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Se Instagram e Facebook cancellano i like: cosa significa per gli event planner

Se Instagram e Facebook cancellano i like: cosa significa per gli event planner

C’erano una volta i like e in parte ci sono ancora. Anche se, stando ai rumors estivi, sia Instagram che Facebook sono pronti a rinunciarci. E se ancora sul profilo vostro o della vostra azienda vedete pollici in su e cuoricini, state all’erta perché tutto questo un giorno potrebbe sparire. A far venire allo scoperto quest’intenzione è stato prima il social tanto amato dai giovani che ha fatto dei primi test in Canada per poi fare - pare - un piccolo passo indietro.

 “Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi”, aveva spiegato Tara Hopkins, Head of Public Policy di Instagram per Europa, Medio Oriente e Africa.Ciò significa aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti Like ricevono”.  

Like o non like: cosa potrebbe succedere nel mondo social

Subito dopo è stata la volta di Facebook che non l’ha proprio annunciato, ma ha lasciato che a instillare il dubbio fosse la ricercatrice Jane Manchung Wong, ex collaboratrice del social di Zuckerberg, che l’avrebbe scoperto facendo una prova di reverse engineering, vale a dire smanettando su codice. Se quello che la Wong ha scoperto è vero, in futuro a vedere i like saranno solo aziende e utenti proprietari del post. Tutti gli altri non sapranno com’è andato e se c’è stato un gradimento. E questo per evitare che i pollici in su possano scatenare quella reazione istintiva di mettere like a qualcosa che non si è letto per nulla o svogliatamente o solo perché l’ha fatto un amico. A “comandare” dovrebbero essere ricchezza di argomenti, il modo in cui sono esposti, foto che raccontano e non le decisioni già prese dagli altri.

E mentre i big fanno esperimenti cosa potrebbe cambiare nel mondo degli eventi e per voi organizzatori? Sicuramente tali decisioni porterebbero a una svolta specie per quanto riguarda le azioni di marketing e in particolare quel marketing che è affidato agli influencer, tutti coloro che come sappiamo, grazie al fatto che hanno delle persone che li seguono e che si fidano, possono condizionare più o meno la partecipazione a un evento, un’eventuale vendita in early booking, pubblicizzarlo prima, ma anche durante e dopo che è tutto finito, facendo sì che se ne parli ancora.

Sempre più importanti i micro influencer

In che modo questo potrebbe accadere? Sicuramente in un primo momento l’impatto sarà positivo. Meno apparenza, più concretezza e più spazio a chi ha qualcosa da dire e meno a chi usa il suo nome per farsi seguire senza trasmettere un reale messaggio. Tutti coloro che vengono pagati bene, ma che di fatto non hanno questo grande contenuto. Basti pensare a un influencer come Gianluca Vacchi, ricco di famiglia e seguito da 12 milioni di persone per capire come la cosa non può che giovare.

Di contro, stando un’indagine condotta da Mobile Marketer che ha analizzato i dati di Influencer database, le aziende stesse stanno già andando verso questa strada: sempre più lontani da influencer “pluri follower” per preferire i micro influencer, chi cioè ha tra i 1000 e i 10mila follower. Una decisione condizionata anche dal fatto che a causa dell’alto numero di post sponsorizzati, i contenuti degli influencer diventano sempre più “invisibili” e passano inosservati. I micro influencer invece riescono a sviluppare con i loro follower un legame più stretto, solido, anche reale e a ottenere un maggiore engagement soprattutto a lungo termine.

Consigli per i meeting planner

Come si deve dunque comportare un meeting planner che si vuole affidare a un influencer perché promuova il suo evento? O a un’agenzia che a sua volta propone i suo influencer?

Ecco qualche dritta per superare indenne il passaggio da like a non like.

  • Monitorate con attenzione le persone che vi propongono o, se siete voi a sceglierle, sulla base di indicazioni o perché le avete viste partecipare ad altri eventi, osservatele a lungo prima di “reclutarle”
  • Quando chiedete loro dei risultati o li chiedete all’agenzia, non fatevi più dare quelle che sono di fatto delle vanity metrics (i like per intenderci), ma spostate il focus su metriche più significative come reach, impression o condivisioni. Per reach si intende il numero di persone raggiunte da un certo contenuto social, quello che sono gli utenti unici, ossia chi ha visualizzato il contenuto. Si considera dunque la persona e non le volte che ha visto il contenuto cosa che invece conteggiano le impression. Le condivisioni sono poi le volte che il contenuto è stato condiviso dagli altri. Nel caso di Instagram sono i post nelle stories.
  • Osservate anche come gli influencer e soprattutto i micro influencer dialogano con le persone che li seguono. I commenti sono sempre il sale di un social network.