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Mindfulness ai tempi di Covid-19 (e non): teoria e pratica per l'event planner

Mindfulness ai tempi di Covid-19 (e non): teoria e pratica per l'event planner

Che ne direste se, per domattina, vi invitassimo a fare colazione in un modo diverso? Sì, anche questo è mindfulness e in un momento come quello che stiamo passando con l’emergenza COVID-19 potreste scoprire che vi può aiutare sia a superare i giorni tra le mura domestiche sia nel vostro lavoro di organizzatori di eventi.

Gestire lo stress resta infatti un’esigenza primaria per gli event planner anche in questi giorni in cui siamo chiamati a vivere in una condizione completamente diversa dal solito. E poi meglio approfittarne per quando sarete di nuovo sopraffatti dai soliti ritmi lavorativi serrati.

Di mindfulness, in questi ultimi anni, si parla sempre di più, ma sapete come è nata, a cosa serve davvero e soprattutto come si pratica?

Potreste restare stupiti se vi dicessimo che potete praticarla ovunque voi siate e qualsiasi cosa stiate facendo. Ce lo ha spiegato meglio Giuseppe Coppolino, coach ICF (ACC) e insegnante di Meditazione Mindfulness, autore di diversi libri tra cui “A mente serena – Pillole di Mindfulness per vincere lo stress (e vivere felici!)” edito da Hoepli, e presidente della regione Lombardia per l’associazione A.M.I.C.I. Italia Onlus, per la quale ha creato e condotto il corso “Mindfulness x il dolore cronico”. Sempre con Hoepli, è in uscita a giugno il suo prossimo libro sulla Mindfulness nel mondo del lavoro: "Realizzati e consapevoli", scritto con Andrea Vitullo. 

Partendo dalle definizioni, il termine mindfulness è praticamente intraducibile in italiano. Di cosa si tratta? “Possiamo descriverla come la capacità di portare l’attenzione al momento presente in maniera intenzionale con un atteggiamento gentile e non giudicante” spiega Giuseppe. “Durante i miei corsi – aggiunge – la prima cosa che faccio notare è proprio il presente, inteso come spartiacque: da una parte c’è la nostra mente che vaga in maniera dinamica e che riportiamo all’attenzione intenzionale e dall’altra c’è la gentilezza e l’assenza di giudizio, che hanno a che fare con il nostro dialogo interiore, che è un po’ quello che siamo chiamati ad affrontare nell’esperienza che stiamo vivendo in questi giorni”.

Come si pratica la mindfulness e a cosa serve

La prima cosa interessante è che potete pensare alla mindfulness come a un momento da dedicare completamente a voi stessi. Sì, un momento di pausa che nella vita di tutti i giorni è difficile da avere e che non è così scontato nemmeno adesso tra le pareti di casa. “Fermarsi non è affatto una cosa banale, perché ci impone di fare una riflessione su noi stessi, magari per scoprire che siamo giudici impietosi nei nostri stessi confronti e perché spesso le domande che ci rivolgiamo sono le più difficili” spiega Giuseppe.

Ma un’altra cosa, forse ancora più interessante è che, per farlo, non è necessario chiudere il mondo fuori dalla porta, perché come dice Giuseppe “anziché pensare di meditare una volta al giorno, per 30 minuti, perché non provare a farlo per un minuto, 30 volte al giorno?"

Ovviamente per farlo meglio partire da corsi di gruppo o incontri individuali per un giusto approccio, ma oltre alla pratica formale – quei momenti in cui vengono applicate istruzioni precise sulla meditazione sul respiro, meditazione camminata, ecc. – si aggiunge una pratica informale in cui si può portare questo valore nella quotidianità. “Siamo abituati a vivere in modo distratto molti aspetti della quotidianità, svolgiamo molti gesti in maniera automatica senza prestare attenzione a ciò che stiamo facendo o che ci circonda. Per esempio spesso percepiamo i suoni solo come sottofondo, a volte addirittura come fastidiosi, e anche quando mangiamo, pensiamo spesso ad altro, non siamo mai davvero lì, in quel momento” spiega Giuseppe. “Ognuno di noi è diverso, la ricchezza di approcci che offre la mindfulness permette a ognuno di avvicinarsi in maniera individuale e autonoma. Per esempio, spesso accade che le persone abbiano difficoltà a svolgere una pratica sul corpo o sul respiro, perché non abituate a stare ferme e trovano un loro equilibrio con le pratiche dinamiche come la camminata”.

3 libri da leggere sulla mindfulness

Se in questi giorni tutto sembra ‘rimandato’, l’occasione è propizia per i più curiosi fra voi di approfondire i temi sulla mindfulness. Per questo, abbiamo chiesto consiglio a Giuseppe Coppolino (potete anche scaricare gratuitamente il suo e-book Meditare è semplice).

Ecco i libri sulla mindfulness da leggere:

  • Mindfuness per principianti di Jon Kabat-Zinn

L’autore  è il padre della mindfulness, Jon Kabat-Zinn, che alla fine degli Anni 70 ha messo a punto un protocollo chiamato Mindfuless-Based Stress Reduction presso l’Università della Massachusetts Medical School, un percorso di otto settimane per pazienti affetti da dolore cronico. “Per dare una definizione di mindfulness – ci spiega Giuseppe – credo che sia importante partire proprio dalle sue origini e cioè dall’operato di Kabat-Zinn”. Appassionato di yoga, conoscitore del Buddismo Zen, Kabat-Zinn “era preoccupato di dare evidenza scientifica al suo protocollo, non voleva passare per un hippy in quegli anni, e ha potuto basare la valenza scientifica del suo operato grazie a numeri e statistiche che gli hanno permesso di proseguire il suo lavoro all’interno della comunità scientifica, accertandone i benefici mentali e fisici del protocollo”.

  • Il silenzio è cosa viva di Chandra Livia Candiani

Questo libro è consigliato per chi ha un’interiorità e una sensibilità molto forte. Si tratta di un libro molto legato alla pratica della meditazione in senso stretto.

  • La mente adolescente di Daniel J. Siegel

Da leggere per chi è appassionato di neuroscienza, ma anche per i genitori (e non) per comprendere meglio come gli adolescenti vengono influenzati nello sviluppo celebrale.

Un esercizio pratico da fare a colazione

Siamo tutti a casa e tra molte difficoltà una delle cose positive è che abbiamo la possibilità di passare il tempo in maniera, se non altro, differente. Quale occasione migliore per provare un primo approccio alla mindfulness? Ecco il suggerimento di Giuseppe.

“Domattina, mentre fate colazione, scegliete una bevanda – caffè, tè, o quello che bevete di solito – oppure qualcosa da mangiare, come un biscotto o una fetta biscottata. Dopo avere scelto, ritagliatevi 30 secondi o 1 minuto al massimo per stare nell’azione che state compiendo: bere il caffè, addentare un biscotto… Usate tutti i sensi, esplorate, annusate, cercate di osservarne il colore... Avete un biscotto in mano? Spezzatelo,  sentite il rumore che produce, capite se vi viene voglia di mangiarlo, assaggiatelo”.

Sembra tutto semplice, ma potrebbe non esserlo. “A molti potrà capitare di distrarsi, di non riuscire a concentrare l’attenzione. Non arrabbiatevi, riportare la vostra mente lì al momento che state vivendo. La mente può essere aggressiva e non sempre ce ne rendiamo conto”.

Guardando avanti: mindfulness in azienda (ma fatta bene)

Come dicevamo, possiamo quasi affermare che la mindfulness sia diventata di moda. Una pratica affascinante, che a volte vediamo inserita ‘a catalogo’ nella attività aziendale. Come organizzatori di eventi, potreste anche avere pensato di inserirla in una convention come team building.

Ma meglio essere chiari. Perché un percorso di mindfulness possa essere efficace in azienda Giuseppe non ha dubbi: “Chi propone percorsi di mindfulness in azienda deve essere realmente interessato al benessere dei dipendenti. Che dipendenti felici lavorino meglio è oramai un concetto sdoganato, ma la mindfulness non può essere considerata una formazione ‘da catalogo’. Non si possono ottenere risultati significativi se non con percorsi personalizzati con quelle caratteristiche di flessibilità che incontrano le esigenze dei dipendenti in termini di orari ma anche di dinamiche lavorative. Deve fornire pratiche formali per apprendere le tecniche ma che si possano anche trasferire nella quotidianità dell’ambiente di lavoro, nel modo di affrontare riunioni, collaborazioni, per far sì che le persone si conoscano meglio e nascano condivisione di grande spessore. Per questo servono 7/8 incontri”.