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Resilienza, la chiave per eventi di successo, ieri, oggi e domani nel cuore della Capitale

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THE BUILDING HOTEL

È stato uno dei 20 hotel su 2.800 in tutta Roma a rimanere aperto anche durante il primo lockdown: si tratta del The Building Hotel, una prestigiosa struttura, incastonata in posizione strategica nel centro della Capitale, a pochi minuti a piedi dalla Stazione Termini e adiacente alla fermata della metropolitana Castro Pretorio.

“Non abbiamo mai chiuso The Building Hotel, la struttura più grande di cui disponiamo, neanche durante i primi mesi di restrizioni rigidissime. Per poter andare avanti abbiamo rivoluzionato completamente la nostra politica commerciale, che prima della pandemia era per il 75% leisure e internazionale. Ci siamo orientati verso il corporate e business”, spiega Giovanni Romano, Director of Sales & Marketing del gruppo Progetti Turistici, di cui The Building fa parte. 

La riconversione è avvenuta partendo dalle aziende del territorio, attraverso un autentico lavoro old style, ovvero tramite contatto diretto, con l’obiettivo di rendere quella parte di mercato il nuovo core business.

Per incentivare la trasformazione, la società ha agito su più fronti: in primis ha aumentato sensibilmente la disponibilità del parcheggio, distinguendosi quindi come una delle poche strutture della zona ad avere un ampio spazio riservato alle auto nelle immediate vicinanze della stazione Termini. “Un plus capace di fare la differenza soprattutto durante la prima fase della pandemia, in cui c’era una grande reticenza nell’utilizzare i trasporti pubblici”.

In secondo luogo, ha trasformato radicalmente l’offerta food and beverage: da una ricca scelta di piatti internazionali, nata dall’esigenza di soddisfare i palati più diversi provenienti da ogni parte del mondo, si è passati a un menù alla carte con una selezione di prodotti genuini e ogni giorno diversi a seconda della disponibilità del mercato. Un menù studiato sui gusti di una clientela italiana, come noto, da sempre molto esigente.

Sono stati poi riadattati gli spazi a disposizione degli eventi, passando da una capacità di 210 persone a un massimo di 60. Da subito sono stati proposti eventi ibridi, forti anche della disponibilità di una sala, costruita nel 2016, con un background tecnologico avanzato. E per rendere ogni evento assolutamente sicuro, The Building Hotel ha stilato un protocollo di sicurezza del tutto pionieristico, quando ancora non erano state create le linee guida per la Meeting Industry.

Oggi il The Building Hotel guarda oltre, al futuro post pandemia. Non essendosi mai fermato, non sente il peso e le difficoltà della ripartenza, è già in corsa verso la direttrice del domani.

“Non è più tempo di parlare di ciò che è stato, ora dobbiamo tornare a lavorare tutti. Siamo pronti a realizzare per i nostri clienti ogni tipologia di evento, grazie ai nostri spazi modulabili. Ambienti che possono essere trasformati per rispondere a ogni necessità. Abbiamo anche la possibilità di organizzare outdoor break, grazie a delle terrazze esterne con una capacità di massimo 150 persone. Anche oggi ovviamente, ogni evento, viene organizzato nel più rigoroso rispetto delle misure anti Covid-19”.

L’esigenza di tornare in presenza

“La mia sensazione è che nell’ambito dei grandi eventi ci sia l’esigenza di tornare all’incontro. Resterà ancora a lungo la modalità ibrida del 50 e 50, ma c’è pressione per il ritorno in presenza, almeno per tutti quegli eventi in cui si stringono collaborazioni o partnership. Sono dell’idea che da remoto continuerà a funzionare bene la formazione, ma non il resto. E’ altresì vero che non vedremo eventi da 600, 800, 1000 persone ancora per qualche anno. Per ciò che ci riguarda invece, incontri con un massimo di 200 invitati, si tornerà in presenza”.

Non mancheranno tuttavia le criticità: “La Meeting Industry attualmente vive una grande difficoltà, il timing: se prima si convertiva un evento con 6 mesi di anticipo, ora gli stessi eventi anche di alto livello, si devono concludere in un tempo massimo di 15 giorni. Questo è frutto principalmente dell’insicurezza, che non è solo sanitaria, ma anche finanziaria”.

“Di certo non sono le questioni organizzative a metterci in difficoltà, il nostro lavoro ci insegna, per definizione, a organizzare cose impossibili! Evolvere in corso d’opera è il nostro pane quotidiano, resilienza è la parola chiave del nostro mestiere”.