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II Dpcm del 18 ottobre blocca di nuovo i congressi. “Decisione frutto di una grave ignoranza”

II Dpcm del 18 ottobre blocca di nuovo i congressi. “Decisione frutto di una grave ignoranza”

Stop a convegni e congressi. Entra in vigore oggi con tutto il suo peso sulla meeting industry il nuovo Dpcm presentato ieri sera in conferenza stampa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il decreto valido fino al 13 novembre prevede, tra le restrizioni imposte dall’avanzata del numero dei contagi da Covid-19, la sospensione delle attività convegnistiche e congressuali se non a distanza, ammettendo quindi soltanto quelle online.

Via libera invece a fiere nazionali e internazionali nel rispetto dei protocolli e del distanziamento, mentre si fermano le manifestazioni locali. “Questo dpcm è frutto di una grave e grande ignoranza” commenta Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi, a Meeting e Congressi.

Cosa dice il dpcm su congressi e convegni

Al punto n-bis del testo del dpcm si legge come “sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza”. Diverso per le cerimonie pubbliche che si possono svolgere “nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico”.

Per quanto riguarda le riunioni invece “nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza”.

Si attende una risposta, che per ora non è arrivata, all’appello del settore che si è dichiarato pronto “a concordare nuovi e più dettagliati protocolli di sicurezza” chiedendo di  “lasciare alle singole Regioni la scelta delle manifestazioni e grandi eventi da vietare tramite ordinanze” come si legge nella lettera del 18 ottobre inviata a Conte da Federcongressi&eventi.

Secondo quanto dichiarato dall’associazione “non ci sono stati focolai di contagio nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021 distruggendo un intero settore che invece resta aperto in altri paesi europei con tassi di contagio ben più alti del nostro”.

LEGGI IL TESTO DEL DPCM 

“Così ci fermano per 2 anni, il governo risponda ora”

“Questo dpcm è frutto di una grave e grande ignoranza, non ha chiuso nessuna di quelle attività che già erano stato individuate come luoghi di contagio, penalizzando invece solo il settore dei congressi. Tutto questo è inaccettabile” spiega Alessandra Albarelli, che abbiamo raggiunto per un commento a caldo sul dpcm.

“Siamo l’unico settore che in questi mesi ha elaborato e adottato protocolli propri, abbiamo fatto corsi sulla valutazione del rischio, abbiamo investito in sistemi di sanificazione e ciò nonostante siamo gli unici a essere stati penalizzati da questo dpcm. Tutto ciò è ingiusto”. 

Gravissime secondo Albarelli le conseguenze di questa decisione. “Così ci fermano anche per tutto il 2021, perché oltre alla cancellazione degli eventi già organizzati per questo autunno si ferma tutta la programmazione per il prossimo anno. Avevamo ripreso con tanti sforzi arrivando a fare appena il 5-10% degli eventi e ora siamo fermi di nuovo. Con questa decicione staremo due anni senza lavorare”.

L’attesa è quella di una risposta da parte del governo al quale il settore chiede di ritrattare e modificare il testo del dpcm. “Il governo non ha capito che il settore congressuale non è un optional. Siamo piccole imprese che occupano 650mila persone. Ora mettano mano alle tasche con sostegni seri e la cassa integrazione per tutto il 2021. Quello che è stato fatto fino a ora è semplicemente ridicolo” conclude Albarelli. 

Un dpcm che lascia solo dubbi

Nel testo del dpcm si fa riferimento, come abbiamo riportato, alle attività congressuali e convegnistiche senza ulteriori specifiche. Una approssimazione che non solo denuncia la scarsa conoscenza della materia da parte di chi ha ritenuto di prendere questo provvedimento, ma che sopratutto sta gettando nel panico gli organizzatori. 

Non è infatti chiaro se, per esempio, una riunione aziendale è assimibilabile alla definizione di congresso o di "riunione privata", il cui svolgimento a distanza è solo consigliato. Altresì, non è chiaro se le sessioni formative durante lo svolgimento di una manifestazione fieristica siano da considerare congressi o meno.

Mentre i dubbi degli operatori si moltiplicano, tutto il settore resta in attesa di chiarimenti per capire cosa fare da oggi.