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Business Travel: presentati in Bit i dati dell'Osservatorio

Business Travel: presentati in Bit i dati dell'Osservatorio

La rivista Turismo d'Affari ha presentato ieri i dati della sesta edizione del proprio Osservatorio sul Business Travel

La rivista Turismo d’Affari ha presentato ieri in occasione della BIT (Borsa Internazionale del Turismo) i dati della sesta edizione del proprio Osservatorio sul Business Travel,2007 - ricerca patrocinata dell'Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Statistiche, e condotta dal professor Andrea Guizzardi in collaborazione con la Scuola Superiore di Scienze Turistiche. L’Osservatorio è sponsorizzato per il quarto anno consecutivo da Amadeus Italia e supportato da Carlson Wagonlit Travel. Unica nel suo genere in Italia, l’indagine ha esplorato il mercato del turismo professionale dell’anno appena concluso attraverso interviste dirette a travel manager di un cospicuo campione di aziende italiane del settore manifatturiero, dei servizi e della distribuzione. Dalla ricerca emerge che i viaggi d’affari, che nel 2006 sono stati 31,8 milioni per una spesa complessiva di 18,2 miliardi di euro, registrano una leggera crescita (+0,4 per cento) rispetto all’anno precedente. Il risultato aggregato è determinato dalla stasi del mercato nazionale (dove si compensano il -2,4 per cento dei viaggi regionali ed il +2,2 per cento dei viaggi a più lungo raggio) e dalla crescita dei viaggi internazionali (+1,8 per cento), soprattutto sul segmento europeo (+2,2 per cento). Buoni incrementi si sono avuti sia nei viaggi verso la Francia, grazie all’accelerazione dell’integrazione delle due economie nei settori dei servizi e della distribuzione, sia nei viaggi verso la Germania, dove la ripresa degli investimenti e l’incremento delle esportazioni hanno contribuito a riattivare la domanda di beni strumentali. Per quanto riguarda la durata dei viaggi d’affari, l’Osservatorio rileva che dei 31,8 milioni di viaggi intrapresi dalle aziende italiane nel 2006, quasi 13 milioni non includono il servizio di pernottamento. L’“escursionismo d’affari” copre così una quota del 40,6 per cento dei viaggi e risulta in crescita, seppur modesta, rispetto al 2005. Questo dato, che si associa al calo di quasi due punti percentuali dei viaggi di maggiore durata, è lesivo soprattutto del settore alberghiero: i risultati dell’indagine indicano infatti una diminuzione di circa il 7 per cento dei pernottamenti per affari, concentrati soprattutto sul mercato internazionale che, secondo l’UIC, Ufficio Italiano dei Cambi, scende addirittura del 13 per cento sulle destinazioni europee. L’analisi per motivazione, ovvero lo scopo per cui viene intrapreso il viaggio d’affari, denota quest’anno una crescita dei viaggi per incontri “one to one” (+2,7 per cento), imputabili per la maggior parte dei casi ad incontri cliente-fornitore, e dalla simultanea contrazione dei viaggi per tutti gli eventi aggregativi (-3,5 per cento), congressi, meeting aziendali e fiere, il cui calo nella quantità è confermato dai dati dell’Osservatorio Congressuale Italiano del primo semestre 2006. Novità di quest’anno è un’esaustiva analisi delle modalità di acquisto dei viaggi d’affari con un’attenzione particolare al ruolo di internet e alle preferenze dei travel manager per i diversi fornitori e intermediari della rete. Ne emerge una netta differenziazione dei comportamenti di acquisto nel caso dei trasporti o dell’alloggio. Nel primo caso è privilegiato il canale dell’intermediazione con l’agenzia (64,2 per cento), mentre nell’acquisto dell’alloggio il rapporto diretto con il fornitore finale raccoglie la maggiore quota di preferenze (42,9 per cento). In entrambi i casi la scelta del canale telematico incide con una percentuale che si aggira intorno al 20 per cento. “Se però analizziamo i dati ponderati per quantità di viaggi acquistati - precisa il Professor Guizzardi dell’Università di Bologna – si ha una misura più accurata della segmentazione del mercato che evidenzia come canale principale gli accordi diretti con i fornitori (52,2 per cento dei trasporti e 64,4 per cento degli alloggi). Seguono le agenzie viaggi, a cui viene affidato il 41,3 per cento dell’intermediazione (attiva) dei trasporti e il 31,2 per cento di quella dei pernottamenti, mentre tramite internet le percentuali di acquistato scendono rispettivamente a 3,5 per cento e 3 per cento”. La spiegazione di queste discrepanze sta nel fatto che internet è preferito dalle piccole realtà imprenditoriali e per l’acquisto di viaggi semplici e poco costosi, che meno si prestano alla intermediazione professionale.