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Gli Anni 2000 - La società

Anni Duemila: il millennio globale

Saranno ricordati come gli anni della più profonda crisi finanziaria della nostra storia, dopo quella del ’29. Senza contare l’11 settembre 2001 o la bolla delle dot.com. Eppure, i 2000 sono anche anni di grandissima innovazione, soprattutto tecnologica

Anni Duemila: il millennio globale

Il “decennio breve” – così sono definiti i Duemila a causa della velocità con la quale si susseguono innovazioni e accadimenti – e gli anni che seguono poco hanno a che fare con i precedenti “incerti” Novanta. Certo, quelli sono stati i tempi della semina (prendiamo per esempio il crollo del Muro di Berlino avvenuto nel 1989), ma la ricca messe è degli anni del Terzo Millennio. Succedono fatti unici che danno vita a una successiva generazione di fatti irripetibili. L’attentato alle Torri Gemelle, per esempio, è per gli Usa uno shock che va ben al di là dei già devastanti effetti. Dopo Pearl Harbor, è la seconda volta che gli States vengono attaccati sul proprio territorio, un’autentica violazione fisica del suolo patrio (la terza se contiamo anche la scorribanda di Pancho Villa, che la notte del 9 marzo 1916 attaccò la cittadina di Columbus, nel New Mexico). Poi arrivano la crisi economica e il boom della tecnologia. Il mondo cambia rapidissimamente e se è difficile, anzi impossibile, fare previsioni, una cosa è certa: nulla, assolutamente nulla, sarà mai più come prima.

L’euro manda in pensione la lira

L’euro manda in pensione la lira

C’è ancora chi, volendo indicare quanto cara sia la vita, converte gli euro in vecchio conio: la Lira. E certo raggiunge l’effetto shock desiderato. E c’è chi, dopo 11 anni, ancora guarda il numero impresso sulle monete per distinguere i 10, i 20 e i 50 centesimi. E mai come in questo periodo, complice la crisi, c’è chi dall’euro – già, è di lui che stiamo parlando – vorrebbe fuggire per ritornare ai conii nazionali. La moneta unica è utilizzata oggi da 17 degli Stati membri dell’Unione europea. La sua introduzione, nel 1999, è stata uno dei più importanti passi verso l’integrazione. Con il trattato di Schengen (1995) e la divisa bicolore, l’Europa è, almeno in teoria, un unicum. Oggi lo usano, nel Vecchio Continente, circa 330 milioni di persone. Quando è stato varato, il primo gennaio 1999, l’euro è diventato la nuova moneta ufficiale di 11 Stati membri, in sostituzione delle vecchie divise nazionali. La transizione è avvenuta in due fasi. Inizialmente è stato introdotto come moneta virtuale per i pagamenti non in contanti e a fini contabili, mentre lire, marchi, franchi e pesetas continuavano a essere utilizzate per i pagamenti in moneta. Dopo questa fase di “rodaggio”, il primo gennaio 2002 la moneta bicolore ha cominciato a circolare fisicamente. L’euro non è la valuta di tutti gli Stati membri dell’Ue. Danimarca e Regno Unito hanno ottenuto nel trattato una deroga permanente (opt-out) che li esonera dalla partecipazione all’area dell’euro, mentre altri Paesi (molti dei nuovi Stati membri più la Svezia) non hanno ancora soddisfatto le condizioni per l’adozione della moneta unica. Quando lo faranno, sostituiranno le rispettive monete nazionali con l’euro.

Torri Gemelle, si riparte da Ground Zero

Torri Gemelle, si riparte da Ground Zero

L’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 contro New York e Washington ha cambiato la nostra vita. Non solamente quella dei cittadini statunitensi ma dei sei miliardi di persone sul pianeta. Oltre tremila sono state le vittime del primo attacco al mondo occidentale ripreso in diretta televisiva in tutta la sua sconvolgente crudezza e atrocità: le due Torri Gemelle, skyline della Grande Mela e cuore pulsante del World Trade Center rappresentano il simbolo trafitto della cultura e del potere statunitense. Con il dirottamento di quattro aerei di linea – un altro si schianta sul Pentagono e il quarto, diretto sulla Casa Bianca, precipita prima, in Florida, grazie all’estremo sacrificio dei passeggeri – davanti a milioni di telespettatori l’Islam fondamentalista ed estremo ha attaccato le democrazie creando una totale destabilizzazione, i cui strascichi sono tutt’ora presenti. L’attacco scatena un conflitto globale che si combatte negli anni successivi su molti fronti: in Afghanistan, a Baghdad, nello Yemen ma anche a Londra, Gerusalemme, Mumbai, Istanbul, Madrid. Lo stesso mondo islamico è scosso e non mancano violenti contrasti fratricidi tra gruppi moderati ed estremisti e tra diverse etnie. Ispiratore e ideologo di questa barbarie basata sull’interpretazione della Jihad è stato il saudita Osama bin Laden, fondamentalista sunnita a capo dell’organizzazione terroristica internazionale al-Qaida, una rete di cellule che ancora minaccia il mondo. Bin Laden è rimasto ucciso il 2 maggio 2011 in Pakistan nel corso dell’azione militare statunitense Operation Neptune Spear.

Seconda guerra del Golfo, bilancio difficile

Seconda guerra del Golfo, bilancio difficile

Dal 19 marzo 2003 al 18 dicembre 2011: otto anni, sette mesi e 29 giorni. Tanto è durata la Guerra d’Iraq, la Seconda guerra del Golfo, sfociata nell’abbattimento del regime di Saddam Hussein e in una feroce una guerra civile. Solo in un secondo tempo si è giunti all’instaurazione di un regime democratico retto su libere elezioni e il passaggio di tutti i poteri alle autorità irachene da parte dell’esercito americano. Ancora una volta la coalizione guidata dagli Stati Uniti era andata a fronteggiare l’esercito del rais e le sue propaggini fondamentaliste e il conflitto che ne seguì causò un numero altissimo di morti (i costi umani non sono definiti con certezza) e una profonda instabilità nella regione, squassata da continui attentati contro la coalizione e non solo. La neonata democrazia del dopo-Saddam non è riuscita ad arginare un tragico aumento delle violenze in Iraq, una imponente penetrazione di al-Qaida e una scarsa sicurezza per i cittadini. L’Italia, che all’inizio del conflitto si era limitata a fornire alla coalizione un supporto logistico, con la missione Antica Babilonia dal 2003 al 2006 mandò sul campo forze dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nassiryya. Proprio in questa città, il 12 novembre 2003, un camion carico di esplosivo fu fatto esplodere davanti alla base Msu italiana dei carabinieri. L’attentato provocò 28 morti, 19 italiani e nove iracheni. A conti fatti, dunque il reale bilancio della Seconda guerra del Golfo, anche dopo qualche tempo, risulta non univoco ed è oggetto di dibattito.

L’onda lunga dello Tsunami

L’onda lunga dello Tsunami

Con i suoi duecentomila morti è stata la peggior catastrofe del decennio. Ma, dicono le statistiche, lo tsunami che ha colpito nel dicembre 2004 l’Oceano Indiano è solamente uno dei 3.852 disastri ambientali del primo decennio del Terzo Millennio. Sempre le fredde statistiche indicano che, a causa di questi, hanno perso la vita 780mila persone e si possono calcolare danni per 960 miliardi di dollari. Esistono responsabilità “umane” in queste manifestazioni di potenza della natura? Sicuramente sì. In primis, dicono gli scienziati, è colpa dei cambiamenti climatici che portano a un’estremizzazione delle stagioni (fenomeni cui assistiamo anche in Italia con estati brevi e torride e inverni lunghi e piovosissimi, senza soluzione di continuità e, pertanto, con repentini e forti sbalzi di temperatura) e riguardo questo aspetto, le emissioni di gas a effetto serra – quelli trattati nel Protocollo di Kyoto – hanno decisamente una voce forte in capitolo. Per la prima volta nella storia, infatti, al vertice sull’ambiente di Cancun, in Messico, gli esperti hanno attribuito all’uomo la responsabilità di alcuni ecodisastri come siccità, uragani, frane, incendi e alluvioni. L’unica possibilità di contrastare questa tendenza è ridurre del quaranta per cento le emissioni di anidride carbonica e fare in modo di contenere il riscaldamento globale con misure planetarie che inducano un’inversione di tendenza. Ricordiamo tre eventi partendo da uno italiano, fortunatamente di scarsa entità. Il 30 dicembre 2002 Stromboli è stata investita da un maremoto causato dalla caduta di un costone del cratere sul lato Nord dell’isola. Lo scivolamento in mare di una grande massa di materiale ha generato onde di imponenti dimensioni, la più alta delle quali ha sfiorato i dieci metri. La mareggiata è stata registrata anche nelle altre sei isole dell’arcipelago eoliano. Nell’agosto 2005 Katrina, tra i maggiori responsabili in termini di perdite umane (oltre 1800) e il più grave della storia degli Stati Uniti quanto a danni economici, si è abbattuto sulla costa atlantica. New Orleans, in Louisiana, è stata totalmente devastata ma la distruzione ha raggiunto anche il Mississippi e l’Alabama. L’11 marzo 2011, il terremoto e maremoto del Tÿhoku, in Giappone, provoca quattro distinti incidenti presso la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, i cui effettivi danni potranno essere valutati esattamente solo nel medio-lungo periodo.

La terra trema

La terra trema

Italia terra ballerina. E il Terzo Millennio non smentisce. Nel 2009 L’Aquila viene devastata da una serie di eventi con epicentro nell’intera conca. La scossa principale, verificatasi nella notte del 6 aprile, ha avuto una magnitudo di 6,3 gradi. Il terremoto spazza via il bellissimo centro storico e la vita di 308 persone, cui si sommano più di 1500 feriti e un danno stimato che supera i dieci miliardi di euro. Nel 2012 la terra trema di nuovo e colpisce principalmente l’Emilia, sfiorando anche Lombardia e Veneto. La serie di scosse localizzate nella Pianura padana tocca le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo, ma è avvertita in un’area molto vasta nell’Italia centro-settentrionale. Si arriva a 5,9 gradi Richter. Si conteranno 27 vittime, oltre trecento feriti, 15mila sfollati e immensi danni materiali. Per la cronaca, nel 1997 un sisma devastante aveva colpito Umbria e Marche: 11 i morti, più di cento i feriti e oltre ottantamila le case danneggiate. Molti monumenti di grandissimo valore, fra i quali la Basilica di San Francesco ad Assisi, subirono gravi danni.

Barack Obama, un afroamericano alla Casa Bianca

Barack Obama, un afroamericano alla Casa Bianca

Gli anni Duemila segnano davvero – e non solamente sul calendario – la svolta nel Terzo Millennio. Una svolta che, nel 2008, porta alla Casa Bianca, per la prima volta negli States, un afroamericano figlio di un immigrato kenyota. Barack Obama è il quinto presidente più giovane della storia, il primo a ricevere il premio Nobel per la pace (perdipiù molto velocemente, nel 2009, a un solo anno dall’insediamento). Ma soprattutto, con il suo slogan di tutta la campagna elettorale “Yes, we can” (Sì, possiamo farcela), è il primo a volere fortemente grandi riforme pubbliche, prima fra tutte quella dell’assistenza sanitaria che, grazie a una legge approvata dopo accesissime polemiche nel marzo 2010, estende la copertura a 31 milioni di americani. L’ingresso di Obama alla White House, coronamento del sogno di Martin Luther King, ha portato una ventata di novità rispetto alle presidenze precedenti. La moglie Michelle ha realizzato un piccolo orto biologico, è “un’attivista” della vita sana ed è in prima linea nella lotta all’obesità infantile. Rieletto per il secondo mandato nel 2012, un aspetto da considerare nella sua campagna elettorale è stato il formidabile utilizzo dei social network per sensibilizzare e spingere al voto gli americani, in genere piuttosto “astinenti” dalle urne.

Tutti in viaggio con le low cost

Tutti in viaggio con le low cost

Mentre il Concorde compie l’ultimo volo – è il 2003 – cambiano drasticamente le abitudini di viaggio, non solo degli italiani. Biglietti a prezzi stracciati, servizi a bordo ridotti all’osso, e comunque solo a pagamento, e prenotazioni solo via internet. Sono ormai passati più di trent’anni da quando ha fatto la sua comparsa nei cieli degli Stati Uniti la prima compagnia low cost. Da allora Southwest Airlines è entrata di diritto tra i maggiori vettori di tutti gli States per numero di passeggeri trasportati, dando vita a una rivoluzione del modo di volare che ha avuto i suoi seguaci, a cascata, anche in Europa (Ryanair, EasyJet...). A fare le spese di tutto questo sono le compagnie tradizionali legate a modelli operativi, gestionali e di pricing  più costosi, particolarmente su quelle rotte point-to-point a medio raggio che rappresentano il terreno privilegiato di azione dei vettori “no frills”. Ma le differenze tra i due tipi di compagnie vanno oltre il “semplice” catering a pagamento e comprendono una tipologia e una gestione della flotta di aeromobili completamente diversa; un approccio alla gestione degli equipaggi orientato alla massima efficienza; il tipo di rotte servite; la rete distributiva, la vendita dei biglietti e di servizi aggiuntivi al viaggio come assicurazione, noleggi auto e hotel. Risultato finale: la ricetta low cost riduce i costi operativi al minimo, fino al 46 per cento di quelli sostenuti da una compagnia tradizionale.

Stivale ad alta velocità

Stivale ad alta velocità

Treni moderni, eleganti e veloci, servizi a bordo e a terra al massimo della qualità. Negli anni Duemila avanza a grandi passi l’alta velocità made in Italy con Trenitalia e il competitor privato Italo Ntv. E i nostri connazionali riscoprono il piacere di viaggiare in treno. Al binario di partenza, personale con banchi mobili accoglie i passeggeri per le ultime informazioni e per assistenza in caso di necessità, nonché per emettere i biglietti ai ritardatari, che possono acquistarli senza sovrapprezzo in armonia coi posti disponibili. A bordo, le poltrone di prima classe garantiscono un maggiore spazio per le gambe; welcome drink, snack e giornali sono gratuiti. Viaggi dunque superveloci, a prezzi competitivi e all’insegna del massimo comfort su linee tecnologicamente avanzate al cui completamento manca solo la Milano-Venezia.

Corsi e ricorsi storici: torna la minigonna

Corsi e ricorsi storici: torna la minigonna

“Lei”, nel guardaroba femminile del Terzo Millennio, la fa da padrona. E non solamente in quello delle teenager, perché si consolida l’abitudine di indossare l’indumento anche oltre i trent’anni, cancellando quindi l’immagine che lo voleva destinato alle più giovani, per le quali, comunque, i manga giapponesi le propongono intensamente. Nel 2005 la catena di grandi magazzini britannici Harvey Nichols effettuò un sondaggio per individuare il capo di vestiario più amato: vinse la minigonna. Altri must del periodo sono i pantaloni a vita bassa, jeans in primis, e i leggings, che si indossano anche sotto la mini così come i collant pesanti. Irrinunciabili gli stivali, anche sopra il ginocchio, da moschettiere.

Tanta (bella) musica

Tanta (bella) musica

Gli anni Duemila si portano dietro, sotto l’aspetto legato alla musica, strascichi importanti. Nel decennio precedente sono venuti a mancare leader incontrastati e d’indubbio spessore artistico e carismatico come Freddie Mercury, fondatore e indimenticabile vocalist dei Queen, Kurt Cobain dei Nirvana, i rapper Eazy E, Te Notorius B.I.G e Tupac Amaru Shakur, Eric Carr (batterista dei Kiss). L’Italia, nel 2012, perde Lucio Dalla. Ma gli oramai passati Ottanta hanno visto anche la nascita di artisti e gruppi che si consolidano come gli Oaesis, Britney Spears, Eminem, il rapper bianco. Secondo la classifica stilata da Rolling Stone Usa, le dieci migliori canzoni degli anni 2000 sarebbero, in ordine crescente, Stan di Eminem, Beautiful Day degli U2, Rehab di Amy Winehouse, Maps degli Yeah Yeah Yeahs, Seven Nation Army dei The White Stripes, Paper Planes dei M.I.A., Hey Ya! degli OutKast, Crazy in Love di Beyoncé, 99 Problems di Jay-Z, Crazy del duo Gnarls Barkley. Opinabile come tutto – specie in quanto rigorosamente star and stripes, la top ten offre comunque uno spaccato di artisti significativi del decennio. Il primo decennio e gli anni a seguire si distinguono, in Italia e nel mondo, per importanti concerti trasformati in annuale appuntamento con i fan come quello, solo per citarne uno, di Bruce Springsteen a San Siro nel mese di giugno 2012.

L’Italia di Lippi conquista il quarto titolo iridato

L’Italia di Lippi conquista il quarto titolo iridato

Nel 2006 l’Italia è, per la quarta volta, Campione del mondo di calcio. Nella finale giocata all’Olimpico di Berlino gli Azzurri di Marcello Lippi battono la Francia ai rigori per 5 reti a 3, dopo aver concluso i tempi supplementari 1 a 1. Terzo posto per la Germania ospitante, che sconfisse il Portogallo, quarto, per 3 reti a 1. Alla 18esima Coppa del mondo Fifa parteciparono, a partire dalle qualificazioni, le Nazionali di 198 Stati e alle fasi finali 32 squadre si contesero il titolo iridato.

Grazie Mr Zuckerberg. O forse no?

Grazie Mr Zuckerberg. O forse no?

Il 4 febbraio 2004 il 17enne Mark Zuckerberg, emerito sconosciuto, si apprestava a divenire l’uomo del decennio. Almeno per una parte – rilevante – della popolazione mondiale. Motivo della sua fortuna è un social media: Facebook, che “aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Secondo alcuni rilevamenti, dal giugno 2013 sarebbe il sito più visitato al mondo, più di Google. Un business in crescita esponenziale che non ha battuto ciglio con la crisi. Il fatturato è stato di 550 milioni di dollari nel 2009, 1,1 nel 2010 e 3,7 nel 2011. Dollaro più, dollaro meno. Il servizio, fondato a Cambridge (Usa) e gestito dalla corporation Facebook, Inc., nasce per gli studenti della locale Harvard University ma è stato successivamente aperto a chiunque dichiari di avere più di 13 anni. Oggi, attivo in settanta lingue, è un must have per i giovani e non solo. Nell’ottobre 2012 si è calcolato abbia circa un miliardo di utenti attivi che effettuano l’accesso almeno una volta al mese. Una curiosità: il nome deriva da un elenco con nome e fotografia che alcune università americane offrono agli iscritti per aiutarli a socializzare.

Da Internet alla domotica

Da Internet alla domotica

Negli anni Novanta il timore era di dover reingegnerizzare ex novo internet. Il motivo? Il numero degli host indirizzabile attraverso il protocollo IP era prossimo all’esaurimento. Il collasso è stato evitato inizialmente con l’impiego della tecnica Nat/gateway ma, la soluzione definitiva è data dalla versione 6.0 di Ip, che rende disponibili circa 340 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di numeri IP indirizzabili. La rete di questo decennio è integrata con altri mezzi di comunicazione come la telefonia e, soprattutto, con televisione e radio. Gli utenti sempre più numerosi e i contenuti multimediali (Google, YouTube, Facebook, Twitter e così via) hanno generato un aumento geometrico del traffico complessivo e il relativo carico su router e server. Ma non solo. Oggi anche alcuni elettrodomestici vantano tra le loro particolarità dei processori incorporati – cosiddetti embedded – che hanno tra le proprie funzionalità quella di connettersi a internet e, attraverso questo, a servizi di aggiornamento, di distribuzione di informazione e dati. Insomma, il frigo, il forno a microonde la stufa si connettono e comunicano. E, alcuni, possono essere attivati in remoto via sms facendoci già trovare il riscaldamento acceso e l’acqua calda al nostro rientro dal lavoro.

iPad, mai più senza

iPad, mai più senza

Leggere, scrivere, giocare, fotografare, comunicare, postare, lavorare, disegnare, riprendere, annotare, contabilizzare, scansionare... «L’iPad cambierà per sempre il mondo dell’informatica». A dirlo è stato uno dei profeti contemporanei, quello Steve Jobs padre di Apple, genio visionario, morto prematuramente a causa di un male incurabile nel 2011. Il lancio ufficiale dell’iPad negli Usa risale al 3 aprile 2010. Il produttore ha dichiarato di aver venduto nel mercato statunitense un milione di iPad nei primi 28 giorni. Il 6 giugno 2011 al Wwdc Apple annuncia che il numero di iPad venduti ha superato quota 25 milioni. La profezia di Jobs si sta avverando nonostante il nome (pad significa anche assorbente) e il mercato offra anche altri tablet. E malgrado al lancio del prodotto sul mercato i filosofi antiApple ne avessero stigmatizzati alcuni limiti come l’assenza di porte di collegamento usb e l’incompatibilità con Flash. Risultato? I raccordi dedicati funzionano benissimo e di siti in Flash non se ne fanno più. Grande Steve! Ah, dimenticavamo… nel 2007 era già arrivato l’iPhone, che oggi è giunto alla versione numero 5.

Il 3D che rivoluziona film ed eventi

Il 3D che rivoluziona film ed eventi

La tecnologia 3D non è una novità assoluta. È stata inventata negli anni Cinquanta ma senza sfondare. I tempi per una su applicazione su larga scala, e soprattutto in ambito ricreativo, non erano maturi. Negli anni Duemila e successivi, grazie all’avvento del digitale, il tridimensionale si è imposto con prepotenza nella vita di tutti i giorni e anche al cinema, modificando drasticamente il modo di guardare i film: quanto accade passa attraverso le lenti 3D. Dal kolossal Avatar, i cui 14 anni di lavorazione hanno fruttato il maggior incasso di tutti i tempi, ai cartoni animati come Shrek, ai film veri e propri come Le cronache di Narnia. L’unico limite alla diffusione della tecnologia, disponibile oggi anche sui canali via satellite di Sky (è naturalmente necessario avere un televisore adatto), è il dover indossare gli occhiali. Il che, a livello conviviale, rende difficile la comunicazione. In famiglia, infatti, la visione di un film 3D in ambito domestico comporta che tutti indossino le speciali lenti e siano posizionati esattamente frontali allo schermo. Sono già stati realizzati dei prototipi di schermi che consentono di non utilizzare gli occhiali ma il loro costo è, al momento, proibitivo.

Il grande cinema delle saghe

Il grande cinema delle saghe

Il decennio cinematografico vive e prospera nel segno dei divi e della filmografia statunitense e sono diversi i titoli che superano i cinquecento milioni di dollari. Ne sono esempio Io sono leggenda, Il gladiatore, Il ritorno del Re, Shrek, Harry Potter e la pietra filosofale, Il curioso caso di Benjamin Button, Pirati dei Caraibi, Il cavaliere oscuro e Avatar (tre premi Oscar su nove candidature per i migliori effetti speciali, la migliore scenografia e la fotografia)., che incassando nel mondo 2.718 miliardi di dollari diventa il film di maggiore incasso nella storia del cinema, superando Titanic. Con Harry Potter e l’Ordine della Fenice (938 milioni di dollari nel mondo), le trasposizioni cinematografiche dei romanzi del maghetto diventano le più redditizie ma anche la saga del Signore degli Anelli dà nuova linfa alle fantastiche opere di Tolkien: con i tre film usciti nel 2001 (La Compagnia dell’Anello), nel 2002 (Le due Torri) e nel 2003 (Il ritorno del Re) la trilogia vince 17 premi Oscar. Negli anni Duemila irrompono sulla scena anche i film indiani girati a Bollywood e il cinema cinese realizza opere memorabili come Hero e La foresta dei pugnali volanti, entrambi per la regia di Zhang Yimou. Il Vecchio Continente afferma autori come l’evergreen Roman Polanski, Michael Haneke, i Fratelli Dardenne, Jean-Pierre Leaud, Lars von Trier, Aki Kaurismaki ed Emir Kusturica.

Gli scatoloni della Lehman Brothers

Gli scatoloni della Lehman Brothers

Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo: dirigenti e impiegati con i propri effetti personali negli scatoloni che lasciavano gli uffici. Anche questo crollo, come quello delle Torri, è andato in diretta televisiva. Il disastro del colosso Lehman Brothers, storica banca d’affari americana che nel 2008 ha gettato nel panico l’economia americana e mondiale con una bancarotta da 640 miliardi di dollari, è stato definito “il più grande fallimento del decennio e dell’umanità”. Forse l’affermazione è un po’ azzardata per quanto riguarda l’umanità ma certo i riflessi di questo crack sono stati enormi. Il crollo della Lehman Brothers, spiegano gli esperti, è stato innescato da una speculazione immobiliare e gli effetti hanno comportato la perdita di 6,7 milioni di posti di lavoro. Si calcola che in Europa quasi tremila miliardi di euro siano stati utilizzati per sostenere i sistemi bancari attraverso le banche centrali per ridurre i tassi di interesse e contenere il deficit. Gli scatoloni della Lehman Brothers rappresentano oggi il simbolo stesso della crisi e il 2008 – anche se è tragicamente ovvio che questa abbia iniziato il proprio percorso ben prima – è additato come l’anno in cui la débacle economica e finanziaria mondiale ha avuto inizio.

Cara – anzi carissima – benzina

Cara – anzi carissima – benzina

Il doppio (o quasi) in 12 anni. È questo il trend del costo carburante nell’Italia delle accise. E di manovra in manovra (altra misura un tempo annuale, oggi con cadenza periodica sempre più ravvicinata) siamo destinati ad assistere a ulteriori rincari. Nel frattempo, le auto montano sempre più spesso motori ibridi o Gpl. Chissà perché…

Eyjafjallajökull, l’impronunciabile blocco dei cieli

Eyjafjallajökull, l’impronunciabile blocco dei cieli

Impronunciabile o meno, l’Eyjafjallajökull è un ghiacciaio islandese che, con la “sua” eruzione del 2010 ha creato una nube di cenere così gigantesca da bloccare per alcuni giorni i voli su tutto il Nord Europa. Con un’area di cento chilometri quadrati, è il quinto per estensione del Paese e il suo nome significa Ghiacciaio dei Monti delle Isole (le Vestmann, per amore di precisione). Ma non è questa la sua peculiarità, che invece risiede nel fatto che ricopre il vivace vulcano Eyjafjöll, sul quale, nella notte artica del 20 marzo 2010, si è aperta una bocca. Il 15 aprile (e in misura minore il 9 maggio) la nuvola originata dall’immensa colonna di fumo ha reso necessaria la chiusura degli spazi aerei e di vari aeroporti nel Regno Unito, in Irlanda, Danimarca, Norvegia, Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Svezia, Polonia, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Romania, Spagna e Italia. Prima di tornare alla normalità trascorsero diverse settimane.

Grande Fratello, che cosa ne direbbe Orwell?

Grande Fratello, che cosa ne direbbe Orwell?

Dal Duemila l’esistenza del famigerato Grande Fratello è fatto conclamato. Sia ben chiaro, non parliamo della misteriosa entità che ci spierebbe notte e giorno ma di un altrettanto temibile parto della fantasia umana. Basato sul format olandese Big Brother prodotto dalla Endemol, il reality show che ha fatto furore (il successo si è stemperato nel tempo) in Italia è trasmesso a partire dalla prima edizione da Canale 5. Il bello? Poter spiare 24 ore su 24 le persone che vivono nella “casa” ricostruita in uno studio televisivo. Uomini e donne di poliedrica cultura e varia estrazione sociale, sconosciuti o quasi, convivono sotto le telecamere in una forzata quotidianità mentre milioni di telespettatori ne seguono alterchi, giochi, dotte dissertazioni, intimità, docce e sesso. La loro finestra privata sul mondo è il Confessionale, anche questo ripreso naturalmente dalle telecamere, dal quale reciprocamente si insolentiscono e si “nominano” per stabilire chi debba lasciare la comunità. A questa forma di moderno ostracismo collabora anche il pubblico, che può votare. No comment. Il titolo s’ispira al romanzo 1984 di George Orwell, nel quale un leader, attraverso le telecamere, controlla e condiziona il libero arbitrio dei cittadini: “Il Grande Fratello vi guarda”. «Non è l’inferno, non è invenzione di Satana: è solo un genere tv. Discutibile, ma anche interessante, per la sua balzachiana capacità di entrare in corto circuito con la realtà, per essere nella sua irrealtà più vero del vero», ha dichiarato il critico televisivo Aldo Grasso. Nel 2014 prenderà il via la 13esima edizione.

Costa Concordia, naufragio e recupero

Costa Concordia, naufragio e recupero

Nella notte del 13 gennaio 2012, davanti all’Isola del Giglio alla quale si era “inchinata”, la colossale Costa Concordia urta il più piccolo degli scogli de Le Scole, situato a circa cinquecento metri dal porto, si squarcia per settanta metri nell’opera viva e, parzialmente affondata, si adagia su un fianco. La tragedia del mare – e degli errori umani – provoca 31 morti, un disperso e decine di feriti. Al comando di Francesco Schettino – oggi sotto processo – e di proprietà della compagnia di navigazione italiana Costa Crociere, parte del gruppo anglo-americano Carnival Corporation & plc, è la nave passeggeri di maggior tonnellaggio mai naufragata della storia.Uno straordinario intervento di recupero sotto la direzione del sudafricano Nick Sloane – trasmesso in diretta televisiva il 16 settembre e durato circa 19 ore – ha reso possibile il suo raddrizzamento. Oggi sono in corso le operazioni di messa in sicurezza del relitto per consentirne il traino fino al porto dove sarà smantellato.

Il Nobel ai padri della particella di Dio

Il Nobel ai padri della particella di Dio

«Per la teorizzazione di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche, e che è stato recentemente confermato dalla scoperta della particella fondamentale prevista, grazie agli esperimenti Atlas e Cms del Large Hadron Collider del Cern». Questa è parte della motivazione che a Stoccolma, lo scorso ottobre, ha accompagnato l’annuncio dell’assegnazione del premio Nobel per la Fisica agli scopritori della cosiddetta “particella di Dio”, ovvero il bosone, il britannico Peter Higgs, 84 anni e il belga François Englert, 81 anni. Il Modello Standard è una teoria che descrive le particelle elementari dell’universo visibile e il modo in cui interagiscono non spiegando, però, l’origine della massa delle particelle stesse. Da qui la supposta esistenza di una particella la cui natura è quella di conferire massa a tutte le altre: il bosone. La scoperta è stata effettuata nel luglio 2012.

Arriba Papa Francesco!

Arriba Papa Francesco!

Anche la data della sua elezione è particolare: 13 marzo 2013. E lui, Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, di peculiarità ne ha tante: ha scelto di chiamarsi Francesco, primo di questo nome, ha subito dichiarato di voler riportare la Chiesa ai principi del Poverello d’Assisi, si inoltra tra la folla gelando la scorta, apre ai divorziati e ai gay. Il 266° vescovo di Roma è il primo gesuita e il primo americano della storia a salire al soglio di Pietro. Semplici e dirette le sue prime parole ai romani: «Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. E adesso, incominciamo questo cammino [...]. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi». Poi la benedizione Urbi et Orbi, senza l’abito corale né le tradizionali scarpe rosse, in rottura col passato. Papa Francesco succede a Benedetto XVI, dimissionario per gravi motivi di salute e nominato Papa emerito. Era dal 1415 che un pontefice non rinunciava all’incarico. Un’altra “stranezza” di questo pontificato.