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Gli Anni 90 - La società

Il decennio in bilico

Passata la “magia” dei rampanti anni Ottanta, ai Novanta tocca di imboccare la strada di un più sobrio realismo, che inizia a fare i conti con le difficoltà della globalizzazione. E oscillano, scombussolati, tra le luci del passato e le ombre che si stagliano all’orizzonte

Il decennio in bilico

Sono stati un po’ “sconclusionati” gli Anni 90. Un decennio in bilico fra le certezze di un passato vissuto sopra le righe e le incognite di un millennio tutto da scoprire, fra la “Milano da bere” che se ne andava (per fortuna) e un futuro che non presagiva tutte rose e fiori (e infatti…), fra una Prima Repubblica da spazzar via e una Seconda Repubblica forse anche peggiore (se mai c’è stata). Alti e bassi, luci e ombre. In quegli anni si cominciò a intuire che la festa era finita, ma nessuno seppe indicare una nuova via di benessere. O chi lo fece non venne ascoltato. In quegli anni si posero le basi della moneta unica, ma non quelle per un’Europa unita davvero. Scoppiò la Guerra del Golfo, morirono Falcone e Borsellino, ma si firmò per l’ambiente a Kyoto e Tangentopoli tentò di fare pulizia a casa nostra. Fiorello portava il Karaoke nelle piazze d’Italia, Boncompagni teleguidava Ambra negli studi di Non è la Rai. I Furby e il Tamagotchi facevano giocare grandi e piccini, ricucendo la distanza tra infanzia e adultitudine. La tv del dolore faceva le prove generali, svelando puntata dopo puntata “i segreti di Twin Peaks” (la fiction sull’assassinio di Laura Palmer), così come avrebbe fatto nel secolo successivo con Cogne, via Poma, Novi Ligure, Erba… (tutti omicidi tragicamente reali). Anni “agli sgoccioli”, insomma, in trepidante attesa di un redde rationem che poi non si manifestò. Come il Millennium bug.

Guerra e pace

Guerra e pace

Molto cambia nel decennio del nove. E molto propaga dall’abbattimento del Muro di Berlino del 1989. Il fatto non è tanto importante in sé quanto simbolo inequivocabile di un mondo che sta cambiando molto velocemente. Ne sono prova, nel 1990, l’elezione di Nelson Mandela a vicepresidente dell’African National Congress, è il più importante partito politico antiapartheid del Sudafrica ininterrottamente al governo dal 1994, quando lo stesso Mandela venne chiamato alla guida del Paese a oggi, e l’attribuzione del Nobel per la pace a Michail Gorbacev. Ma è anche il decennio delle guerre fratricide. Nel 1991 la Jugoslavia si tinge del rosso della pulizia etnica e iniziano a nascere i primi stati indipendenti: Slovenia e Croazia dichiarano l’indipendenza dalla Federazione Yugoslava. Stessa frammentazione anche nell’Unione sovietica: si staccano le repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania ma anche Ucraina, Bielorussia, Armenia, Turkmenistan e Tagikistan. E la lista è destinata successivamente ad allungarsi. Gorbacev, sfuggito a un colpo di stato, si dimette il 25 dicembre e l’Urss scompare il giorno successivo. Ma un’unione muore e una nasce: nel 1992, infatti, l’Europa si coagula intorno al trattato economico e politico di Maastricht. dall’altra parte dell’Atlantico gli americani mandano a casa il repubblicano Bush ed eleggono il democratico Bill Clinton. Sarà anche merito suo se l’anno dopo, a Washington, Palestina e Israele si riconoscano reciprocamente come stati. Al loro leader Yasser Arafat e Yitzhak Rabin sarà assegnato il Nobel per la Pace. Il Primo ministro israeliano verrà ucciso a Tel Aviv due anni dopo da colono ebreo estremista. Nel 1994, mentre in Rwanda le etnie Tutsi e Hutu si combattono a colpi di machete, in Irlanda l’Ira proclama uno storico cessate il fuoco.

Nasce l’Unione europea

Nasce l’Unione europea

Inizia, nel Vecchio Continente (ma non solo), con un passo internazionale importante, la seconda metà del decennio. La Comunità economica europea diventa Unione europea e accoglie altri tre stati – Austria, Finlandia, Svezia – mentre Norvegia e Svizzera, a seguito di una petizione popolare, non aderiscono. Alle porte della neonata Ue, la Nato interviene con i caschi blu in Bosnia, ma il genocidio della popolazione musulmana da parte dei serbi – ricordiamo l’assedio di Sarajevo – non ha fine. Nel 1995 si costituisce l’Autorità nazionale palestinese. Nel 1996, mentre la Cecenia lotta per la propria indipendenza, viene eletto presidente Boris Eltsin. Il mondo è scosso da una bomba dell’Ira durante i campionati europei di calcio e da un attentato terroristico durante le Olimpiadi di Atlanta. L’anno dopo, sotto le sassaiole della prima intifada di Hamas, i Britannici lasciano Hong Kong – dopo 99 anni –, per effetto di un accordo tra Regno Unito e Cina siglato nell’84 e perfezionato nel ‘91. Il 1998 lascia dietro di sé due spunti di riflessione sui cambiamenti epocali in corso: papa Giovanni Paolo II, in visita a Cuba, incontra Fidel Castro; e l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet viene arrestato dalla polizia spagnola. Nell’anno successivo, in Russia, è eletto Vladimir Putin e, soprattutto, nell’Unione europea arriva l’euro, anche se non ancora in forma contante.

Mani pulite sugli anni Novanta

Mani pulite sugli anni Novanta

Nel 1992 l’inchiesta Mani pulite scoperchia un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti. Delle inchieste su Tangentopoli si occupò un pool di magistrati della Procura della Repubblica di Milano guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal vice Gerardo D’Ambrosio del quale facevano parte Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti e Ilda Boccassini. Dal capoluogo lombardo le indagini si allargarono su tutto il territorio rivoluzionando la politica italiana e spazzando praticamente via alcuni politici di spicco – ricordiamo il lancio di monetine all’indirizzo di Bettino Craxi davanti a un noto hotel romano  – e organizzazioni storiche come il Partito Socialista Italiano, la Democrazia Cristiana, il Psdi e il Pli. La cosiddetta Seconda Repubblica, complice la discesa in campo di Berlusconi, muove così i suoi primi passi.

Il Cavaliere che fece l’impresa

Il Cavaliere che fece l’impresa

Era il 26 gennaio 1994 e l’annuncio si propagò sul Belpaese a reti unificate. Le sue. In nove minuti il destino politico dell’Italia era segnato a opera di un imprenditore amico di Bettino Craxi, dallo stesso segretario del Psi fortemente incoraggiato a darsi alla politica, come ricorda Ezio Cartotto, consulente di Publitalia che ha collaborato con Marcello Dell’Utri alla fondazione di Forza Italia. Il Cavaliere che fece l’impresa – alla quale lavorava già dall’estate 1992 – era Silvio Berlusconi. Ma di impresa, complici oltre 16 milioni e cinquecentomila italiani, ne fece una ancora più clamorosa due mesi dopo, quando vinse le elezioni politiche del 27 e 28 marzo, che regalarono all’Italia anche un nuovo sistema di voto, espresso con la Legge Mattarella, che prevedeva per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto. Il governo che si formò per la XII legislatura vide per la prima volta premier lo stesso Berlusconi, che in campagna elettorale aveva promesso agli italiani un milione di posti di lavoro. Questo fragile governo durò sette mesi, ma non era che all’inizio della sua storia politica.

La foto dell’Istat

La foto dell’Istat

Negli Anni Novanta la Terra ospita circa cinque miliardi e trecentomilioni di persone; poco più di 56 milioni di queste vivono in Italia. Il resto del pianeta è suddiviso in altri 172 Paesi, facenti parte di 38 insiemi geopolitici (indicatore adottato dall’Onu che prende in considerazione, tra altre voci, il Pil, il livello di benessere, la scolarizzazione, la sanità, le risorse interne di ciascuno Stato). Secondo l’Istat, nel Belpaese è attivo il 34,6 per cento della popolazione, ovvero 19.448.000 persone, così suddivise: in agricoltura il 6,7 per cento, nell’industria 32,9, nel terziario e nei servizi il 60,4. Gli italiani “non attivi” sono 36.312.000, il 65,4 per cento. Il prodotto lordo si compone del 4,3 per cento di agricoltura, 32,9 di industria e 62,8 di terziario e servizi.

L’Italia multietnica

L’Italia multietnica

Negli Anni Novanta l’Italia inverte la propria vocazione di Paese di emigranti – dal 1876 al 1976 sono partiti per cercare fortuna all’estero oltre 24 milioni di nostri connazionali – e si trasforma in luogo di immigrazione. La tendenza iniziata timidamente negli anni Settanta diventa una tendenza con ritmi di crescita sempre maggiori. Il primo censimento Istat degli immigrati, datato 1981, rilevava la presenza di 321mila stranieri e dieci anni dopo il loro numero era pressoché raddoppiato, assestandosi a quota 625mila. Il 1993 è l’anno in cui il saldo naturale, cioè la differenza tra il numero di nati e quello dei deceduti, diventa negativo e il flusso migratorio è il solo responsabile della crescita della popolazione italiana. Secondo la Caritas, nel 1996 gli stranieri presenti sono quasi un milione, 924.500 per la precisione. Due le leggi da ricordare nel decennio: la Martelli, del 1990, volta a introdurre una programmazione dei flussi d’ingresso e a sanare la posizione di quanti si trovavano già sul territorio italiano (allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa duecentomila stranieri, in particolare nordafricani) e la Turco-Napolitano del 1998, mirata a scoraggiare l’immigrazione clandestina. Con questa legge si istituiscono anche i centri di permanenza temporanea per gli stranieri “sottoposti a provvedimento di espulsione”.

Mammì, la “Polaroid” per la tivù

Mammì, la “Polaroid” per la tivù

Il 6 agosto 1990 vide la luce la controversa Legge Mammì (n. 223, Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato), che prende il nome dall’allora ministro delle Poste e telecomunicazioni Oscar Mammì, repubblicano, suo primo firmatario. Era il momento dell’avvento delle reti private, Fininvest in testa, e costituisce la prima legge organica in Italia materia. Impone per ogni ogni canale televisivo un direttore di rete e un telegiornale, con relativo direttore responsabile, vieta le pubblicità durante i cartoni animati e fissa i limiti massimi di interruzioni commerciali durante i film. E, soprattutto, dà via libera a Berlusconi. Per questo è anche detta “legge Polaroid”, in quanto si limita a fotografare, legittimandole, le anomalie esistenti, ed è ben distante dalla direttiva comunitaria 552 del 1989 “Televisione senza frontiere”, destinata a dare una legislazione basilare ai Paesi membri dell’Unione europea, che in teoria vedeva come fonte di ispirazione.

Falcone e Borsellino, eroi italiani

Falcone e Borsellino, eroi italiani

«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine», Giovanni Falcone. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rappresentano un binomio inscindibile entrato nella storia e nella storia dell’Italia. I due magistrati erano legati da un lavoro mirato a un obiettivo ben preciso: liberare la società civile dalla mafia. La loro forza era la profonda sicilianità che li portava a capire il senso dell’onore, il linguaggio della loro terra e il mondo mafioso. E furono proprio queste peculiarità a determinare la loro pericolosità e a scrivere la loro condanna. Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci, Borsellino muore a Palermo il 19 luglio dello stesso anno. Oggi l’aeroporto cittadino è intitolato ai due giudici. «La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà», Paolo Borsellino.

Très bien Varenne, l’ippica torna in prima pagina

Très bien Varenne, l’ippica torna in prima pagina

Settantadue corse, di cui 51 Gran Premi, per un totale di 62 vittorie e 6.044.984 euro. Basano due righe per inquadrare Varenne. Gli Anni Novanta hanno un fenomeno a quattro gambe capace di bucare il piccolo schermo, entrare nelle case e riportare i fasti della grande ippica italiana tanto sulle prime pagine dei quotidiani generalisti quanto sui periodici femminili. Del Capitano – il soprannome gli è stato dato dal giornalista Domenico Deci in onore al capitano del Milan Franco Baresi, per fare da controcanto al Fenomeno (ovvero Ronaldo) Viking Kronos – nato a Copparo, in provincia di Ferrara, il 19 maggio 1995 da mamma Ialmaz e papà Waikiki Beach, nei cinque anni passati a correre si è detto – e cantato, come ha proposto Enzo Jannacci con la sua “Trés bien Varenne” – di tutto e di più. Con lui gli italiani hanno riscoperto l’ippica dopo decenni di languore. È il trottatore nato e allevato in Italia che ha vinto il Prix d’Amérique di Parigi a distanza di 54 anni dall’ultimo successo indigeno a opera di Mistero e che ha siglato il Lotteria di Agnano a Napoli a distanza di 26 anni dall’ultimo suggello “nazionale” di Top Hanover. Varenne è il primo cavallo italiano ad aver vinto la Breeders Crown Trot, la corsa da un milione di dollari, e il primo nella storia ad aver firmato nello stesso anno Prix d’Amérique, Lotteria di Agnano, Elitlopp e Breeders Crown Trot. Ha apposto il suo sigillo alla World Cup Trot 2000 e 2002. Nel 2001 ha conquistato il Trot Mondial de Montreal e nel 2002 ha vinto, per il secondo anno consecutivo, la tripletta Amérique - Lotteria - Elitlopp. E si potrebbe continuare a lungo, perché i soli Gran Premi vinti sono ben 51 e molti i record polverizzati. Lasciate le piste, oggi Varenne si gode un’aurea pensione omaggiando le “signore” delle sue attenzioni.

Dalla rete non si scappa più

Dalla rete non si scappa più

Se gli anni Ottanta sono quelli che hanno aperto gli occhi del mondo sulla potenzialità della rete non solamente per quanto riguarda le applicazioni militari ma rispetto alla capillarità della sua penetrazione tra i comuni cittadini, i Novanta la affermano con prepotenza come strumento indispensabile negli uffici e, pian piano, anche nelle case. Il primo anno del decennio segna così la definitiva scomparsa di Arpanet e l’apparizione del linguaggio Html, lo stesso che ancora utilizziamo. Nel 1991, il 6 agosto per la precisione, il Centro europeo di ricerca nucleare (Cern) annuncia la nascita del world wide web, il prefisso “www” che dà accesso a tutto quanto si trovi nella pancia della grande rete e il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna, il Csr4, crea il primo sito web italiano: è il secondo d’Europa. Nel 1993 vede la luce il primo browser pensato per il web, Mosaic e due anni dopo il Csr4 sviluppa il primo servizio di webmail. Si stanno spalancando le porte: nel ‘96 i terminali connessi sono dieci milioni e nel ‘99, alle porte del millennium bug, utenti di internet nel mondo sono duecento milioni.

La prima guerra del villaggio globale

La prima guerra del villaggio globale

Il 2 agosto 1990 Saddam Hussein invade il vicino Kuwait rivendicandone l’appartenenza alla comunità irachena sulla scorta di una sostanziale identità etnica fondata sul comune passato ottomano. Così, almeno, all’apparenza, perché accanto a questo motivo l’attacco porta con sé anche una prova di forza rispetto all’Occidente e l’interesse per il petrolio. Con l’obiettivo di restituire la sovranità al piccolo emirato all’Iraq si forma una coalizione composta da 35 stati sotto l’egida dell’Onu guidata dagli Stati Uniti. Il 17 gennaio 1991 gli alleati penetrano sul territorio iracheno dando il via a Operation Desert Storm, dalla cui traduzione nasce la definizione di Tempesta nel deserto. Avvenimenti bellici a parte, questa guerra del Golfo si ricorda anche come il primo conflitto con totale copertura mediatica: il 16 gennaio 1991 il neozelandese Peter Arnett iniziò, unico giornalista occidentale presente in quel momento, una memorabile cronaca dalla terrazza dell’hotel al-Rashid di Baghdad per la Cnn. Con il cielo della “Città della pace” – questo l’antico nome della capitale irachena – illuminato dai proiettili traccianti ha inizio una nuova era nella comunicazione: la guerra è diventata spettacolo.

L’Italia ’90 di Totò Schillaci

L’Italia ’90 di Totò Schillaci

La Coppa del Mondo Fifa del 1990 – ovvero Italia ‘90 – è stata la quattordicesima edizione del campionato mondiale di calcio. Teatro dell’avvenimento che, come i Giochi olimpici, si svolge ogni quattro anni, furono dodici città sulla Penisola, impegnate dall’8 giugno al 8 luglio. Ad accompagnare quella fetta d’estate che tenne gli italiani incollati al televisore la canzone To Be Number One, testo di Tom Whitlock e musica di Giorgio Moroder, trasformata in Un’estate italiana (conosciuta anche come Notti magiche) e cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Il titolo andò, per la terza volta nella storia, alla Germania davanti all’Argentina e all’Italia. A Totò Schillaci andarono invece i titoli di miglior marcatore e miglior giocatore. Ciao fu la mascotte ufficiale della manifestazione, stilizzazione tricolore di un calciatore in azione che, ricomposta, formava la parola “Italia”. Il nome lo scelsero direttamente gli italiani tra una rosa di cinque giocando al Totocalcio. Italia '90 fu l’occasione per ammodernare molti stadi e mettere mano a infrastrutture ed edilizia, anche se non tutte le opere furono prive di indagini da parte della magistratura e alla fine il computo dei costi risultò altissimo.

Ma dove vai se la Playstation non ce l’hai?

Ma dove vai se la Playstation non ce l’hai?

Il 3 dicembre 1994 Sony Computer Entertainment presenta la prima console per videogiochi a 32 bit della serie Playstation, che consente di divertirsi con giochi dedicati e ascoltare musica su cd. È in commercio da subito in Giappone e, nell’anno successivo, invade Stati Uniti ed Europa. Sfruttando un’accattivante una grafica 3D sbaraglia il mercato con oltre cento milioni di macchine vendute. Diventerà un autentico must del decennio, al punto da portare a definire i giovani degli anni Novanta come la Generazione PlayStation e divenire sinonimo stesso di console. Il termine PlayStation è utilizzato per tutte le console della serie ma, per dovere di precisione, andrebbe intesa così solamente la prima. La console con la quale hanno praticamente giocato tutti gli adolescenti e i giovani di quegli anni è nota anche con la sua abbreviazione Psx, acronimo di Play Station Xperimental, che riprende il nome in codice usato durante la fase di sviluppo del sistema. Dopo il grande successo della prima Playstation, nel 1999 Sony lancia la Playstation 2.

Tamagotchi, il nonno del Pulcino Pio

Tamagotchi, il nonno del Pulcino Pio

Il famigerato Pulcino Pio, quello che anche i vegani più convinti hanno ardentemente desiderato spennare con le proprie mani, vanta un avo alieno tecnologico negli anni Novanta. Il merito di questa ineffabile prodezza cybergenetica va, nel 1996, al giapponese Aki Maita e alla Bandai, la casa che lo ha prodotto. Il virtual pet in questione è il Tamagotchi, un petulante pulcino che, con le sue uova venute dallo spazio, ha letteralmente infestato la seconda metà del decennio. Con bip e cipcip il terribile animaletto pretendeva effusioni e cibo che, se non concessi, lo portavano alla morte (ahinoi, e per noi si intende chi non lo possedeva, sempre tardiva…). Il trapasso del Tamagotchi è stato per alcuni un tale trauma che in Australia addirittura il Parlamento affrontò l’argomento con un tentativo – fallito – di mettere al bando il giocattolo. Il fastidioso pulcino si estinse sponteamente ma non paghi del tormentone degli anni Novanta la Namco Bandai, per celebrare i 16 anni di Tamagotchi, lo ha riproposto come app.

Tutti opinion leader con i blog

Tutti opinion leader con i blog

Ci siamo passati un po’ tutti nell’adolescenza: il diario nel quale raccogliere i nostri pensieri più intimi. Carta e penna, però, appartengono a un altro tempo e la privacy a un’altra concezione della vita. Quel diario lo potevano leggere, ufficialmente, solo i migliori amici; adesso, invece, le proprie opinioni sono urlate al mondo intero. La versione moderna del diario si chiama blog: un sito internet cui affidare, appunto, le nostre considerazioni, i pensieri e, soprattutto, giudizi affinché chiunque ne possa venire a conoscenza. Il fenomeno inizia negli Stati Uniti: il 18 luglio 1997 è stato scelto come data di nascita simbolica facendo riferimento allo sviluppo, da parte di Dave Winer, del software che ne permette la pubblicazione. Il fenomeno dei blog è nato prima di Facebook, che ha schiacciato tutte le altre forme di condivisione, spingendo – specie i blog stessi – a diventare specializzati e tematici. Se ti senti esperto di qualcosa e temi che tutto questo sapere vada sprecato non rimane quindi che aprire un blog e cominciare a scrivere, condividerlo il più possibile e raccogliere commenti. Ogni argomento ha i suoi guru e nel mare magnum di quanto disponibile non mancano rare perle, blogger che parlano con cognizione di causa e condividono informazioni di reale utilità, magari anche ben informati. Certo ci sono anche quelli che commentano i commenti e creano le catene di Sant’Antonio, dove a ogni passaggio l’informazione si degrada e diventa altro. Ma questo è un altro aspetto della democratizzazione dell’informazione e della facilità di farsi leggere connessa a internet.

A Kyoto si firma per l’ambiente

A Kyoto si firma per l’ambiente

L’11 dicembre 1997 a Kyoto, in Giappone, oltre 180 Paesi riuniti in occasione della Conferenza Cop3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici firmano il famoso Protocollo, trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica da parte della Russia (la Ue ha firmato nel 1998). Il Protocollo di Kyoto è uno dei più importanti strumenti internazionali per la lotta contro i cambiamenti climatici. Con esso i Paesi industrializzati si sono impegnati – con obiettivi vincolanti e quantificati – a ridurre le emissioni di alcuni gas a effetto serra, responsabili del riscaldamento del pianeta. Con l’accordo di Doha del 2012, l’accordo del Protocollo di Kyoto è prolungato fino al 2020.

“Marinella”, quante “Emozioni”

“Marinella”, quante “Emozioni”

Tra il 1998 e il 1999, nel giro di pochi mesi invernali, l’Italia perde due tra i suoi più grandi talenti della musica leggera. Il 9 settembre, a Milano, muore Lucio Battisti e l’anno dopo, l’11 gennaio, sempre nel capoluogo meneghino, scompare Fabrizio De André. Diversissimi tra loro, i due cantautori, il primo nato a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, e il secondo genovese, lasciano un segno indelebile nella memoria degli italiani, che hanno spesso adottato i brani come colonne sonore di alcuni dei loro momenti più belli e romantici o di riflessione. Battisti, grandissimo autore e interprete della propria musica, spesso in coppia con il paroliere Mogol e più tardi con Panella, in carriera ha venduto oltre 25 milioni di dischi, interpretando con personalità unica la canzone melodica e sviluppando con raffinata arte anche temi banali. Molte canzoni di De André – sono 13 i suoi album e diversi i singoli – raccontano storie controcorrente e sono considerate autentiche poesie. L’indiscusso livello artistico e il grande seguito popolare gli hanno fatto dedicare vie, parchi e scuole. Il decennio porta via agli italiani anche il vocalist del Nomadi Augusto Daolio, Domenico Modugno e Mia Martini.

Abbigliamento fai da te

Abbigliamento fai da te

Sono anni poco definiti sull’abbigliamento quelli con il nove. Fondamentalmente proseguono gli stili che hanno preso vita il decennio precedente, ma elaborati con un tocco personale. Si rompe, in qualche modo, l’omologazione e si scimmiottano i personaggi cult, in particolare della musica. I jeans sono leader assoluti del guardaroba. Continuano a esserci i colori accesi e fluo, le maglie oversize e il look cowboy ma sostanzialmente moderati rispetto alle eccentricità del decennio precedente. In altre parole, è difficile identificare in un flash la moda di quel periodo perché non vanta peculiarità univoche complice anche il successo di negozi prêt-a-porter. Alcuni stili musicali influenzano i più giovani; grunge e rap diventano popolari. Via libera al look trasandato – jeans sdruciti, T-shirt con le scritte, maglione deformato – e alle spettinature alla Kurt Cobain. In ambito femminile gli abiti smanicati vivono un momento di gloria e i pantaloni dai cavalli altissimi sono portati con la maglietta infilata dentro. Molto in voga sono le fantasie a scacchi, a stelle e a righe, declinati in ogni colore e dimensione e i cappelli la fanno da padroni. Ai piedi, le sneaker tipo All Star sono il must. Per quanto riguarda i più giovani, gli anni Novanta non sono tanto distanti da oggi.

Senza Google saremmo perduti

Senza Google saremmo perduti

Nel settembre 1998, a Menlo Park, Larry Page e Sergej Brin, allora studenti dell’Università di Stanford, dando seguito alla teoria in base alla quale un motore di ricerca basato sulle pagine con maggior numero di link (teoria delle reti) avrebbe prodotto risultati migliori rispetto alle tecniche empiriche, fondano la Google Inc. E, diciamola tutta, a noi fanno un gran regalo, perché è proprio grazie a questo intuitivo sistema che la ricerca di notizie e informazioni in rete è un gioco da ragazzi. La public company statunitense offre oggi il motore di ricerca Google, il sistema operativo Android e una serie di servizi via web come Gmail, Google Maps e YouTube. Con headquarter a Mountain View, in California, Google Inc. ha fatturato nel 2012 50,17 miliardi di dollari, con un utile di 10,73 miliardi.

Dolly, Dolly, Dolly, Dolly, Dolly...

Dolly, Dolly, Dolly, Dolly, Dolly...

La clonazione consente di moltiplicare all’infinito. O almeno questa è la teoria perché di dubbi, oltre a quelli morali ed etici, ce ne sono molti. Non tanto sulla fattibilità del procedimento, oramai sperimentato, bensì sull’effettiva definizione di clone identico. Ma questa è un’altra storia e non siamo nella sede adatta per dilungarsi in filosofie universali. Dunque, il primo mammifero a essere clonato è stata la pecora Dolly, nata il 5 luglio 1996 al Roslin Institute, a pochi chilometri da Edimburgo, e lì vissuta fino alla morte, sette anni dopo (un’infezione polmonare rese necessaria l’eutanasia il 14 febbraio 2003). Per ottenere la clonazione il ricercatore Ian Wilmut partì da cellule prelevate da una pecora donatrice di sei anni e questo lasciò supporre – ma senza evidenza provata – un’invecchiamento precoce di Dolly, nata già “adulta”. Nel frattempo molti altri mammiferi, principalmente di interesse zootecnico, sono stati clonati ma si è ricorso al processo anche per salvare specie in via d’estinzione e far tornare in vita animali domestici d’affezione, come cani e gatti, o cavalli di pregio. Dolly, che nacque da una cellula mammaria e oggi è esposta al Royal Museum of Scotland, deve il suo nome alla formosa cantante country Dolly Parton.

F1, addio a Senna e Ratzenberger

F1, addio a Senna e Ratzenberger

Il 1994 della Formula 1 porta con sé l’addio al brasiliano tre volte campione del mondo Ayrton Senna da Silva e all’austriaco della Simtek Roland Ratzenberger. Tutto accade al Gran Premio di San Marino, la tragedia del primo, con la sua Williams, in corsa, quella del secondo in prova il giorno prima. A Imola, quel fine settimana, tutto era andato storto fin dall’inizio, con l’incidente, senza gravi conseguenze di Rubens Barrichello e quello fatale di Ratzenberger. La disgrazia colpisce molto Senna, che decide di correre con la bandiera austriaca nell’abitacolo per sventolarla in caso di vittoria. Invece esce di pista a velocità elevatissima alla curva del Tamburello a causa del cedimento del piantone dello sterzo, modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate della vigilia.

Una stagista alla Casa Bianca

Una stagista alla Casa Bianca

Dal 1998 in poi lavorare da qualche parte come “stagista” è come cucirsi addosso una lettera scarlatta. Il problema non è tanto per la precarietà del posto, già insita nella condizione, quanto per lo strascico lasciato nell’immaginario collettivo dal passaggio di Monica Lewinski alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, al secondo mandato, viene infatti coinvolto in uno scandalo per una sua relazione sessuale con la procace psicologa e teatro degli incontri è la camera ovale. Il Sexgate, temine mutuato dal Watergate di nixoniana memoria, fa vacillare gli Usa, i giornali non parlano d’altro e il Congresso apre una procedura di impeachment. Dopo avere inizialmente negato, Clinton ammette di aver mentito sull’intera vicenda ma viene comunque assolto l’anno dopo, perdonato dalla moglie Hillary e, nonostante lo scandalo, mantiene alta la propria popolarità, tanto che i democratici vincono le elezioni parlamentari.

Matrix è ovunque. È intorno a noi

Matrix è ovunque. È intorno a noi

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità», dice il misterioso Morpheus all’hacker Neo (Keanu Reeves, nella foto), dopo la comparsa, sullo schermo del computer alcune criptiche frasi riguardo a un indefinito “Matrix”. Quattro Oscar – miglior montaggio a Zach Staenberg, miglior sonoro a John T. Reitz, Gregg Rudloff, David E. Campbell e David Lee, miglior montaggio sonoro a Dane A. Davis e migliori effetti speciali a John Gaeta, Janek Sirrs, Steve Courtley e Jon Thum – e un’infinità di altri premi consacrano, nel 1999, Matrix, scritto e diretto da Lana e Andy Wachowski, come uno dei più bei film di fantascienza mai realizzati. E cero molto distante dai due seguiti, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions che, sebbene campioni d’incassi al botteghino, non sono rimasti indenni da critiche. spesso a causa di trame eccessivamente visionarie. Sul finire del decennio travolto dalla tecnologia dirompente Matrix spacca e fa proseliti rimanendo fortemente impresso nel ricordo. Nel 2012 è entrato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Mucca pazza o bufala?

Mucca pazza o bufala?

L’encefalopatia spongiforme bovina è una malattia neurologica cronica, degenerativa e irreversibile dei bovini. È causata da una proteina patogena, il cosiddetto prione, e fa parte di un gruppo di patologie trasmissibili che colpisce diverse specie animali, compreso l’uomo. Il primo caso fu scoperto nel 1986 nel Surrey, in Inghilterra, ma la paura si sparse in Europa negli anni Novanta. Fermo restando il rischio per i bovini, sulla possibilità di essere colpiti dal morbo assumendo carne contaminata ci sono stati pareri discordi e alcuni decessi inizialmente motivati con il Mad cow disease erano invece da attribuirsi al morbo di Creutzfeldt-Jakob, l’encefalopatia spongiforme umana. Comunque sia, per molti allevatori fu l’occasione, supportata da aiuti comunitari, di svecchiare le stalle ma la conseguenza su vasta scala fu principalmente una radicale rivisitazione delle abitudini alimentari degli europei. Strascico positivo della Mucca pazza l’introduzione dell’etichettatura delle carni bovine che consente la tracciabilità e la trasparenza delle informazioni ai consumatori.