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Decreto Riaperture, la rabbia della filiera dei congressi e degli eventi: "ci discrimina"

Decreto Riaperture, la rabbia della filiera dei congressi e degli eventi: "ci discrimina"

Il Decreto Riaperture scatena lo sconcerto delle imprese e dei professionisti del settore dei congressi e degli eventi. 
Due sono le principali domande: "Qual è la differenza tra un meeting di 200 persone e una proiezione cinematografica per lo stesso numero di partecipanti?" e "Qual è la differenza tra una cena al ristorante o un banchetto di nozze?".

La denuncia, sostenuta da una lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Consiglio dei Ministri, arriva dai portavoce di #Italialive, l’iniziativa che riunisce le associazioni del comparto.

Cosa dice il Decreto Riaperture su congressi ed eventi

Il decreto-legge "Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19", ossia il Decreto Riaperture pubblicato in Gazzetta ufficiale il 22 aprile 2021, conferma la data del primo luglio per la riapertura di convegni e congressi in zona gialla.

All'articolo 7 si legge che: "È consentito dal 15 giugno 2021, in zona gialla, lo svolgimento in presenza di fiere, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020, ferma restando la possibilità di svolgere, anche in data anteriore, attività preparatorie che non prevedono afflusso di pubblico. L’ingresso nel territorio nazionale per partecipare a fiere di cui al presente comma è comunque consentito, fermi restando gli obblighi previsti in relazione al territorio estero di provenienza. (...)  Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono altresì consentiti i convegni e i congressi, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020. Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono altresì consentiti i convegni e i congressi, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020".

Il decreto delle incongruenze: perché non prima anche gli eventi 

Le fiere riaprono il 15 giugno, mentre i congressi e i convegni devono aspettare il primo luglio. "È questa la prima e incomprensibile incongruenza del decreto. Se la ratio che guida le decisioni del Governo è tutelare l’economia e contemporaneamente la salute dei cittadini, non si spiega come possano essere autorizzate le fiere con migliaia di visitatori mentre i congressi e i convegni sono costretti a rimanere in stand by. Una disparità dalle conseguenze gravissime perché fa perdere giornate di business a un settore fermo da oltre un anno e privo anche della sola ombra di un ristoro" affermano i rappresentanti di #italialive.

Altra incongruenza è la data di ripartenza per eventi aziendali e formativi, eventi privati e matrimoni, che si possono svolgere con le medesime modalità di una cena al ristorante e che invece sono "rimandati". Anche i meeting, facilmente assimilabili al comparto dei cinema e teatri, devono aspettare, anche se garantiscono un controllo assoluto dei partecipanti, a partire dalla fase di preparazione fino alla conclusioni.

"Il Decreto Riaperture discrimina ancora una volta i congressi e i convegni e dimentica una fetta importante delle imprese del nostro Paese. Aziende che organizzano e producono eventi di marketing, B2B e B2C, meeting, eventi privati e matrimoni non possono contare su una data certa di riapertura che permetterebbe loro di ricominciare a sperare in una futura normalità. L’attenzione del Governo sembra spostata su settori che hanno manifestato il proprio dissenso con modalità ai limiti della violenza. Il nostro comparto ha invece sempre cercato un dialogo costruttivo e propositivo” ha commenta Salvatore Sagone, presidente del Club degli eventi e della Live Communication e portavoce nei rapporti con i media di #Italialive”.

“Siamo veramente esausti, e non solo perché dopo oltre un anno di fermo totale vediamo le nostre aziende sempre più a rischio chiusura ma perché il Governo non sembra ancora aver capito quanto il nostro comparto sia fondamentale per la ripresa dell’economia interna e per promuovere all’estero il Made in Italy. E questo nonostante tutto il nostro impegno, determinazione e rassicurazioni. Auspico che da parte del Governo ci sia un’immediata e definitiva presa di consapevolezza di tali gravi incongruenze e che, quindi, vi ponga rimedio nel Decreto in uscita” ha aggiunto Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi e portavoce dei rapporti istituzionali e politici di #Italialive.