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Congressi e meeting alla ripartenza in tutta Italia dal primo settembre

Congressi e meeting alla ripartenza in tutta Italia dal primo settembre

Mai come quest'anno settembre è il mese della ripartenza, soprattutto per il settore MICE. Durante questa strana estate infatti, segnata dalla situazione legata alla recente emergenza Covid-19, sono comunque arrivate notizie incoraggianti per il settore congressuale, fermo da mesi a causa delle misure anti-contagio, che era ancora in attesa di ripartire. In questo articolo facciamo il punto sugli ultimi avvenimenti, sui dati e le indicazioni alla ripartenza che coinvolgono il comparto.

Al via i congressi e i meeting dal primo settembre

Il primo settembre è una data importante per la meeting industry italiana. Il Dpcm del 7 agosto ha infatti decretato questa data per la ripartenza di eventi, congressi, manifestazioni fieristiche e sportive e per gli spettacoli.

È così arrivata nel bel mezzo dell’estate dell’era Covid-19 la notizia che tutti i professionisti degli eventi stavano aspettando. Si riparte in tutta Italia, anche se di fatto gli eventi e i meeting erano già consentiti nella maggior parte delle regioni italiane tramite ordinanza.

La notizia era ancora più attesa dal comparto dei congressi medico-scientifici: decade infatti ufficialmente per effetto del decreto agostano anche la sospensione dei congressi nei quali è coinvolto il personale sanitario dando così la ripresa anche della formazione medico-scientifica in presenza.

Questo dopo che solo una decina di giorni prima, col decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 luglio, erano al contrario state confermate, anche se temporaneamente, le misure approvate nei dl sulla Sanità del mese di marzo, in piena emergenza, e confermate nei decreti successivi, che avevano sospeso la formazione del personale sanitario.

Cosa cambia per gli eventi

La riapertura avverrà secondo i protocolli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome” e ispirate alle linee guida stilate dall'associazione della meeting industry italiana Federcongressi&eventi.

Resta dunque confermato anche a livello nazionale il principio secondo il quale non sono previsti limiti specifici al numero di partecipanti purché sia garantito il distanziamento interpersonale in base alla capienza degli spazi di almeno un metro tra i partecipanti.

Tra le altre misure anti-contagio da coronavirus, molte di quelle con cui abbiamo imparato a convivere in questi mesi, come l’obbligo di indossare la mascherina e di rendere disponibili prodotti per la sanificazione delle mani, indicazioni per il catering che non può servire in modalità self-service, oltre a quelle specifiche come l’utilizzo di tecnologie digitali per l’automatizzazione dei processi organizzativi e partecipativi, indicazioni per la gestione del palco e dei relatori, e così via.

Da ricordare come quello dell’organizzazione degli eventi è un settore altamente professionale, che coinvolge un’intera filiera di addetti ai lavoro – dai planner alle location fino a tutti i fornitori – in grado, come è stato ribadito più volte, di applicare il massimo rigore a tutte le fasi dello svolgimento dell’evento, anche per quanto riguarda l’osservanza delle misure di sicurezza anti-Covid.

La ripartenza del settore congressuale

La chiusura del settore a causa dell’emergenza Covid-19 è durata 6 mesi e, in considerazione della situazione epidemiologica globale, anche per i prossimi mesi la guardia resta alta. La data di riapertura restituisce in ogni caso ossigeno a un settore rimasto completamente fermo che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno e che impiega 569 mila addetti.

In base alla ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri) in collaborazione con Federcongressi&eventi il lockdown del settore dovuto alla pandemia ha infatti causato la cancellazione del 70% degli eventi e dei congressi. Il danno può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi considerando che i meeting già previsti o comunque potenzialmente ospitabili nel 2020 rappresentano il 70% del totale annuo.

Per questo è ancora più fondamentale che il comparto della meeting industry disponga finalmente di una data in base alla quale programmare eventi e congressi (come i professionisti del settore sanno bene, un congresso si programma anche anni prima del suo effettivo svolgimento) e cercare di limitare i danni che sta subendo per l’emergenza Covid19.

“Il recente Dpcm sarà una vera boccata di ossigeno per l’industria dei congressi e degli eventi. Per mesi la nostra associazione ha dialogato con le istituzioni chiedendo una data certa di riapertura, elemento fondamentale per la ripresa di un comparto che si basa sulla programmazione. Le nostre imprese dovranno affrontare un anno difficile e pieno di incognite ma, finalmente, possono tornare a lavorare. E possono farlo anche i provider ECM, cioè i soggetti pubblici e privati accreditati a presentare e fornire eventi di Educazione Continua in Medicina-ECM, cioè i congressi e i seminari con i quali i professionista della salute si mantengono aggiornati per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale” ha commentato il presidente di Federcongressi&eventi Alessandra Albarelli sulla ripartenza degli eventi.

Enit: il 30% degli investimenti nel MICE

L’Italia nel 2019 era tra i primi sei Paesi al mondo con 550 meeting internazionali nel 2019 (ENIT su dati ICCA) con una crescita del 5,4%. Il nostro Paese lo scorso anno aveva infatti superato Paesi come Cina (539), Giappone (527), Paesi Bassi (356), Portogallo (342). Secondo i dati, la scienza medica (17%), la tecnologia (15%) e la scienza (13%) erano i tre temi di meeting internazionali più popolari, con i viaggi per congressi che avevano raggiunto 874 milioni di euro (+7,2% sul 2018) coprendo il 15,1% del totale speso dagli stranieri per motivi d’affari.

Anche alla luce di queste considerazioni, all’indomani del Dpcm del 7 agosto, è arrivata la conferma da parte di Enit della ripresa della promozione della destinazione Italia all’estero, con il 30% degli investimenti nel comparto MICE e diversi workshop nel mese di novembre. "Il congressuale è un settore in forte espansione e cruciale per l'Italia. Già da tre anni Enit ha ripreso ad investire impegnando il 70 per cento nel leisure e il 30 per cento della promozione all'estero dell'Italia nel MICE. Un settore trainante: nel 2019, la spesa totale media per meeting è stata di quasi 11 miliardi di dollari, esclusi gli investimenti spin-off e lo sviluppo economico" si legge nella nota di Enit.