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Se e come cambiano gli eventi live in 3 possibili scenari

Se e come cambiano gli eventi live in 3 possibili scenari

Tra le condizioni a cui la pandemia del Covid 19 ci sta obbligando è forte il senso di precarietà rispetto al prossimo futuro. Prevedere cosa accadrà in Italia, e nel mondo, nei prossimi mesi non è cosa semplice, ma ci obbliga soprattutto a credere e ricrederci, anche per quanto riguarda il destino degli eventi dal vivo man mano che si comprende meglio la portata dell’impatto del coronovirus sulla nostra vita sociale, economica e ovviamente sugli aspetti legati alla salute. Eppure gli organizzatori di eventi non smettono di chiederselo: quali sono gli scenari possibili per gli eventi?

Marco Giberti, fondatore e Ceo di Vesuvio Ventures, un imprenditore statunitense con oltre 25 anni di esperienza in diversi settori tra cui media, tecnologia ed eventi, ha provato a dare una risposta a questa domanda in un articolo dal titolo Live Events after Coronavirus, three possibile scenarios, pubblicato sul suo sito, che possono offrire ottimi spunti anche per i planner italiani.

Ve li presentiamo in questo articolo.

1- Se distanziamento sociale sarà la nuova normalità

Possiamo dire addio agli eventi dal vivo come li abbiamo conosciuti fino a ora?

Si tratta dello scenario più estremo, che secondo l’articolo pubblicato dalla Technology Review “We are not going back to normal” (Non torneremo mai alla normalità) ci costringerà a vivere a lungo in isolamento sociale, al punto che si diffonderanno modi nuovi e diversi di fare quello che facevamo in passato, adotteremo nuovi modelli, troveremo nuove soluzioni.

Speriamo si tratti dello scenario più improbabile.

2 - Se non si torna alla normalità fino alla fine del 2021

Se diamo per buono che il vaccino per il Covid-19 sarà disponibile tra 18 mesi o più, possiamo presumere che in questo lasso di tempo assisteremo alla seconda ondata di contagi, probabilmente con modalità e tempi differenti nelle diverse parti del mondo. Gli eventi continueranno a essere penalizzati, e questo renderà azzardato programmare e organizzare eventi sopportando il rischio di cancellazioni o posticipi.

Uno scenario purtroppo plausibile, le cui difficoltà potranno essere superate solo se gli organizzatori saranno pronti a trasformare, in caso di necessità, un evento dal vivo in un evento virtuale.

Una difficoltà, ma forse anche un’occasione per modernizzare il settore degli eventi nei suoi diversi aspetti: il modo di intendere le interazioni tra buyer e supplier negli incontri b2b, ma anche la formazione e il networking o gli eventi ludici, sportivi e i concerti.

3 - Se torniamo alla normalità da metà 2020

Il vaccino arriva e il lock down fa il suo dovere: la vita torna alla normalità. Lo scenario più auspicabile, ma la meeting industry ci perderebbe qualcosa?

Forse la possibilità di imparare dagli errori, l'occasione di fare un balzo nel futuro. Un vero peccato. Perché sicuramente il coronavirus non sarà l’unica sfida che gli organizzatori di eventi sono chiamati a vincere, ce ne saranno altre: disastri naturali, crisi economiche e politiche, o un’altra emergenza sanitaria che imporranno di nuovo agli eventi un cambiamento.

Forse è arrivato il tempo di cambiare il modo di ragionare e di approfittare di questa tragedia per fare i conti con il futuro. Il passaggio dagli eventi digitali a quelli faccia a faccia e viceversa può diventare la nuova norma e la meeting industry lo sta imparando.

In conclusione, quale che sia lo scenario più plausibile, la meeting industry ne uscirà al meglio nel momento in cui coglierà l'opportunità di modernizzarsi in modo da consentire alla tecnologia di migliorare tutto il "customer journey" e ai planner di organizzare ed eventalmente posticipare gli eventi con meno attriti e perdite per tutte le parti coinvolte.