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L’importanza di una community per organizzare un evento: il caso delle socialgnock su Facebook

L’importanza di una community per organizzare un evento: il caso delle socialgnock su Facebook

Quanto conta una community quando si organizza un evento? E dovrebbe essere creata prima della data prevista o è un passo da fare dopo? E qual è la valenza che un evento ha quando nasce da una community che invece è già esistente, è affiatata, è un vero e proprio spazio dove ci si confronta e c’è scambio continuo? 

Se di community per l’evento abbiamo già parlato, questa volta prendiamo un caso reale e di successo, legato a un gruppo che ormai conta 20mila membri. Il nome spesso fa anche un po’ sorridere eppure socialgnock - Women Ignite Relationship è una community che esiste dal 2013 ed è stata anche selezionata da Facebook per il Facebook Community Summit Europe tenutosi a Londra nel 2018, che ha riunito amministratori di gruppi.

Per capire qual è il peso di una community così corposa e che conta solo donne, senza essere troppo verticale (ossia non focalizzata su un solo argomento), ne parliamo con Lorena Di Stasi, una delle founder oltre che esperta di digital marketing e che di recente, insieme a Valentina D’Amico, ha concluso il primo socialgnock On Tour. Così si chiama l’evento in giro per l’Italia che ha portato la gente della community a incontrarsi dal vivo, ma non solo.

Socialgnock On Tour: come si organizza un evento che parte da una community

5 le città toccate in meno di 2 mesi, da settembre a ottobre del 2019: Torino, Genova, Firenze, Roma e Bologna con tappa finale a Milano a novembre. Un evento che, come ci dice Lorena, “è stato organizzato per fare incontrare più persone possibili appartenenti alla community, proprio in occasione dei 6 anni da quando è stata fondata. Sono state coinvolte 290 iscritte e la formula, tranne per Milano che era un evento a sé (quello conclusivo), prevedeva in ogni città un corso di formazione di 2 ore nel pomeriggio e l’aperitivo finale con networking. Le persone potevano, dietro pagamento di una quota comunque economica, decidere se partecipare a entrambi i momenti o a uno solo. La formazione ha riguardato argomenti diversi per ogni città, dall’organizzazione del tempo, al digitale ecc…. Per questo corso, ci si poteva candidare grazie a una call for speakers”. 

Le persone partecipano in maniera attiva e sono protagoniste nell’organizzazione

Cosa che contrassegna spesso gli eventi organizzati da questa community (il tour è solo l’ultimo e il più grosso in ordine di tempo) e che mette in evidenza un aspetto fondamentale: le persone che fanno parte della community partecipano in maniera attiva, si propongono e offrono qualcosa che ha a che fare con le proprie competenze e con la propria vita professionale. Lo scambio, dunque, è anche dal vivo.

“La nostra selezione per la formazione verteva sull’argomento e sull’autorevolezza della speaker. Ogni tappa ha avuto dalle 30 alle 60 persone, eccezion fatta per Milano che comunque è la città dalla quale proviene la maggior parte delle iscritte. Anche se abbiamo delle community spin-off come quella di Roma. Oltre a questi, ci sono anche tanti eventi organizzati spontaneamente dalle social gnock che hanno voglia di vedersi”. 

Lo scopo è come precisa Di Stasi, “consolidare sempre più la community e portarla nell’offline. Poter permettere che durante gli incontri fisici si faccia la stessa esperienza di quello che si fa online. Questo è un aspetto molto importante”. La community funziona per la buona riuscita di un evento anche per il fatto che “il gruppo è forte, c’è ascolto, supporto e questo non deve mancare quando ci si incontra. Su questa scia abbiamo organizzato un altro evento, sebbene più piccolo, il socialgnock Coworking Day. A un prezzo economico e a volte persino in modalità gratuita, chi fa parte della community si incontra per lavorare insieme in un coworking (a Milano e Roma, ndr) e questo per dare la possibilità di creare delle partnership, collaborazioni, scambiarsi informazioni ecc…

Il segreto? Le persone si conoscono già

E quanto un evento organizzato dalla community può fare la differenza rispetto a uno “tradizionale”? “La differenza è a mio avviso sostanziale, lo vivo ogni volta. Un evento organizzato dalla community ha un presupposto fondamentale e unico: le persone già si conoscono già, a volte anche in modo abbastanza viscerale perché si sono scambiate delle opinioni, hanno condiviso pezzetti di vita. La nostra è una community generalista anche se legata al digitale ma posso assicurare che quando ci sono community verticali ossia intorno a una passione, un argomento ecc… questa è una leva fortissima che fa funzionare l’evento al 99%, Invece, tante volte negli eventi generici manca sempre un po’ quella parte di networking preventivo che talvolta riesci a fare all’evento, talvolta no.

Quando l’evento è legato a una community, anche la partecipazione è diversa: non vuoi mancare e questo perché è appunto la realizzazione fisica di quella sensazione di appartenenza che hai nella community. C’è una forte componente emotiva che porti con te, cosa che difficilmente accade o che magari c’è ma più negli eventi sportivi”. 

L’importanza del senso di relazione e reciprocità di una community

Oltre alla componente emotiva, l’efficacia di un evento simile ruota al fatto che “le community di cui tutti adesso parlano ma a volte senza capirne l’essenza, sono l’insieme di persone che si riuniscono intorno a un interesse, ma soprattutto condividono un senso di relazione e reciprocità. Se questi due aspetti non ci sono, non si può parlare di community, ma piuttosto di prospect, customer base, che è diverso. In quest’ultimo caso l’obiettivo è vendere qualcosa, nella community no, almeno non inizialmente, può arrivare dopo”. 

Prima l’evento o la community?

Alla luce di tutto questo e della sua esperienza, Lorena consiglia di creare prima l’evento e poi pensare alla community, questo non solo per il mondo B2C ma anche per il B2B. E questo perché se la crei successivamente, “tieni un legame con le persone e le fai diventare parte di qualcosa che continui ad alimentare con un senso di reciprocità. Una relazione che si basa sullo scambiarsi qualcosa. Solo così può funzionare.

Altrettanto importante è poi il ruolo del community manager che deve essere “open mind, sapersi adattare a tutto e adattare la propria capacità di comunicazione ed essere in grado di condurre una conversazione che cambia a seconda delle esigenze. Il miglior community manager infatti arriva dalla community e se un’azienda vuole puntare su questi gruppi deve saperlo ingaggiare”.