day (“happy speaking in video"), Giornalisti Digitali alla Milano Digital Week 2018 (videobranding), Incitement al Talent Garden di Milano (“i segreti di un happy speaker”), appassionata di psicologia, pnl e coaching, i suoi training mirano al benessere dei partecipanti, dentro e fuori, ideatrice del metodo happyspeaking.it.