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Competitività alberghiera ai tempi di Covid-19: servono investimenti e fiducia nel futuro

Competitività alberghiera ai tempi di Covid-19: servono investimenti e fiducia nel futuro

Aspettando di superare le fasi più critiche dell’emergenza Covid-19, il mondo dell’accoglienza si interroga sul suo futuro e su cosa significherà riaprire le strutture in quella che spesso è stata definita la ‘nuova normalità’, ovvero la convivenza, che ora nessuno può dire con certezza quanto sarà prolungata, con misure anti-contagio, come distanziamento sociale, mascherine e sanificazione degli ambienti.

Uno spunto rispetto a queste tematiche ma anche a diverse altre è stato il workshop formativo che si è tenuto il 16 aprile e che Teamwork Hospitality ha organizzato per gli albergatori con il titolo ‘ React, Refocus, Restart’. Revenue management, comunicazione e marketing, gestione delle risorse umane, tra gli argomenti affrontati durante il workshop. Noi abbiamo chiesto a Mauro Santinato, presidente di Teamwork, di tirare le somme su quanto emerso e sulla percezione del comparto alberghiero.

Gli albergatori cercano certezze – spiega Santinato ­– che purtroppo nessuno può dare loro in questo periodo. Alcuni aspettano di ricevere indicazioni su quali misure attuare nelle loro strutture. Ma a mio avviso dovrebbe accadere viceversa: è il settore alberghiero che dovrebbe unirsi e proporre al Governo quali sono gli accorgimenti che intende prendere per potere ripartire in sicurezza al più presto. La Ferrari ha incaricato il virologo Burioni di creare un modello per riaprire i suoi stabilimenti in sicurezza, è questa intraprendenza l’esempio da seguire”.

Resta indubbio che fino a quando il pericolo di contagio da coronavirus non sarà scongiurato, vi sono aree più in difficoltà, come per esempio il food&beverage e alcuni tipi di eventi, un ambito in cui applicare il distanziamento sociale, per esempio, sarà più problematico.

“Il food&beverage e gli eventi raccolgono più preoccupazioni, facciamo fatica a immaginarci un matrimonio che segue le misure di distanziamento sociale, praticamente un’antitesi della cerimonia. Un’albergatrice qualche giorno fa mi ha detto di avere sempre considerato l’ospitalità come un abbraccio e il suo lavoro quello di vendere emozioni, gli hotel temono di doversi trasformare in cliniche. Detto questo, sono convinto che torneremo ad andare in vacanza e a mangiare nei ristoranti, avremo probabilmente nuove abitudini, ma riavremo la nostra normalità. Dopo il 2001si diceva che nulla sarebbe tornato come prima, ma ora quelle misure di sicurezza negli aeroporti che ci sembravano estreme sono diventate normali. Sono convinto che accadrà la stessa cosa nel post-Covid”.

Durante il lock down, anche chi non lo aveva mai fatto ha imparato a lavorare da remoto, gli acquisti si fanno sempre più online e c’è più familiarità anche con la moneta virtuale. Per Santinato, anche gli alberghi dovrebbero dirigersi verso questa accelerazione. “Gli alberghi saranno obbligati a rivedere i loro modelli di business, la situazione ci obbligherà a diventare tutti delle start-up sotto diversi punti di vista, del resto nella storia recente non avevamo mai vissuto un blocco totale delle attività di questa portata. Abbiamo di fronte mesi di emergenza, ma non dobbiamo considerarla definitiva a priori, possiamo scegliere di agire”.

Delle misure che gli alberghi dovranno prendere per accogliere gli ospiti e ospitare eventi se ne parla già, ma il cambiamento per Santinato arriverà nella misura in cui le strutture sapranno puntare su design, tecnologia, digitalizzazione, e questo anche negli spazi meeting. “Non pensiamo che indosseremo sempre le mascherine, è opportuno fare grandi investimenti che guardino oltre. Le persone avranno sempre bisogno di incontrarsi, ma lo faranno probabilmente in luoghi che soddisfino le loro rinnovare esigenze di sicurezza, pulizia e avanguardia tecnologica. Si dovrà tenere conto della percezione dell’esperienza del cliente, che sempre più cercherà locali puliti, ordinati e freschi. Anche la sostenibilità giocherà un ruolo importante”.

Investimenti sono necessari sul piano operativo e della comunicazione, e per fare questo secondo Santinato servono “5 miliardi di prestiti da parte dello Stato per chi investe in riqualificazione, col 50% dei prestiti a fondo perduto. Per rimettere in moto il settore alberghiero serve un patto serio col Governo. Non abbiamo un comparto turistico all’avanguardia, serve più competitività”.

Leggi anche: Covid-19, le linee guida dell'OMS per gli alberghi