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Federcongressi&eventi preoccupata per la spending review che limita la libertà prescrittiva del medico

Federcongressi&eventi preoccupata per la spending review  che limita la libertà prescrittiva del medico

«Questa misura — afferma Paolo Zona — infligge un colpo gravissimo ai già ridotti investimenti pharma a supporto del congressuale medico-scientifico e della formazione Ecm»

Federcongressi&eventi torna a lanciare il proprio appello – come già aveva fatto lo scorso febbraio – a supporto di Farmindustria nella richiesta di eliminare o modificare l’emendamento della cosiddetta Spending Review che così recita: «Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto a indicare nella ricetta la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. L'eventuale prescrizione di uno specifico medicinale tra quelli equivalenti deve essere giustificata dal medico con sintetica motivazione scritta». Il presidente Federcongressi&eventi Paolo Zona commenta: «Questa norma – delle cui gravissime conseguenze il ministro della Salute Renato Balduzzi dovrà assumersi la responsabilità pubblica – si risolve in una distorsione della concorrenza a danno del prodotto con marchio, perché di fatto limita una prerogativa esclusiva del medico. Ciò avrà gravi ripercussioni sulle aziende farmaceutiche e, ulteriore inevitabile conseguenza, comporterà un drastico taglio degli investimenti rivolti all’informazione scientifica e al supporto di iniziative congressuali e di formazione Ecm. Ancora una volta debbo stigmatizzare le drammatiche inevitabili ricadute di un’operazione iniqua e, beffa oltre al danno, a saldo zero — continua Zona — Come già ebbi a dire tempo fa questa misura non apporta nessun vantaggio per il Servizio Sanitario Nazionale, e nessun vantaggio significativo per il cittadino; trasferisce bensì, in forma coattiva, quote di mercato a favore delle aziende produttrici di farmaci equivalenti che non producono in Italia nulla di ciò che vendono, danneggia il sistema produttivo e occupazionale farmaceutico italiano e, conseguentemente, numerose componenti dell’indotto fra cui la nostra. Il livello di preoccupazione è altissimo — conclude Zona — Non per nulla il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi parla di un fatto vergognoso. Giudizio a cui mi associo totalmente. Questa norma determinerà il disinvestimento da parte dell’industria farmaceutica in Italia, limitando al minimo la ricerca condotta nel nostro Paese, trasferendo gli stabilimenti di produzione in altre nazioni e riducendo drasticamente i livelli occupazionali in un settore che, al contrario, avrebbe tutte le carte in regola per contribuire alla ripartenza del nostro sistema al fianco di molti altri settori produttivi, fra cui quello che rappresento. E intanto il ministro del Turismo Piero Gnudi tollera che il Convention Bureau Italia venga messo in liquidazione…».