3301

Location
per eventi

14723

Sale
meeting

343

Agenzie
e servizi

11299

Articoli
e recensioni

Microinfluencer negli eventi b2b: servono davvero?

Microinfluencer negli eventi b2b: servono davvero?

Quando si tratta di espandere i contenuti di un evento, sempre più spesso gli organizzatori ricorrono all’ingaggio di influencer, persone che hanno un certo seguito sui social, sul loro blog, e in generale in rete, e che attraverso la loro presenza mettono in risalto l’evento stesso attraverso un engagement online che altrimenti non si avrebbe.

Per il lancio di un nuovo prodotto per la cosmesi si chiama la sempre citata Chiara Ferragni, per presentare le nuove sfide aziendali niente di meglio di un campione dello sport che ha vinto tutto nel suo ambito, ecc.

Ma tra le tendenze degli ultimi tempi, anche nel mondo degli eventi, c’è quella di segmentare audience (ovvero partecipanti) e di conseguenza scegliere micro-influencer, persone cioè che magari non sono conosciute dal grande pubblico, ma hanno un seguito importante in uno specifico settore.

Questo perché, in estrema sintesi, i contenuti diventano sempre più importanti: le strategie di comunicazione dei brand sono sempre più orientate verso valori specifici perché il pubblico vuole riconoscersi nella marca, oltre che nel singolo prodotto.

Secondo questo ragionamento, anche nel mondo b2b gli influencer, o meglio, i micro-influencer possono funzionare per mettere in risalto un evento.

Perché scegliere un micro-influencer nel b2b

I micro-influencer possono essere molto utili per aumentare la visibilità di un evento.
Rispetto a influencer più famosi permettono anche di gestire meglio il budget dell’evento, ma questo non è che uno dei vantaggi, tra cui ci sono sicuramente:

• La fiducia di cui godono presso un determinato pubblico

• Il contatto diretto che hanno con il loro pubblico

Secondo la ricerca di Business Insider “Influencer Marketing 2019” entro il 2022 si prevede che i brand spenderanno fino a 15 miliardi di dollari per l’influencer marketing, mentre una ricerca commissionata dall’agenzia statunitense WHM sostiene che solo il 22% dei buyer si sente in qualche modo spinto all’acquisto dalla pubblicità classica in ambito b2b e che al contrario il 91% ammette che il primo fattore di persuasione consiste nel classico passaparola.

Leggi anche: Influencer e micro-influencer: perché posso determinare la riuscita di un evento

Chi sono i migliori micro-influencer b2b

Nel caso di un evento b2b, l’importante è individuare i micro-influencer più adatti. Magari non ci avete mai pensato, ma probabilmente tra quelli che avrebbero più successo ci sono proprio le persone dell’azienda, associazione, ecc. che organizzano l’evento.

In particolare, un Ceo che abbia un’immagine forte sui social potrà diventare facilmente il micro-influencer preferito della propria impresa, ma non soltanto, potrebbe anche essere riconosciuto come esperto del settore e chiamato in occasioni istituzionali correlate.

Peccato quindi che sia risultato che il 60% dei Ceo inseriti nel Fortune500, la lista annuale pubblicata dalla rivista Fortune che classifica le 500 imprese statunitensi con maggiore fatturato, non abbiamo una presenza social.

Ma ricordiamoci che anche i dipendenti stessi possono diventare brand ambassodor e essere parte integrante di in una strategia di influencer marketing legata agli eventi. Ognuno diventa portavoce del brand e quando posta foto e contenuti di un evento, come la convention aziendale, un meeting annuale, o anche un lancio di prodotto, sta diffondendo l'immagine della azienda. Ecco perché vanno considerati - soprattutto se hanno vasto seguito - veri e propri micro-influencer.

Leggi anche: Come trasformare i dipendenti in brand ambassor con gli eventi

Micro-influencer ed eventi b2b

I micro-influencer possano contribuire alla diffusione dei contenuti di un evento postando e replicando parti di speech, keynote, ecc. Non solo, possono anche contribuire alla creazione di contenuti di approfondimento, che vanno a implementare il valore dell’evento stesso e a fortificare l’immagine del brand anche in ambito b2b.
Ne è un esempio quello che ha fatto SAP in occasione della sua convention annuale Sapphire Now.

L’azienda ha chiesto a persone ingaggiate come influencer di realizzare interviste durante l’evento, che sono poi state trasmesse live sulla pagina Facebook, totalizzando qualcosa come 100.000 visualizzazione, un’audience decisamente più ampia di quella che avrebbe potuto raggiungere offline.

Gli stessi contenuti sono poi stati condivisi anche sul blog aziendale, e si è calcolato che la conversione online abbia raggiunto una crescita del 17% rispetto a quella che ci sarebbe stata senza il passaparola online.