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Coronavirus: quali scenari per la meeting industry?

Coronavirus: quali scenari per la meeting industry?

Sospensioni, posticipazioni e nel peggiore dei casi annullamenti: la cronaca di quello che succede agli eventi al tempo del coronovirus è quella di un comparto – quello del MICE – che tampona dove può una situazione che fa dell’incertezza la sua regola principale.

Si allunga in Italia e nel resto del mondo la lista di grandi fiere internazionali, concerti, eventi sportivi, ma anche di piccoli eventi, meeting, convegni, presentazioni cancellati o modificati di data, soprattutto, per quanto riguarda il nostro Paese, dopo il decreto firmato dal presidente del Consiglio il 4 marzo 2020, che sospende meeting e congressi su tutto il territorio nazionale. 

Quello che si dice un duro colpo per la meeting industry chiamata a riscrivere le regole del gioco.

Quale è la situazione attuale e soprattutto cosa prevedere nel prossimo futuro? Lo abbiamo chiesto ai professionisti.

Dai dati alle misure per il rilancio: le istanze di Federcongressi&eventi

Come reagisce il settore congressuale? Cosa accadrà più avanti nell’anno? Difficile dare delle risposte in uno scenario che evolve ogni giorno, ma spesso in questi casi, un aiuto concreto arriva dai numeri. A questo proposito Federcongressi&eventi sta raccogliendo i dati di eventi e e congressi cancellati o annullati (di cui vi daremo notizia appena saranno disponibili) per capire qual è l’impatto del coronavirus sul settore e aggiornare così gli organi competenti sui danni e si sta impegnando per fornire un servizio a supporto dei soci per gestire la situazione di emergenza. 

“Coronavirus ha portato l'Ocse a tagliare di mezzo punto percentuale le stime di espansione generali per il 2020 e per l'Italia si annuncia un anno a crescita zero. Di fronte a questi scenari appare evidente che la meeting industry avrà enormi ripercussioni a livello globale: l’aumentare di giorno in giorno dei Paesi colpiti dal contagio rischia infatti di impedire la riprotezione degli eventi con un trend crescente di cancellazioni e spostamenti di date” ci spiega Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi.

“Compiere una stima delle perdite che il settore subirà diventa complesso perché lo scenario è in continua evoluzione e ogni dato rischia di essere sottostimato. Quello che è certo che in Italia dovremo necessariamente poter contare su interventi governativi a sostegno delle nostre imprese e di immediate misure di rilancio dell’immagine dell’Italia, pesantemente compromessa da una comunicazione priva di una cabina di regia. Federcongressi&eventi ha già aperto tavoli con le istituzioni per chiedere azioni tailor made per il settore dei congressi e degli eventi e i dati che stiamo raccogliendo sugli eventi cancellati e/o annullati saranno fondamentali per far valere le nostre istanze”.

Cosa chiede la meeting industry alle istituzioni

A questo proposito, Federcongressi&eventi si è attivata affinché le istituzioni tutelino e sostengano il comparto, composto principalmente di PMI che rischiano di essere “tagliate fuori” dalle misure messe in atto dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Nel dettaglio, l’associazione nell’immediato chiede:

  1. Accesso agevolato per le imprese agli ammortizzatori sociali esistenti (Cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, solidarietà, etc) e a Fondi di sostegno al reddito (es. FIS - fondo di integrazione salariale, Fondi Bilaterali), estendendo tali misure anche alle micro imprese
  2. Accesso agevolato al credito e sospensione del pagamento delle rate dei mutui
  3. Differimento del pagamento dei contributi previdenziali e del pagamento delle imposte dirette e indirette per un periodo coincidente col perdurare della crisi e, comunque, non inferiore a dodici mesi come già avvenuto per gli eventi sismici

Per il futuro:

  1. Destinare al congressuale una quota dei fondi per l’internazionalizzazione
  2. Provvidenze per le industrie 4.0 da allargare anche al settore dei servizi
  3. Agevolazioni fiscali sulla rivalutazione delle quote per agevolare fusioni per aumentare le capitalizzazioni delle PMI del settore
  4. Fondi per promozione della destinazione Italia all’estero
  5. Applicazione IVA 10% su quote di partecipazione a eventi formativi e convegnistici in caso di accreditamento Agenas (ECM) e/o AIFA (congressi farmaceutici).

Variabili impazzite

Concentrandosi per un momento sull'hic et nunc, nello scenario attuale in continuo mutamento è difficile individuare delle buone pratiche. “Le variabili sono tantissime – spiega Gabriella Gentile, managing partner di Meeting Consultants – e diventa molto complesso avanzare ipotesi o soluzioni generiche. Certo, la regola che vale per tutti è che bisogna cercare di agire, restare lucidi e capire come affrontare al meglio la situazione, caso per caso. Del resto trovare soluzioni è il nostro mestiere”.

L’evento è per sua natura una realtà molto complessa che coinvolge tanti attori e sviluppa dinamiche articolate e come ci ricorda Gabriella: “la decisione di annullare un evento potrebbe essere il frutto di tutta una serie di concause, potrebbe essere imposta dal ritiro di uno sponsor, oppure una scelta imposta, o ancora un’esigenza di tipo commerciale, una necessità aziendale…”

E tanti sono anche gli eventi che in questi giorni vengono riprogrammati nei prossimi mesi. Con quali effetti? “Non abbiamo elementi sicuri e possiamo solo costruire ipotesi, ma se le cose si risolvono, nel mese di luglio l’attività inizierà a diventare importante, si sposterà l’alta stagione e tra le conseguenze ci sarà anche che gli eventi riprogrammati andranno a sovrapporsi in periodi già pieni. A livello macro le strutture non stanno giustamente applicando penalità, se non il vincolo a fare l’evento nella stessa sede, ma c’è anche la possibilità di alberghi che cancelleranno eventi minori per far posto ai grandi eventi, ovviamente più remunerativi”.

Eventi cancellati: cosa è la causa di forza maggiore e quando si applica

"Nei giorni scorsi abbiamo diramato a tutti i nostri clienti diverse comunicazioni riferite all'epidemia di Covid-19 e al suo sviluppo, nelle quali precisiamo le possibilità di cancellazione senza penali solo per causa di forza maggiore in riferimento ai viaggi in corso o alle prenotazioni esistenti con check-in nelle prossime due settimane che coinvolgono le località italiane interessate dalle recenti restrizioni e che ne risultano impattate”. A raccontarlo è Nicola Gasperini, CEO di Destination Italia, che fa anche sapere che, al contrario, per qualsiasi altra prenotazione verso i territori non coinvolti in restrizioni la decisione è quella di applicare le consuete policy di cancellazione, valutando i singoli contratti e le polizze di tutela eventualmente stipulate, specificando che “in attesa di ulteriori, eventuali disposizioni delle Autorità, le penali per cancellazione o variazione di data non possono, infatti, essere considerate nulle in virtù della clausola di forza maggiore".

Ma a cosa si riferisce la causa di forza maggiore e cosa dice il codice a tal proposito? “Dal punto di vista giuridico, la causa di forza maggiore si ritrova nel codice penale (art. 42 e 45 c.p., ndr) e si riferisce a un elemento che esclude la colpevolezza poiché non consente di agire diversamente. Il riferimento è a una circostanza talmente grande che costringe all’illiceità senza che il soggetto possa farne a meno” ci spiega l’avvocato Paola Patruno. 

Si tratta dunque di un evento tanto imprevedibile quanto inevitabile, alla cui causa non è oggettivamente possibile imputare responsabilità. 

L’evoluzione della definizione di causa di forza maggiore in ambito civile fa sì che venga dunque riconosciuta – e quindi applicata – in presenza di un elemento imprescindibile, come per esempio il divieto da parte delle autorità. Il blocco dei voli aerei per la Cina, gli eventi nella zona rossa indicata dal Dpcm del 4 marzo 2020 sono esempi di causa di forza maggiore poiché la cancellazione è indicata in un provvedimento ufficiale. Ma se l'annullamento di un evento viene deciso – anche se per precacazione – dall'organizzatore dell'evento in assenza di un divieto da parte delle autorità, i rimborsi sono a suo carico. 

“Nel caso della cancellazione di un evento si devono seguire esclusivamente le direttive e solo nel caso ci sia un’evidenza di questo tipo la cancellazione non comporta delle penali” conclude Patruno. 

La percezione dall’estero e l'etica

“Chi fa incoming nel MICE è stato colpito duramente, oltre che dalla situazione legata al virus, dalle campagne mediatiche che hanno trasformato l’Italia nel lazzaretto del mondo” ci spiega Lorenzo Pignatti, presidente di Terra Events e president elect di Admei, Association of Destination Management Executives International. “Siamo stati da subito bombardati da richieste di chiarimento prima e poi di cancellazioni e posticipi per eventi programmati a marzo e ad aprile, anche se fortunatamente dalla mia percezione il sentire comune è che la situazione sarà piuttosto limitata nel tempo. Degli eventi sospesi, siamo riusciti a riprogrammarne 7 su 8 e da questo punto di vista tanto è valso il rapporto di fiducia che abbiamo instaurato nel tempo con i nostri fornitori”.

“Certo – aggiunge Pignatti – la riprogrammazione non è cosa facile, prima di tutto perché cambiare soltanto di stagione cercando di mantenere il programma pensato per un altro comporta delle difficoltà oggettive – banalmente da un hotel che non è più disponibile a una cena in una sede non fruibile se le temperature cambiano, ma questi vanno considerati dopo tutto i casi più fortuiti, perché temo che ci saranno realtà – penso a quelle più piccole o più giovani – che si non si riprenderanno da questo disastro. Consideriamo anche che gli Stati Uniti oltre a portare le zone rosse al livello 4, hanno innalzato il livello di allarme di tutta Italia a 3, equivalente al ‘reconsider all unecessary travels’.

Resta poi da fare la considerazione che ogni evento da caso a sé. Per esempio spostare un viaggio incentive di un anno con l’altro è praticamente impossibile, perché questo tipo di viaggio si basa su campagne di incentivazione che non possono essere rimandate. E ci sono poi gli eventi che possono cambiare Paese di destinazione senza aggiungere penali particolari perché l’agenzia di organizzazione ha più sedi, ma è vero anche il contrario. In questo caso una soluzione auspicabile sarebbe quella di creare partnership di sostegno tra le agenzie che perdono l’evento e quelle che – viceversa – lo ricevono perché in destinazioni più facilmente gestibili”.  

Dopo il virus: il ‘come’

“A mio avviso il problema non è quando si sbloccherà... siamo infatti certi che dopo questo picco di paura, la crisi passerà… anche solo per l'arrivo delle temperature più calde che, tutti gli esperti lo confermano, farà scomparire il virus” dice Carlotta Ferrari, Presidente di Convention Bureau Italia. 

Ma come si arriverà al post-coronavirus e cosa succederà quando tutto si sbloccherà?

“Ciò a cui dobbiamo prestare massima attenzione è come possiamo sbloccare la situazione e come l'industria saprà riorganizzarsi per riguadagnare il terreno perduto. Ogni crisi consente di porre l'attenzione sui settori che vengono più duramente colpiti, stimolando l'individuazione di soluzioni a problemi che emergono in quel momento o che magari si erano sottovalutati. Competenze legislative, fiscalità, relazione tra pubblico e privato sono aspetti che se gestiti nel modo corretto possono dare un rilancio fondamentale al nostro settore, che in queste ore sta vivendo una fase di profondissima difficoltà. In questo senso ci sentiamo di appoggiare in pieno il lavoro che MIBACT, parti sociali e associazioni di categoria hanno avviato per l'inviduazione di soluzioni per il breve, medio e lungo periodo. Per quanto riguarda il nostro ruolo di promotori della destinazione Italia, siamo convinti che ora più che mai sia necessario intensificare gli sforzi per mantenere aperto il dialogo con la domanda internazionale. Le nostre attività vanno avanti, anzi prevediamo un rafforzamento degli investimenti di comunicazione, con la forte convinzione di individuare un messaggio comune, nel quale tutta l'industria possa riconoscersi” conclude Ferrari.

 

Leggi anche: Covid-19: gli aggiornamenti dalle associazioni MICE internazionali