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"La Mostra di Venezia ai tempi del Covid? Un esempio da seguire". Dietro alle quinte del Festival di Venezia

"La Mostra di Venezia ai tempi del Covid? Un esempio da seguire". Dietro alle quinte del Festival di Venezia

Il sipario è appena calato sulla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ma il Festival di Venezia 2020 è destinato a essere ricordato come il primo grande evento di portata mondiale organizzato in Italia con le misure anti-Covid imposte dalla pandemia.  

Un’edizione il cui svolgimento non era scontato, confermato ad aprile in pieno lockdown e la cui organizzazione ha costituito uno sforzo notevole da parte di tutti gli addetti ai lavori.

Dal 2 al 12 settembre 2020 abbiamo visto qualcosa di diverso dagli altri anni: l’ambito red carpet su cui sfilano le celebrità coi fotografi e addetti che dovevano rispettare il distanziamento interpersonale e senza pubblico, l’assenza di tanti personaggi famosi internazionali che non hanno potuto raggiungere Venezia per le limitazioni ai viaggi prescritte per limitare il contagio da coronavirus, la riduzione se pur non drastica delle proiezioni con due arene all’aperto – una ai Giardini e una al Pattinodromo del Lido – per garantire una maggiore distribuzione degli eventi, e il pubblico che poteva acquistare soltanto biglietti online.

Dal punto di vista organizzativo tutto questo ha imposto un rigore e una pianificazione ancora maggiore, ma tutto è filato liscio. Per capire meglio come è andata, abbiamo voluto portarvi nel dietro le quinte con Mauro Bernardini, managing director e socio di All Star Agency, che durante il festival si è occupata della gestione del programma Vip di Lexus, per il quarto anno consecutivo l’auto ufficiale del festival.

Quali cambiamenti sono stati imposti durante questa edizione 2020 con le regole anti contagio?

Abbiamo dovuto innanzitutto recepire tutte le procedure imposte dai protocolli di sicurezza, che nello specifico per noi hanno per esempio imposto operazioni di sanificazione, lavaggio e profumazione, necessaria a causa dei prodotti utilizzati, a ogni utilizzo delle auto per lo spostamento degli ospiti. Diversamente dalle altre edizioni, tutti i biglietti erano rigorosamente in digitale, quindi nominali e non cedibili, il che ci ha creato qualche problema in caso di cambiamenti last minute o no show. Oltre al proprio nome inoltre, agli ospiti e accompagnatori è stato chiesto numero di cellulare e indirizzo e-mail, con qualche lamentela da parte di alcuni di loro per quanto riguarda la tutela della privacy. Ma in generale posso dire che tutti hanno accolto le nuove regole come necessarie e vi si sono attenuti.

 

Possiamo dire che il Festival del Cinema di Venezia dal punto di vista organizzativo è stato un successo. Quali scelte sono state determinanti?

Dal punto di vista organizzativo, il fatto che tutti abbiamo saputo andare nella stessa direzione è stato fondamentale. Fondazione Biennale, il direttore Alberto Barbera, ma anche il Comune di Venezia e la Regione Veneto hanno lavorato perché il Festival si facesse nelle migliori condizioni. Per esempio è stata fatta la scelta di fissare al 50% la capienza massima delle sale, un posto sì e uno no, il che ha permesso di svolgere le proiezioni in sicurezza pur assicurando la partecipazione in presenza di un numero importante di persone, come gli abbonati storici, gli sponsor e le delegazioni dei film. Credo che il supporto delle istituzioni in questo genere di eventi sia molto importante per la buona riuscita e mi auguro che l’esperienza di Venezia possa costituire una best practice per gli eventi che verranno.

Come sono state gestite le partecipazioni internazionali?

Ovviamente le presenze internazionali sono state notevolmente ridotte, molto meno quelle europee. In effetti c’è stata una polemica sul diktat imposto dagli avvocati delle ‘major’ che hanno vietato a molti attori la partecipazione, come è accaduto per esempio con la delegazione del film vincitore del Leone d’Oro (Nomadland di Chloé Zhao, ndr). Alcuni di loro sarebbero venuti anche a titolo personale, ma non è stato loro permesso. Di certo non c’è stato spazio per le decisioni dell’ultimo minuto. Per esempio Matt Dillon, che ha fatto il giurato, era in Italia già da due mesi e anche la presidente della giuria Cate Blanchett era arrivata già da tempo.

Sembra chiaro che per un evento di tale portata nelle condizioni attuali c’è ancora meno spazio per l’improvvisazione…

Assolutamente. Dalle partecipazioni a ogni spostamento, dai tempi dilatati imposti dalle misure anti-Covid, tutto è stato minuziosamente programmato. Tutti gli accreditati, i talent, i giurati e gli addetti ai lavori hanno dovuto rispettare le regole, portare pazienza ai varchi dove veniva controllata la temperatura uno a uno, utilizzare con rigore la mascherina, ma la percezione è stata da parte di tutti di massima cautela. Anche il red carpet come è noto quest’anno non prevedeva la presenza del pubblico ed è stato eretto un 'muro' alto abbastanza per impedirne la vista e quindi scongiurare il pericolo di assembramento. Ma ne è valsa la pena e chi vi ha partecipato ha avuto la netta sensazione di vivere un’esperienza straordinaria, non dando nulla per scontato.

Gli eventi sicuri in presenza sono dunque possibili…

Sicuramente lo sono e il Festival internazionale del Cinema di Venezia lo ha dimostrato. Come past president di Mpi Italia (l’associazione che riunisce i meeting planner, ndr) posso anche testimoniare come l’evento che l’associazione ha organizzato nel contesto del festival, The Movie Charity Auction, ha costituito un’ulteriore cartina tornasole di come gli eventi si possono continuare a fare. Certo mentre nelle scorse edizioni i partecipanti in presenza erano un centinaio, quest’anno sono potuti essere solo 35 mentre gli altri erano collegati online, certo il networking da questo punto di vista viene penalizzato, ma non abbiamo perso nulla e abbiamo ottenuto ottimi risultati. Gli eventi ibridi non saranno sempre e per sempre la risposta ottimale, soprattutto per certi format dove il contatto in presenza è indispensabile, ma sono sicuramente una nuova possibilità.

Le misure anti-Covid al Festival di Venezia

Mascherine obbligatorie, biglietti solo online e red carpet blindato: la Biennale di Venezia ha dovuto fare i conti con le misure anti-Covid per mettere in totale sicurezza la kermesse internazionale. Ecco le principali misure elaborate dalla Biennale in accordo con le autorità competenti.

  • Controllo della temperatura corporea, igienizzazioni e sanificazioni ai 9 varchi di accesso alla Mostra
  • Mascherine obbligatorie in tutte le sale cinematografiche e in tutte le aree esterne.
  • Distanziamento sociale nelle sale attraverso l’alternanza del posto a sedere.
  • Prenotazione obbligatoria del posto a sedere nelle sale solo online
  • Distanziamento sociale sul Red Carpet, per il pubblico e per tutte le attività
  • Presenza nell’area delle autorità sanitarie
  • Riduzione dei materiali stampati
  • Assistenza speciale alle delegazioni e agli attori
  • Monitoraggio della provenienza e tracciamento di tutti i partecipanti