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Long-stay: un’opportunità per destinazioni più smart e attrattive? Il report di ECM

Long-stay: un’opportunità per destinazioni più smart e attrattive? Il report di ECM

Parlare di smart working è oggi più che mai attuale. È infatti probabile che in questi mesi in cui la situazione sanitaria legata alla diffusione di Covid-19 sta attraversando una nuova fase di emergenza, se pur diversa da quella che abbiamo conosciuto durante i lockdown degli ultimi 2 anni, il lavoro da remoto continuerà a essere adottato in molte aziende come misura concreta di contrasto alla diffusione del coronavirus.

L’aumento dei nomadi digitali, ossia coloro che svolgono la loro attività lavorativa lontano da una precisa sede (o che non hanno una sede ufficiale perché, per esempio, sono liberi professionisti) sono uno degli aspetti più evidenti di come il mercato del lavoro globale sia al momento in una fase di enorme cambiamento. Carriere e stili di vita si modificano a seguito della pandemia, ma non solo, in nome della flessibilità. Un’occasione per le destinazioni di ampliare il loro appeal per queste nuove realtà, ma non solo, secondo European Cities Marketing (ECM), l’associazione che comprende uffici del turismo, convention bureau e organizzazioni di marketing delle principali città europee. ECM ha appena pubblicato il report Understanding the world of the digital nomad: How can cities tap into new sources of travelling global talent? in collaborazione con Toposophy che indaga proprio questa tema.

Nomadi digitali: quali vantaggi per le destinazioni

Secondo il report, il 62% dei lavoratori in USA e Europa preferisce il lavoro ibrido, ossia quello che permette di alternare periodi in ufficio con il lavoro da remoto. I nomadi digitali, dice il report, cercano di solito alloggi a prezzi accessibili per periodi di breve-medio termine. Negli spazi di co-working che utilizzano per il loro lavoro cercano aree comuni e sale meeting, orari flessibili e tutta una serie di servizi che comprendono ristorazione e servizio bar, oltre alla possibilità di venire in contatto con la comunità locale e i servizi digitali utili a mantenere i rapporti con le comunità remote.

Alcune destinazioni nel mondo hanno già sviluppato programmi attrattivi e agevolazioni per i nomadi digitali. Nel report viene riportato per esempio il caso di Santa Flora, il primo smart working village d’Italia, che in provincia di Arezzo offre servizi digitali come la barda larga e fino al 50% di agevolazioni su l’affitto per chi vi si trasferisce per lavorare per qualche mese. Ma perché una destinazione dovrebbe essere interessata ai nomadi digitali? Oltre alla possibilità,  di generare benefici economici imediati alla comunità, questa scelta porta vantaggi sia in termini di promozione che di attrattività, anche quando si parla di eventi. Il mercato del long-stay fa infatti da stimolo per avviare strategie di promozione, servizi, implementazione digitali e così via che aumentano più in generale la competitività delle destinazioni.

Un incentivo per l'organizzazione di eventi 

In particolare, comunità di nomadi digitali portano nuove competenze alle destinazioni, che dovrebbero facilitare l'incontro con le comunità locali. Da notare anche, sempre secondo il report, che tra i maggiori fattori di appeal per un nomade digitale nei confronti di un luogo è proprio la possibilità di venire in contatto con le persone che ci vivono. Da questo punto di vista, l'organizzazione di eventi volti all'incontro di chi sceglie una destinazione per un long-stay con membri della comunità locale, aziende, organizzazioni e così via diventa centrale così come l'organizzazione di attività e tour locali che si trasformano in ottime opportunità di promozione a livello globale.