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Ultimo Dpcm: niente di nuovo per i convegni. Le ricadute dei nuovi stop

Ultimo Dpcm: niente di nuovo per i convegni. Le ricadute dei nuovi stop

È entrato in vigore venerdì il 6 novembre il nuovo Dpcm che introduce nuove misure anti-contagio da Covid-19 nel nostro Paese.

Come è noto, la maggiore novità che ha apportato il decreto è la divisione del territorio nazionale in tre zone - rossa, arancione  e gialla - differenziate secondo il livello di rischio calcolato su numerosi parametri tra cui l’indice Rt, ovvero la stima di quante persone ogni individuo che ha contratto il nuovo coronavirus può potenzialmente contagiare. 

Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria sono in zona rossa, quella di massima gravità con un livello di rischio alto, ma abbiamo visto come l'andamento epidemiologico possa far passare una regione da una area all'altra in caso dell'aumento dei casi positivi o di particolare sofferenza da parte delle unità ospedialiere. È di fatto quello che è accaduto in questi giorni ad Abruzzo, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana, che con il provvedimento del ministro Roberto Speranza passano da mercoledì 11 novembre dalla zona gialla a quella arancione, quella con una “trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo”,  e alla provincia autonoma di Bolzano, che sarà zona rossa.

Tornando al testo dell'ultimo decreto per quel che riguarda nel dettaglio l’organizzazione di convegni e attività convegnistiche, come era praticamente scontato, non cambia nulla rispetto al Dpcm del 18 ottobre, che come è noto aveva già fermato queste attività. L’unica modifica generica è quella della data, che sposta al 3 dicembre la validità dei divieti, prima indicati al 24 novembre. Una modifica, che come sappiamo, non cambia la sostanza del provvedimento per il settore della meeting industry, legato a esigenze di programmazione a lungo termine già compromesse. 

Il passaggio del nuovo Dpcm che si riferisce al comparto congressuale è contenuto nell’Articolo 1 al punto O: “sono sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi,  ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a  distanza;  tutte le cerimonie pubbliche si svolgono  nel  rispetto  dei  protocolli  e linee guida vigenti e  in  assenza  di  pubblico;  nell'ambito  delle pubbliche amministrazioni le riunioni  si  svolgono  in  modalità  a distanza, salvo la sussistenza di  motivate  ragioni;  è  fortemente raccomandato svolgere  anche  le  riunioni  private  in  modalità  a distanza”.

Qui il testo del Dpcm pubblicato in Gazzetta Uffiicale. 

Per quanto riguarda gli alberghi, il Dpcm specifica solo che “resta consentita  senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre  strutture ricettive limitatamente ai propri clienti” in riferimento alle restrizioni che riguardano i ristoranti, chiusi nelle zone rosse e arancioni. Il resto del territorio nazionale è in zona gialla, dove  l’apertura di bar e ristoranti non è consentita dalle 18 alle 5 del mattino. 

Se ne deduce che gli alberghi possono rimanere aperti, ma con pesanti conseguenze“Le strutture ricettive italiane versano in condizioni sempre più gravi e la situazione è purtroppo destinata ad aggravarsi nelle prossime settimane, per effetto delle misure di contenimento che hanno ridotto al lumicino la vita sociale” sono le parole del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, a commento dell’ultimo decreto che secondo la Federazione delle Associazioni italiane Alberghi e Turismo riduce  “quasi a zero la possibilità di viaggiare e, conseguentemente, di soggiornare in albergo” ricordando che  durante il lockdown primaverile l’ISTAT aveva rilevato un calo del 91% delle presenze negli esercizi ricettivi.