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Il fotoreporter che racconta gli eventi: dalla tecnica al risultato. Intervista a Simone Bergamaschi

Il fotoreporter che racconta gli eventi: dalla tecnica al risultato. Intervista a Simone Bergamaschi

Avete mai pensato di rivolgervi a un fotoreporter per raccontare il vostro evento? Alcune grandi aziende lo hanno già fatto per i loro eventi più importanti, affidando contenuti e persone alla particolare tecnica del reportage.

Un racconto che, in rete, diventa simultaneo e coinvolge “in diretta” il fotografo insieme a un team di professionisti, che includono giornalisti e social media manager.

Il risultato è molto diverso dalle fotografie “di studio”, ovvero quelle immagini che mettono in posa i relatori e vengono messe a punto a tavolino.

 

Il fotoreporter segue gli avvenimenti e li racconta mentre accadono.

 

Attenzione, perché questo non significa che, dietro, non ci sia un lungo lavoro di preparazione, anzi, l’improvvisazione potrebbe portare a un vero fallimento.

Ce lo ha spiegato Simone Bergamaschi, fotografo professionista collaboratore di diverse agenzie come LaPresse, GettyImages e Parallelozero. Per quest'ultima segue gli eventi dei clienti corporate. “Come fotoreporter – spiega Simone – seguo gli eventi corporate di grandi realtà imprenditoriali che – invece di affidarsi a fotografi di studio – hanno preferito lo stile narrativo del reportage fotogiornalistico.

Vi spiego meglio la differenza con un esempio. Forse qualcuno ricorda le fotografie del grande Ferdinando Scianna per Dolce & Gabbana. Scianna negli anni Ottanta era stato contatto dai due stilisti allora emergenti per il loro catalogo di moda. Lui, con la sua anima da reporter, mal si combinava con le foto posate, eppure di quel catalogo si parla ancora oggi proprio per lo stile dei ritratti. Invece di realizzare fotografie posate, Scianna ha infatti immerso la modella nella vita reale raccontando momenti di vita quotidiana della sua Sicilia. Ecco potremmo dire che il risultato, nel contesto di un evento, è a metà tra una foto di reportage e un'immagine pubblicitaria".  

Il personal brand dei relatori

Uno dei compiti del fotoreporter è quello di “seguire” i relatori di spicco – come per esempio l’amministratore delegato o il presidente – su e giù dal palco.

“Quando il manager si trova sul palco – spiega Simone – il mio compito è quello di coglierlo nella sua essenza, attraverso immagini accattivanti e reali. Non è semplice fotografare qualcuno mentre parla, perché la sua mimica facciale è molto rapida, ma serve essere lucidi e reattivi. Anche giù dal palco, come fotoreporter, devo riuscire a scattare foto mentre saluta le persone, oppure in momenti particolari. Per esempio ricordo che stavo seguendo un importante manager durante un evento in una location molto prestigiosa e riuscii a fargli un ritratto che metteva in risalto la sua figura contro un dipinto a tutta parete, creando una particolare sinergia con lo sfondo stesso. Lo scatto fu di grande effetto”.

 

Bisogna creare un'estetica personale e riconoscibile del relatore. Il ruolo del fotoreporter è quello di cogliere il suo lato professionale, ma anche quello umano, in uno spaccato della sua vita.

 

Calare nel contesto

Tra i compiti del fotoreporter c’è proprio quello di “calare” il personaggio nel contesto, perché il racconto è anche quello dei contenuti.

“I ritratti non prescindono quasi mai dal contesto” conferma Simone. “Spesso mi posiziono a distanza dal palco e con uno zoom molto potente fotografo il relatore mentre parla per creare sinergia tra lui e l’audience.

Questo perché i personaggi non devono sembrare isolati. Per i TedEx di Cortina e Milano per esempio – oltre alle foto sul palco – abbiamo lavorato molto per raccontare il backstage, la destinazione, le persone che erano lì per ascoltare e la location” ricorda.

Il team e il racconto sui social

Come si racconta il “durante” dell’evento attraverso un reportage? La dimensione live è naturalmente resa possibile dalla rete e in particolare dai social media. Il fotoreporter infatti non lavora quasi mai da solo, ma fa parte di un team presente all’evento che lavora in stretta sinergia.

Nel team ci sono di solito un giornalista che come brand journalist dell’evento si occupa del racconto e delle interviste e un social media manager.

Questo perché quello che il racconto live che viene prodotto è indirizzato in prima battuta ai social.

Come funziona?

“Dopo avere fatto gli scatti, ne scelgo personalmente una ventina, che mando direttamente al social media manager. Lavoriamo live, usando una chat di Telegram (app di messaggistica istantanea, ndr). Il social media manager dalla mia selezione ne sceglie una decina che invia direttamente alla persona ritratta, che seleziona le tre/quattro foto che utilizzeremo per i lanci social”.

Tutto nasce dal briefing

Tutto quello che vi abbiamo raccontato fino a qui non sarebbe possibile senza un briefing inziale al quale partecipa il fotoreporter, il resto del team social e l’agenzia che segue l’evento come in questo caso Parallelozero.

“Il briefing sono le mie ‘istruzioni per l’uso’. Devo sapere cosa accadrà durante l’evento, se la persona che seguo parlerà con qualche personaggio di spicco che devo ritrarre insieme a lui, ma anche persone della sua famiglia, o comunque quali sono i momenti importanti che non posso perdermi. La cosa più importante è che devo studiare prima il personaggio e tutto il programma dell'evento, altrimento non porto a casa nulla”.

 

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